Ministro Difesa Roberta PINOTTI cerca di scappare dagli effetti della sentenza CEDU sui DIRITTI AI MILITARI ; verrebbe da dire “ c’è o ci fa ? “

Assodipro 12 Nov.  2014
Nei prossimi giorni affronteremo in modo approfondito gli effetti della sentenza e la risposta del Ministro. Intanto pubblichiamo la risposta del Ministro Pinotti che cerca di ” scappare ” dagli effetti della sentenza della Corte Europea dei Diritti 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE IN COMMISSIONE/AULA DEL SENATORE MARTON N. 3-01283   Il sottosegretario ALFANO ha risposto all'interrogazione n. 3-01283, dei senatori Marton e Santangelo, relativa alla rappresentanza militare. 
Ha replicato il senatore SANTANGELO, osserva che, stante il ricorso attualmente pendente inoltrato da oltre 400 finanzieri ( nota Assodipro : ed il ricorso presentato da ASSODIPRO, ancor prima nel 2012)  ed i contenuti inequivocabili della sentenza emanata contro la Francia dalla Corte di Strasburgo, sarebbe opportuno adeguarsi preventivamente ai contenuti della predetta sentenza, al posto di seguire strade legislative che appaiono decisamente superate.dichiarandosi insoddisfatto delle delucidazioni ricevute.

La possibilità di esercitare il diritto di associazione, riconosciuto a tutti i cittadini dall'articolo 18 della Costituzione, trova una forma di temperamento per il personale militare, in forza dello speciale ambito in cui viene prestato il servizio stesso e dell'esigenza di assicurare le neutralità, la coesione interna e la massima operatività alle strutture militari. 
La legittimità di tali limitazioni, tra l'altro, è stata definita nella sentenza n. 499 del 1999 della Corte Costituzionale, della cui piena attualità nessuno dubita, relativa alla conformità dell'articolo 8 della legge n. 382 del 1978, ora confluito nell'articolo 1475 del Codice dell'Ordinamento Militare, in cui viene ribadito il principio che ai militari spettano i diritti che la Costituzione riconosce ai cittadini ammettendo, comunque, che nella legge possano essere previsti a carico dei militari limitazioni all'esercizio di taluni diritti, ovvero l'osservanza di particolari doveri, sempre che questi siano finalizzati all'assolvimento dei compiti delle Forze armate. 
Con propria sentenza n. 317 del 30 novembre 2009, la medesima Suprema Corte, pur riconoscendo la primazia della Corte di Strasburgo nell'interpretazione delle norme della Convenzione dei diritti dell'uomo, ha tuttavia operato, con riferimento al doveroso bilanciamento con altri interessi tutelati dalla Costituzione, un richiamo al “margine di apprezzamento nazionale”  come temperamento alla rigidità  dei principi formulati in sede europea, bilanciamento che trova nel Legislatore il suo riferimento primario. 
Lo stesso articolo 11 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, citato nell'interrogazione come norma che renderebbe possibile una condanna internazionale dell'Italia per violazione del diritto europeo, in altra ottica sembra confortare il vigente assetto normativo nazionale, in quanto “non osta a che restrizioni legittime siano imposte all'esercizio di tali diritti da parte dei membri delle Forze armate, della polizia o dell'amministrazione dello Stato”. In tale delineato contesto, ove la disciplina vigente in materia sia riconosciuta in linea sia con l'assetto costituzionale che con l'ordinamento giuridico europeo, si ritiene che la problematica sollevata dal Senatore interrogante possa trovare compiuta definizione nell'ambito della discussione dei disegni di legge sulla rappresentanza militare, attualmente all'esame delle competenti Commissioni parlamentari. Come dichiarato dallo stesso Ministro della Difesa lo scorso 4 settembre nel corso di un'intervista, la riforma della rappresentanza militare è un tema sensibile e delicato che richiede un attento esame in sede parlamentare, unico luogo deputato a garantire un esauriente e democratico confronto sulle modalità di attuazione di questo ambizioso progetto.

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