NO AL BLOCCO DELLE RETRIBUZIONI E INDENNITA’ – NO ALL’ AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE

SICUREZZA: SAP, DIFENDERE PENSIONI E SPECIFICITA' COMPARTO
(ANSA) – ROMA, 30 MAG – Mantenimento degli attuali limiti ordinamentali, non applicazione del meccanismo di adeguamento legato alle speranze di vita, avvio della previdenza complementare: sono le richieste portate dal segretario del Sap e presidente della Consulta Sicurezza (di cui fanno parte oltre al Sap, Sappe, Sapaf e Conapo) Nicola Tanzi nel corso di un'audizione alla Camera.
“Nella scorsa legislatura – ha detto – il Senato ha approvato un ordine del giorno per vincolare il Governo a emanare norme di tutela della specificita' del personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Il lavoro del poliziotto non e' uguale a quello degli altri pubblici impiegati. Noi operiamo nei fine settimana, di notte e nei giorni festivi, soprattutto svolgiamo una professione dove si mette in gioco il bene vita”.
“Per questo – ha aggiunto – nell'ambito dell'iter di approvazione del regolamento di armonizzazione previdenziale, occorre prevedere specifiche forme di garanzia per salvaguardare diritti acquisiti e soprattutto per tutelare i giovani poliziotti che rischiano, dopo una vita spesa al servizio dello Stato, di avere in futuro una pensione da poveri“.   Sintesi Documento UIL POLIZIA . 30 maggio 2013 La specificità del nostro lavoro la viviamo ogni giorno e tutti i giorni, quindi la politica non può continuare a riconoscercela di tanto in tanto e cioè solo se, quando e come fa comodo di volta in volta.   Siamo perfettamente consapevoli della crisi economica e finanziaria che sta attraversando il Paese e non ci manca certo il senso di responsabilità necessario a  contribuire, insieme a tutti gli altri, al risanamento della finanza pubblica nazionale, ma il contributo di ciascuno deve essere basato sul criterio dell’equità e non su quello dell’eguaglianza: se siamo diversi dobbiamo essere trattati diversamente.   Il Governo  dovrà spiegarci come mai non viene rifinanziato il Fondo perequativo istituito nel 2010 per i lavoratori del nostro Comparto, da quello stesso decreto legge 78 che impose a noi, come a tutti i pubblici dipendenti, il blocco dei trattamenti economici e degli effetti degli avanzamenti di carriera.   Insieme al blocco ci fu il riconoscimento della nostra specificità per il 2011 ed il 2012: perché insieme al rinnovo del blocco non si rinnova anche il riconoscimento?   E non basta, perché successivamente a quel fondo si sono aggiunte le risorse destinate al riordino dei ruoli non direttivi e non dirigenti, cosicché il nostro Comparto, fino a quando rimarrà il blocco, sarà l’unico a non poter avere un riordino che gli altri hanno già fatto chiamandolo riqualificazione: quindi dal 2013 non solo non ci riconoscono la specificità, ma abbiamo addirittura una specificità al contrario Quel che più indigna, inoltre, è che i pochi soldi del riordino delle qualifiche meno elevate – quelle che ormai stentano ad arrivare a fine mese – sono stati e saranno utilizzati a favore di generali che guadagnano anche dieci volte di più: non solo tra categorie equità non è sinonimo di eguaglianza, per cui anche tra singoli chi più ha più deve contribuire, anche in proporzione.   per le PENSIONI : con la riforma del 1997 vennero introdotti, insieme al sistema di calcolo contributivo, dei meccanismi di salvaguardia che consentivano ai poliziotti di avere, alla fine dell’attività di servizio per raggiunti limiti di età, un rapporto tra ultimo stipendio e pensione che fosse in linea di massima analogo a quello di tutte le altre categorie di pubblici dipendenti.   Il ragionamento era semplice: non è colpa dei poliziotti se non possono continuare a fare i poliziotti fino alla stessa età in cui gli altri lavoratori possono continuare ad esercitare le loro attività e quindi non sarebbe giusto se, dopo decenni in cui la specificità ci ha penalizzati nella qualità della vita durante l’attività di servizio, dovessimo essere penalizzati sul piano economico al momento di andare in pensione.   Nel tempo però l’efficacia di quei meccanismi di salvaguardia si sta riducendo e, se il regolamento di armonizzazione Fornero – su cui le Commissioni parlamentari devono dare il proprio parere consultivo entro il 7 giugno prossimo – non verrà corretto dall’Esecutivo, chi andrà in quiescenza nei prossimi anni rischierà di percepire una pensione che non sarà più, come oggi, pari all’ultimo stipendio, ma si avvicinerà alla metà e quindi all’assegno sociale.  Anche in pensione ancora specificità al contrario: non lo possiamo permettere

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