Otto Militari MORTI da Dicembre 2015. Maresciallo della 46^ Br. Aerea di Pisa morto per malattia da uranio impoverito. La Commissione Difesa presieduta da Gian Piero SCANU , faccia luce e giustizia

A cura di Assodipro Roma   

Ultime 8 VITTIME da Dicembre 2015 :   
Leonardo Aufiero, 48 anni, sposato, due figli, morto il 20 dicembre
Gianluca Danise, 44 anni, sposato, una figlia, morto il 22 dicembre
Giovanni Passeri, 41 anni, sposato, due figli, morto il 3 gennaio
Luciano Cipriani, 47 anni, sposato, due figli, morto l’8 gennaio
Stefania Stellaccio, 31 anni, sposata, morta il 14 gennaio 
Gennaro Di Domenico, 38 anni, morto il 22 gennaio  
Michele Gaudiosi, 52 anni, morto il 29 gennaio.   
Francesco Rosito , 46 anni, morto il 17 Febbraio ( secondo l’osservatorio militare è la vittima   n° 327 dell’ Uranio Impoverito ) Francesco Rosito è morto a pochi giorni dall’avvio dei lavori della Commissione parlamentare sull’uranio impoverito  presieduta da Gian Piero Scanu (Pd).  Commissione che si occuperà di Uranio, ma non solo: dai poligoni ai vaccini somministrati al personale della Difesa, passando per le cause di servizio intentate da tanti militari contro il ministero oggi guidato da Roberta Pinotti, sono tanti i temi di cui si occuperà la nuova Commissione parlamentare sull’uranio impoverito nel percorso d’inchiesta che è partito con alcune audizioni come quella di Falco ACCAME, presidente di Ana-Vafaf, Associazione che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace . 
COME ASSODDIPRO seguiamo il tema e seguiremo i lavori della Commissione; ricordiamo al presidente  Gian Piero Scanu (Pd) le parole da lui pronunciate : “Desideriamo che questa possa essere l’ultima Commissione dell’inchiesta sul tema,  perché crediamo fermamente che le proposte che avanzeremo al Parlamento e al governo avranno tutti i requisiti per essere accolte, permettendo una definitiva soluzione dei gravi problemi oggetto della nostra indagine”. 
Mentre arriva la notizia di un altro militare in gravi condizioni; il  Maresciallo aiutante Mario Mele, in fin di vita a causa di un tumore contratto durante le missioni all’estero. Un calvario, quello del maresciallo parà, cominciato con alcuni dolori allo stomaco, inizialmente ritenuti di poco conto e poi culminati in una terribile diagnosi. 
Francesco ROSITO . Il 19 Febbraio si sono svolti il funerali a LIVORNO. All’arrivo del feretro la tromba inizia a puntare il cielo. Il suono rude sovrasta ogni altro rumore della piazzetta  di fronte alla chiesa di Santissima Trinità, almeno fin a quando l’alto graduato dei carabinieri dà il via al picchetto per il saluto militare. Il feretro di Francesco Rosito entra in chiesa coperta con il tricolore, sulle spalle salde di uomini in divisa mimetica. E’ l’ultimo saluto che parenti, amici e l’Aeronautica ha riservato al 46enne militare morto all’ospedale San Raffaele di Milano dopo due anni di lotta contro la leucemia, provocata – i medici ne sono certi – dall’esposizione alle radiazioni di uranio impoverito durante le sue missioni all’estero, dal Libano al Kosovo.
* «Non ha mai smesso di lottare». Mai. Neanche alla fine, quando il trapianto di midollo non ha portato gli effetti sperati e le sue condizioni si sono aggravate drasticamente. «Fisicamente era provato, certo, ma con la testa era l’uomo forte che è sempre stato» dice Vincenzo RICCIO raccontando dell’ultima volta in cui ha visto Francesco Rosito, il maresciallo livornese dell’Aeronautica morto a 46 anni mercoledì pomeriggio al San Raffaele di Milano dopo due anni di lotta contro la leucemia. Malattia che, secondo i medici dell’Osservatorio militare, ha contratto durante le missioni all'estero, dove sarebbe entrato a contatto con le radiazioni da uranio impoverito. Il dottor Domenico Leggiero, rappresentante dell’Osservatorio, lo ha ribadito il 18 febbraio di fronte alla commissione parlamentare dinchiesta chiamata a far luce su questi casi. «Nel corso del tempo anche Francesco è stato convocato di fronte alla commissione per un’audizione», spiega Riccio. Le storie di Vincenzo e Francesco sono incrociate tra di loro da un doppio filo. Sono iniziate insieme e dopo essersi divise per anni tra i territori devastati dalle guerre, si sono riunite in un triste epilogo. «Dopo esserci arruolati insieme, ci siamo ritrovati fianco a fianco all’ospedale, entrambi avvelenati dall’uranio impoverito» continua Riccio. «In realtà mi sono ammalato prima di Francesco». I due, appena arruolati, hanno seguito entrambi la scuola a Caserta, condividendo i primi passi in Aeronautica: poi Riccio è tornato nella sua Roma, mentre Rosito è entrato a far parte della 46ª Aerobrigata di Pisa. Il primo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila è andato in missione solo in Iraq, mentre il livornese ha prestato servizio in Kosovo, Libano e Albania. «Erano tutti teatri operativi, – spiega Riccio – territori precedentemente bombardati con l’uranio impoverito, dove siamo stati inviati senza essere né informati né protetti dai rischi».
Missioni simili, così come i sintomi che hanno iniziato a farsi vedere alcuni anni fa. «Ma Francesco non si è mai fatto abbattere» spiega l’amico. Lo dimostra anche la sua voglia di giustizia, quando ha presentato la procedura di causa di servizio. «L’ultima volta l’ho visto un mese fa a Milano, quando sono andato all’ospedale per un controllo», conclude Riccio: «Era provato, ma era forte: aveva ancora il suo sorriso contagioso». Ma alla fine ha la malattia ha avuto la meglio su di lui. E mentre la sua morte è già arrivata a Roma di fronte alla commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, questo pomeriggio alle ore 15 si terranno i funerali alla chiesa della Santissima Trinità, in mezzo alle sciarpe amaranto, agli amici e ai colleghi che custodiscono ancora in cuore il sorriso contagioso di Checco. ( foto a cura Redazione Assodipro )
 

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