Quando la rappresentanza Militare ( CoCeR ) è solo un sindacato Giallo. Il CoCeR Marina è lontano anni luce dalla realta che vive il personale. I problemi amministrativi del personale imbarcato.

A cura di Antono De Muro   
Roma, 22 marzo 2014 – La legge 23 marzo 1983, n. 78, reca il trattamento accessorio dei militari in relazione al peculiare tipo di rischio, disagio e responsabilità, infatti, con l’art. 4, ha disposto l’indennità fondamentale di imbarco agli equipaggi che siano in forza alle unità navali in armamento, in allestimento e in riserva,  mentre con l’art. 10 ha disposto l’indennità supplementare di fuori sede solo in particolari condizioni operative. La posizione amministrativa delle unità navali è discriminante quindi ai fini del trattamento accessorio dei militari imbarcati. Con l’auspicio di non appesantire troppo il presente contributo di pensiero è opportuno richiamare l’art. 2 del regio decreto 15 luglio 1938, n. 1156 ove prevedeva la suddivisione del regio naviglio in armamento, disponibilità, allestimento, riserva e disarmo. La semplificazione legislativa, operata con il decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, ha abrogato con gli art. 2268, 2269 e 2270 l’articolo richiamato e ha rinnovellato nell’art. 240 la suddivisione del naviglio solo in “armamento” e “disponibilità” e che il mancato riferimento alle altre categorie è, in tutta evidenza, legato al dato che la norma primaria si occupa delle unità navali utilizzate o pronte per esserlo e non già di quelle inefficienti ovvero abbisognevoli di manutenzione. Nell’atto di sindacato ispettivo, di seguito proposto integralmente, i senatori penta stellati chiedono al Ministro della difesa conferma della puntuale applicazione manifestata dal legislatore e non si può sottacere la gravità – se fosse confermato – dell’evento a carattere penale occorso su un’unità navale, dislocata da Brindisi a Taranto dal febbraio 2014, per lavori di manutenzione a lungo termine. Inutile rappresentare che il COCER Marina è lontano anni luce dalla realtà vissuta dagli equipaggi, se non altro perchè non risultano comunicati/delibere negli ultimi due mandati in tal senso ma solo atti di sindacato ispettivo del Parlamento. 
Antonio De Muro
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Atto Senato Interrogazione a risposta orale 3-00825
presentata da Bruno MARTON
cofirmata da Vito Claudio CRIMI e Laura BOTTICI
mercoledì 19 marzo 2014, seduta n.212 Al Ministro della difesa – Premesso che: l’articolo 10, comma 4, della legge 23 marzo 1983, n. 78, recita: «Agli ufficiali e ai sottufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica imbarcati su navi in armamento e in allestimento è corrisposta nei giorni di navigazione, purché di durata non inferiore a 8 ore continuative, l’indennità supplementare di fuori sede nella misura mensile del 180 per cento dell’indennità di impiego operativo stabilita in relazione al grado e all’anzianità di servizio militare dall’annessa tabella I escluse le maggiorazioni indicate alle note a) e b) della predetta tabella. Tale indennità è corrisposta altresì nei giorni di sosta quando la nave si trova fuori dalla sede di assegnazione, per un massimo di 60 giorni consecutivi a decorrere dall’ultima navigazione effettuata»; l’articolo 9, comma 14, del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2009, n. 52, a seguito delle procedure di concertazione, prevede che «a decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto, il limite dei 60 giorni previsto dall’articolo n. 10, comma 4, ultimo capoverso della legge 23 marzo 1983, n. 78, non si applica»; a parere degli interroganti il contenuto della risposta fornita dal Ministro pro tempore della difesa all’interrogazione 4-13085, presentata alla Camera durante la XVI Legislatura, evidenzia un’interpretazione sistematica in contrasto con la ratio della legge che è quella di garantire l’indennità supplementare non solo per il disagio dovuto alla navigazione superiore alle 8 ore, ma anche per il disagio dovuto alla sosta fuori dalla sede di assegnazione dell’unità navale senza soluzione di continuità tra i due disagi richiamati, anche se la risposta termina con la testuale apertura: «A tal riguardo, poiché sono effettivamente emerse, in talune circostanze, criticità applicative, si ritiene che la problematica possa trovare la giusta definizione in occasione della prossima concertazione che rappresenta la sede ideale per pervenire a scelte che siano il più possibile condivise e partecipate»; la sesta sezione del T.A.R. della Campania, sede di Napoli, nella sentenza n. 00836/2014 del 22 gennaio 2014, stabilisce che: «l’indennità (…) va attribuita al personale imbarcato: 1) su navi in “armamento” ed in “allestimento”, nei giorni di navigazione, purché di durata non inferiore ad 8 ore; 2) su navi che sono in navigazione per esigenze di impiego operativo, nei giorni di sosta, in attesa di riprendere la navigazione per raggiungere la destinazione prevista; (…) non può essere attribuita quando l’unità navale si trova in posizione amministrativa diversa da quelle previste dalla normativa vigente, come il caso della “riserva” essendo (…) per lavori di manutenzione a lungo termine inefficiente»; considerato che risultano agli interroganti la corresponsione dell’indennità di fuori sede su un’unità navale della Marina dislocata da Brindisi a Taranto dal febbraio 2014, per lavori di manutenzione a lungo termine, e un episodio sfociato in un esposto-denuncia al Tribunale militare di Napoli, datato 20 febbraio 2014, di un graduato che ha stigmatizzato l’utilizzo strumentale dell’interpretazione ministeriale del comando di bordo, si chiede di sapere: se l’episodio occorso sull’unità navale corrisponda a realtà e quali siano i provvedimenti eventualmente adottati; se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover riesaminare l’interpretazione adottata per l’indennità di fuori sede a seguito della sentenza richiamata; quale sia la tempistica media per percorrere 139 miglia nautiche, da Brindisi a Taranto o viceversa, delle unità navali della Marina nel 2013 e quale sia l’ammontare della spesa per l’indennità.

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