Riforma Pubblica Amministrazione : il giovane governo dei numeri a caso. CGIL e UIL : " delusione e sconcerto, ci si accanisce sui lavoratori "

* Quindicimila giovani assunti dallo Stato”. Ragazzi, mi tocca il compito di comunicarvi, quasi da solo, che non è vero. Evidentemente quei quotidiani hanno pensato che bisognava pur dare un titolo sensato alla Riforma Renzi-Madia detta “della Pubblica amministrazione”, una riforma che non c’è. Vediamo. Per la giovane ministro del giovane governo presieduto dal giovane presidente Renzi, una riforma è una promessa molto ripetuta e gridata tenendo le dita incrociate tipo scout. Si comincia subito col dare numeri a caso, tanto non tutti e non subito possono verificare
Esempio: fino a quanti km si può spostare un padre o una madre di famiglia (che per sventura siano impiegati dello Stato in questa fase della storia) perché possano sopportare il trasferimento coatto (è questo che si promette, il trasferimento non voluto, come riforma)? Ripeto la domanda: fino a quanti chilometri? Cento va bene? Che ne dite? Sembra una riforma coraggiosa, perché è dura, cattiva, oltreché inutile. Passa un giorno dall’annuncio che getta molti dipendenti pubblici nella costernazione, e poi si viene a sapere che 100 km sono troppi, li spendi in viaggio o devi farti, con lo stesso stipendio, una seconda casa. Facciamo 50? 50, quasi nessun ufficio, nel quale le persone interessate e angosciate lavorano per lo Stato, dista 50 km da un altro ufficio uguale o con funzioni simili, a meno che la buona e moderna riforma preveda il passaggio dall’archivio dei Beni culturali ai Vigili del fuoco, tanto per farti vedere chi comanda. 
Ecco un’altra caratteristica della Riforma della Pa che porterà le firme del giovane premier Renzi e della giovane ministro Madia: essere cattivi come i veri manager privati, e far pagare ai piccoli. Fateci caso: qualunque cosa accada, trasferimento, spostamento, nuova mansione, buon compleanno, l’indicazione è “con stipendio anche minore” o addirittura “ridotto del 30%” oppure “con riposizionamento a rango inferiore”. Come dire: ti prometto un futuro di stipendi più bassi e di luoghi più scomodi e, se sei già specializzato in qualcosa, avrai subito una mansione diversa. Perché queste sono le vere riforme: spiacevoli. Strano che tutti coloro che, insieme al ministro, hanno messo mano alla Riforma della Pubblica amministrazione italiana non abbiano ricordato che chi occupa, bene o male, posti nello Stato, lo ha fatto e lo fa per concorso, e il bando di concorso, che ha un valore impegnativo per il datore di lavoro Stato, oltreché per il personale assunto, precisa ogni dettaglio su trattamento, funzioni, doveri e garanzie Ma allarghiamo un po’ lo sguardo su ciò che ci dicono della riforma anche dopo lo storico Consiglio dei ministri del dopo Vietnam, e che è quasi niente, solo un decreto legge. Il resto è (sarà) delega. 
Dunque saltano i 100 km. Ma si insiste che la grande novità è lo spostamento. Chiunque può essere messo in mobilità e te lo annunciano e ripetono in modo da farti sapere che non puoi star tranquillo. Chiunque voglia vendicarsi di te, nel tuo ufficio, d’ora in poi ha il suo strumento per farlo. Ah, poi c’è l’idea, molto giovanile, da London School of Economics, di stabilire che lo stipendio dei dirigenti dipende dall’andamento del Pil. Serve a cancellare ogni traccia del premio per chi lavora e produce. 
Ma che legame ci può essere fra una persona e il Pil? Tanto vale, allora, decidere uno scatto tutte le volte che escono, su ruote prestabilite, da uno a cinque numeri indicati dal dipendente che aspira al premio. Poi c’è il ricambio generazionale . Puoi credergli se ti dicono che, abolendo l’abitudine di trattenere in servizio (di solito per due anni) dei pensionandi utili nel lavoro che fanno, si sbloccano di colpo 15 mila posti per i giovani? Si sbloccano come? Sono già lì sui gradini e poi entrano come a scuola, oppure bisognerà mettere su un concorsino che porta sempre via un paio d’anni ? 
* Di Furio Colombo per il  fattoquotidiano.it  clicca per leggere l’articolo completo.

Scintille tra governo e sindacati sulla riforma della pubblica amministrazione. Cgil e Uil si scagliano contro una riforma “deludente”, “senza coraggio” e che “si accanisce contro i lavoratori“, ma il ministro Marianna Madia difende la sua creatura e considera “irresponsabili” le resistenze al cambiamento. La Cisl promette invece una protesta “gandhiana” contro i provvedimenti che includono anche il dimezzamento dei permessi sindacali, “senza casino”.  Ma l'appello del ministro cade nel vuoto. Anzi, la Cgil risponde esprimendo “delusione e sconcerto” e Susanna Camusso sottolinea che dal governo avrebbe voluto “più coraggio”. Secondo il sindacato di Corso d'Italia il provvedimento fin qui conosciuto “è pieno di norme che colpiscono il lavoro pubblico e delineano un inquietante disegno di subordinazione della dirigenza pubblica. Si pensa sempre di più ad una amministrazione pubblica asservita alla politica“. In ogni caso la Cgil si dice pronta a dare “al Parlamento il contributo per cambiare un provvedimento che non riforma. Quel contributo che il Governo non ha ricercato e non ha voluto”. La Uil intanto si chiede come si possa “considerare 'riforma' una proposta che, ancora una volta, si accanisce con i lavoratori pubblici?”. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, parla invece di “una protesta”, che non cederà alle provocazioni: “Ogni tanto si tira qualche calcio di mulo”, “da noi ci si aspetta casino”, ma, assicura, “non lo faremo”.

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