Se i poliziotti possono oggi lottare liberamente per rivendicare i propri diritti lo devono a chi ha lottato e pagato per averli. Dichiarazioni rischiano di cancellare anni di democrazia sindacale

Assodipro condivide il seguente Comunicato stampa    
Roma – 3 novembre 2014 – E’ un momento delicato, delicatissimo quello che il nostro Paese sta vivendo.  La crisi economica sta aumentando il rischio delle tensioni sociali minando fortemente la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. 
Secondo la relazione dei servizi segreti dello scorso anno ci troviamo in  una situazione che di fronte ad “un eventuale aggravamento dello scenario congiunturale potrebbe costituire fattore di aggregazione e generalizzazione del dissenso, favorendo l'azione delle frange antagoniste che mirano alla radicalizzazione dell'offensiva sociale”. 
In uno scenario così preoccupante, il delicato ruolo delle Forze dell’ordine, diventa centrale nella gestione di un servizio, quello dell’ordine pubblico, attraverso cui lo stato democratico garantisce la coesione , la sicurezza e l’affidabilità democratica delle istituzioni.  
I poliziotti, i carabinieri, i finanzieri che ogni giorno sono chiamati a svolgere questa delicata funzione, non possono essere strumentalizzati dalle inquietanti esternazioni di dirigenti sindacali che, pur di raccogliere consensi, non si rendono conto dell’effetto devastante che le loro parole possono avere in una fase in cui c’è chi non aspetta altro di intercettare il dissenso sociale ed incanalarlo verso forme di protesta violenta.  A Maccari del Coisp e Tonelli del Sap bisognerebbe chiedere se hanno la consapevolezza che, così facendo, rischiano di cancellare  33 anni di azione sindacale che all’interno della Polizia di Stato, hanno permesso un’evoluzione socio-culturale importante.  
Se i poliziotti possono oggi lottare liberamente per rivendicare i propri diritti, liberandosi  da quel concetto corporativistico che per anni li ha tenuti lontano dalla società civile,  lo devono  ai sacrifici di chi  ha  pagato anche con il  carcere quella svolta democratica.  Vorremmo suggerire  ai Segretari dei due sindacati  di andarsi a rileggere l’art. 24 della legge 121/81, laddove  cita testualmente: “…la Polizia di Stato esercita le proprie funzioni al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini, sollecitandone la collaborazione. Essa tutela l’esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini; vigila sull’osservanza delle leggi…; tutela l’ordine e la sicurezza pubblica…”.  
Il rischio di una deriva corporativa è dietro l’angolo, e chi oggi non  è consapevole dei pericoli che corre la nostra democrazia, significa che non ha la maturità e la responsabilità per svolgere il ruolo che gli è stato affidato.   
Antonella Manotti
Direttore de' il Nuovo giornale dei militari

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