SE IL GENERALE DIVENTA PROFESSORE; Camporini e Rodotà pareri opposti sul Consiglio Supremo di Difesa

Il Generale Camporini, già capo di stato maggiore dell’ A.M. e Capo di Stato Maggiore Difesa fino al 2011, ora vice presidente del Istituto affari internazionali su italiafutura.it scrive, tra l’altro : “ E’ per certi versi sorprendente la vocalità con cui una certa arera del Parlamento ha accolto le conclusioni del Consiglio Supremo di Difesa svoltosi lo scorso 3 luglio. Tale organo, massima istanza Costituzionale per le tematiche di sicurezza del paese, osserva infatti che nell’attuale quadro istituzionale, innovato dalla legge delega ( 244/2012) per la riforma delle Forze Armate, non può sussistere da parte delle commissioni Difesa “ un diritto di veto su decisioni operative su provvedimenti tecnici che, per la loro natura, rientrano tra le responsabilità dell’esecutivo”. Secondo Camporini “ una mozione, per quanto approvata con una solida maggioranza, non può cancellare un iter rigoroso, formalmente ineccepibile, che ha visto la convergenza di volontà politica di almeno cinque Governi.
Il Professor Rodota, sullo stesso tema, tra l’altro  afferma : “ Il Parlamento negli ultimi anni è stato trasformato in un guscio vuoto che si limita solo a ratificare i provvedimenti del governo. E proprio ora che tenta di recuperare il suo ruolo costituzionale viene ancora una volta esautorato. Alla domanda – Il Consiglio supremo di difesa sostiene che le decisioni sull’ammodernamento delle ff.aa spettino all’esecutivo – il Rodotà risponde “ Il Consiglio Supremo è un organo di informazione e consulenza del presidente della Repubblica e indirettamente del Governo, di certo non può essere il Consiglio supremo a imporre veti alle Camere. Proprio non gli compete”. La competenza specifica per decidere l’acquisto di armamenti ( nel caso F 35 ) non spetta al Governo, secondo Rodotà, per 2 motivi; E’ vero che il ministro Difesa può intervenire con decreto, ma solo quando si tratta di provvedimenti finanziati da uno stanziamento di bilancio ordinario. Nel caso parliamo di ordini di spesa pluriennali che devono essere rivisti di volta in volta e che di conseguenza devono essere sottoposti al Parlamento, lo stabilisce la legge approvata nel 2012. Legge che porta la firma del presidente Napolitano.

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