Sentenza. ASSEGNAZIONE TEMPORANEA per genitori con figli minori di tre anni

La richiesta, il rifiuto e il ricorso

Fine anno 2018 sentenza positiva per un finanziare a cui era stata preclusa la richiesta di assegnazione temporanea ai sensi dell’art. 42-bis del D.lgs. 151 del 2001. Dopo il diniego dell’Amministrazione nel 2017 il finanziere ha proposto ricorso al Tar facendo appello al solito difetto di motivazioni che le amministrazioni cadono nel prendere certi provvedimenti. Manca la ponderazione tra gli interessi pubblici e quelli privati. Non vengono citate le motivazioni eccezionali per cui era impossibile dare un’assegnazione temporanea. Si riscontra inoltre l’illogicità, arbitrarietà, incoerenza, incongruità e contraddittorietà manifeste, nonché eccesso di potere per erronea valutazione. Secondo il ricorrente la Guardia di Finanza non avrebbe evidenziato in maniera oggettiva quali siano state le specifiche esigenze organizzative ed operative poste a base del rifiuto del beneficio richiesto. Viceversa, l’Amministrazione nel difendere la propria posizione di fronte al giudice ha evidenziato che la disciplina dell’assegnazione temporanea sarebbe applicabile al solo personale di cui all’art. 1, comma 2, D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, e non anche al personale militare e delle Forze di Polizia, il quale resterebbe assoggettato alla disciplina speciale dei rispettivi ordinamenti.

Il Collegio giudicante, le ragioni a favore del finanziere

Il Collegio giudicante ha stabilito che l’art. 1496 del codice dell’ordinamento militare prevede che “al personale militare femminile e maschile si applica, tenendo conto del particolare stato rivestito, la normativa vigente per il personale delle p.a. in materia di maternità e paternità”. Esiste dunque un rinvio espresso contenuto nella disciplina generale del personale militare, circostanza che sarebbe sufficiente a destituire di fondamento la tesi. E’ stato precisato che l’inciso “tenendo conto del particolare stato rivestito” appare coerente con la previsione di cui all’art. 42 bis per la quale il rigetto dell’istanza deve essere “limitato a casi ed esigenze eccezionali”, che, appunto, possono consistere nelle particolari e specifiche mansioni svolte in relazione allo stato rivestito. Il beneficio della temporanea assegnazione ad altra sede, di cui all’art. 42 bis, d.lgs. 26 marzo 2001 n. 151, non può ritenersi riservato al solo personale civile dipendente dalle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1 comma 2, d.lgs. 30 marzo 2001 n. 165, con figli di età inferiore a tre anni, ma è applicabile anche al personale militare e delle Forze di polizia con identico carico familiare. Diversamente opinando si perverrebbe ad una ingiustificata disparità di trattamento tra personale comunque dipendente dalla pubblica amministrazione, in relazione ad un istituto che vede a monte, nella temporaneità dell’assegnazione, il contemperamento tra le esigenze genitoriali e quelle dell’Amministrazione di appartenenza. L’art. 14, comma 7, della legge n. 124/2015 ha aggiunto alla previsione dell’obbligo di motivazione del rigetto l’ulteriore condizione che sia “limitato a casi ed esigenze eccezionali” . La disposizione è infatti rivolta a dare protezione a valori di rilievo costituzionale.

Le ragioni dell’Amministrazione per non dare il trasferimento temporaneo

La situazione relativa al Reparto di assegnazione, dall’altra all’interessato il Nucleo di p.t.: -lamenta un deficit di personale I.S.A.F., inoltre vi è carenza di effettivi sia nella categoria Appuntati/Finanzieri che complessivamente”; – è inquadrato in un contesto provinciale e regionale caratterizzato da un notevole disavanzo di personale in tutti i ruoli, criticità che si registrano in misura persistente presso i Comandi dell’area lombarda e più in generale dell’Italia Settentrionale, circostanza per cui l’Amministrazione si è dotata di un apposito istituto di mobilità finalizzato a sopperire le suddette croniche mancanze di risorse; – presenta una connotazione fortemente operativa ed è deputato allo svolgimento di rilevanti indagini soprattutto in materia di polizia economico-finanziaria, le quali vengono effettuate in un’area geografica che rappresenta uno dei principali poli industriali del Paese e che da ultimo risulta interessata da una crescente ingerenza della criminalità organizzata. Tali circostanze rendono di fatto ancor più complesse le attività istituzionali demandate al predetto reparto”; quanto alla seconda parte della motivazione, relativa alle mansioni svolte dal ricorrente: “è impegnato in un servizio (‘vigilanza’) particolarmente delicato in ragione dell’attuale scenario socio-politico che impone l’adozione di misura di massima allerta, soprattutto nei confronti dei c.d. obiettivi sensibili e pertanto un suo eventuale movimento determinerebbe grave pregiudizio alla funzionalità dell’articolazione in rassegna”.

La Redazione


Art. 42 bis del D.lgs. 151/2001,

Art. 42 bis del D.lgs. 151/2001, come modificato dall’art. 14, comma 7, della legge 7 agosto 2015 n. 124 prevede che “Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda”.

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