Sindacato per i militari, ne parlano le Rappresentanze. Come dire chiediamo a chi non dovrebbe esserci cosa ne pensano.

L’Italia sembra una di quelle cose che a descriverle c’è da diventare matti.

Come dire ad uno che è sotto accusa come intende fare una legge in previsione che venga condannato; per carità, tutto è possibile.

Con questo non voglio dire che non hanno diritto a parlare, a patto che quanto detto da autorevoli Corti (quella Costituzionale e quella del Consiglio Di Stato), venga ascoltato con la giusta ponderazione e valutazione, ovvero chi rappresentano oggi le Rappresentanze Militari?

A detta del Consiglio di Stato le Rappresentanze Militari sono organiche all’amministrazione Militare, quindi rappresentano l’istituzione militare come rappresentanza e non certo come portatrice di istanze dei militari italiani.

Insomma ancora una volta la politica italiana fa fatica a concepire il militare italiano come soggetto umano, un prestatore d’opera, un professionista e una persona consapevole delle proprie esigenze, che le vorrebbe esercitare attraverso l’aggregazione con altri soggetti che aspirano al giusto riconoscimento dei propri legittimi interessi.

Parliamoci chiaro per favore cari Onorevoli, non andiamo sempre dietro alle strade già fatte, già percorse con un traguardo che alla fine è sempre lo stesso, quello di girare intorno al problema senza mai arrivare al cuore del problema.

Devo dire che alcuni interventi di rappresentanti Cocer li ho apprezzati (https://webtv.camera.it/evento/13751#link-box-main e li potete vedere collegandovi al link), specie uno che giustamente afferma una lapalissiana verità e presuppone una domanda banale con una risposta altrettanto banale.

Insomma dice il delegato in sintesi e interpretando, ma se c’è già il sindacato della Polizia di Stato che pone limiti all’esercizio delle libertà sindacali perché non adottare la stessa legge anche per i militari invece di andare ad inventarsene una che alla fine diverrebbe un ibrido di stato confusionale?

Ed ha ragione, ma la politica italiana è come il detto napoletano “ogni scarrafone è bell’a mamma soja” e allora ogni governo che si rispetti deve partorire qualcosa che già esiste, mettendoci su un cappellino proprio.

L’altra grave mancanza che la Commissione sta perpetuando è quella di non ascoltare i soggetti promotori di questa sentenza della Corte Costituzionale, non perché sono migliori di altri, ma sicuramente per il percorso culturale e giuridico che hanno affrontato nell’arco della loro esperienza, sono ricchi conoscitori di prospettive e visioni sicuramente molto più esaustive di chi alla materia si è appena approcciato.

Presentare un ricorso al TAR già nel lontano 1997 e poi seguire tutte le fasi di giudizio fino alla sentenza del 10 aprile 2018, vuole semplicemente dire aver studiato, riflettuto, compreso, disquisito e valutato ogni particolare applicativo, ivi comprese le esperienze dei sindacati militari di altri paesi europei.

Così il dibattito invece viene svolto in un contesto autopoietico, ovvero intriso di concetti che stanno al sindacato come la terra sta alla luna, ognuno in una propria orbita, definita, imperturbabile, piena di preconcetti e contaminata dalle paure ataviche di stati maggiori e alti dirigenti militari, che invece di preoccuparsi del futuro delle forze armate, si preoccupano di mantenere inalterata la loro egemonia decisoria in ogni ambito, non sia mai che se si dovesse misurare effettivamente la loro capacità di gestire uomini e risorse economiche attraverso un confronto leale, si scoprisse poi che questa managerialità tanto decantata in realtà è fumo, specchietti per le allodole.

Insomma signori, un po’ di coraggio e amor proprio nell’accettare la sfida, vi porrebbe su un piedistallo autorevole e non su una tribuna da rassegna.

Mi ricordo un episodio di cui fui io stesso mio malgrado protagonista; ad un generale che mi convocò dopo una richiesta di rapporto, chiesi che mi venissero riassegnati i giorni di licenza che mi erano stati tolti indebitamente dal comandante di Corpo. Mi disse che se a me non stava bene, dovevo cambiare lavoro, questo non era per me.

Ecco, io avevo un diritto, che qualcuno abusando del suo grado mi aveva negato e il massimo dirigente invece di far applicare la legge e sanzionare chi l’aveva infranta, diceva a me di andarmene.

E a distanza di oltre 30 anni da quell’evento, siamo ancora qui a disquisire del più o del meno con gli stessi vertici militari, che di fronte ad un problema che tu subisci e loro dovrebbero risolvere, il problema diventi tu e vai eliminato.

Va eliminata la tua capacità di intendere e volere, va eliminato il tuo diritto di esigere il rispetto dei doveri in capo a chi gestisce un reparto, va eliminata ogni qualsivoglia possibilità di esigere il rispetto delle leggi e dei regolamenti da parte di chi li dovrebbe garantire; si paga quindi il massimo vertice senza chiedergli conto delle sue responsabilità.

E come si arriva a questo? Semplice, mettendo il subordinato (non parlo mai di inferiore) nella condizione di doversi difendere a proprie spese e con enormi sacrifici anche personali sul piano umano e spesso anche attraverso un mobbing subdolo dell’azione di comando all’incontrario, ovvero trasferendo chi ha subito un torto (magari in un posto lontano dai propri affetti) e preservando la posizione di chi non ha fatto il proprio dovere di comandante (l’azione di comando va sempre preservata a dispetto della norma).

La paura sta quindi nel dover rendere evidente una fattiva capacità di saper gestire una organizzazione rispettandone in prima persone le norme, con i loro vantaggi ma soprattutto con i loro limiti, ovvero applicarle.

Detta così potrebbe far sorridere i signori Onorevoli della Commissione Difesa e Senato, ma vi perdoniamo anche se non approviamo, “perdona loro perché non sanno quello che fanno” e a nulla valgono le presenze di militari nella stessa commissione, di fatto uno (ex ufficiale) decanta le virtù della rappresentanza di cui egli stesso ha fatto parte, omettendo tutti i difetti e i limiti della stessa, che un Consiglio di Stato ha puntualmente sottolineato tracciandone i limiti a quanto pare incompresi dalla stessa Commissione.

Il Consiglio di Stato dice in sintesi che la Rappresentanza Militare è una collaborazione degli stati maggiori e le loro osservazioni andrebbero indirizzate ai vertici e non al Parlamento.

Che confusione! Lo Stato che non sa cos’è lo Stato, dire a tizio perché comprenda caio, parlare a uno affinché capisca l’altro o creare talmente tanta confusione per arrivare a dire che per accontentare tutti, non si accontenta nessuno.

E la giustizia? Il Diritto? Il Rispetto, La Dignità? Che peso hanno in questa discussione?

Abbiamo sentito vari interventi, tiepidi di alcuni Onorevoli e altrettanto tiepidi di altri Coceristi. Non c’è fretta, non bisogna precorrere i tempi, bisogna ragionare, bisogna aspettare, va fatta una accurata discussione ecc ecc ecc… la saga dell’infifito io, io, io….. poi, poi, poi.

Avrei voluto sentire, che questo strumento andrebbe abolito nella parte che prevede ad esempio un costo per ogni delegato che è pari e tali di un militare impiegato in missione all’estero.

Ai Coceristi mi sarebbe piaciuto sentire, che se veramente tenevano al loro ruolo in quanto tale, sarebbero dovuti essere trasferiti a Roma per il periodo necessario al mandato, senza oneri per le casse dello stato e con maggior tempo a disposizione per curare gli interessi dei militari rappresentati.

Invece ci siamo tenuti sul vago, e ironia della sorte, tra loro ci sono anche quelli che partecipano a riunioni di neo costituendi sindacati, alcuni di loro sono già molto attivi a fare proselitismo verso la propria sigla sindacale da una posizione privilegiata tanto, che risultano essere anche i primi sindacati riconosciuti e anche con qualche variante a favore malgrado la sentenza della Corte Costituzionale dettava alcuni paletti circa la modalità di esercizio. La storia si ripete sempre, c’è chi può e chi non deve.

Insomma ambiguità, ambiguità, ambiguità sembrano le tre parole dell’ave maria. O si è favorevoli o si è contrari.

Carissimi Onorevoli, con questo non voglio dire che tutti i rappresentanti sono in malafede, questo non lo credo, certo è che una fattiva quanto auspicabile collaborazione con chi da decenni conduce una battaglia di giustizia, sarebbe un gesto di “rivoluzione” culturale.

Direi anche “onesta intellettuale”.

Roma 13 02 201

Giuseppe Pesciaioli

Related Posts

About The Author

Add Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Contatta la Sezione o Unità Coordinata a Te più vicina!Inviaci una e-mail o telefona per avere maggiori informazioni.

Militariassodipro.org
Vuoi le nostre news nella tua casella di posta?

Iscriviti alla nostra mailing list per ottenere informazioni interessanti e aggiornamenti.

Grazie per la sottoscrizione.

Qualcosa è andato storto.