Suicidi:Carabinieri, Polizia,GdF, Penitenziaria .e Forestale, 254 casi dal 2009 al 2014. Il Governo “ESCLUDE che gli eventi siano riconducibili a problematiche di disagio lavorativo ….".

Assodipro Nazionale
Il tema dei suicidi nelle Forze Armate e Forze di Polizia non è mai affrontato in modo organico,  complessivo e approfondito , nonostante la media dei suicidi è molto più alta di quella che si rileva da statistiche generali. Vi proponiamo la risposta del sottosegretario per l’interno On. Manzione e l’interrogazione presentata.

  Tratto da Resoconto stenografico della seduta n. 680 del 15/09/2016 

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-02082 sui casi di suicidio all'interno delle Forze dell'ordine. 
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione. MANZIONEsottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, con l'interrogazione all'ordine del giorno il senatore Crimi richiede una serie di dati relativi al fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze di polizia e alla polizia municipale, con riferimento al periodo compreso tra il 2009 e il 2014
Per quanto concerne la Polizia di Stato, nel periodo in esame, si sono registrati 62 suicidi, di cui tre hanno riguardato personale di sesso femminile. L'età media dei soggetti coinvolti è di quarantaquattro anni. Per quanto riguarda le modalità, in 50 casi è stata utilizzata la pistola di ordinanza, in quattro casi un altro tipo di arma, mentre i restanti otto eventi hanno avuto corso con altre dinamiche. 
Quanto all'Arma dei carabinieri, nello stesso periodo di riferimento, si sono registrati 92 eventi, di cui solo uno ha riguardato una donna. L'arma da fuoco è stata utilizzata in 80 casi. L'età media dei soggetti coinvolti oscilla tra i circa trentanove anni nel 2014 e i circa quarantaquattro anni del 2012. 
Il dato riferito alla Guardia di finanza è di 45 casi di suicidio riguardanti solo personale di sesso maschile, con un'età media di circa quarantaquattro anni. In 41 casi è stata utilizzata l'arma di ordinanza, in 4 casi l'evento si è verificato con modalità diverse. 
Nel Corpo di polizia penitenziaria si sono registrati 47 eventi, tutti riguardanti personale di sesso maschile. In merito alle modalità, 30 suicidi sono avvenuti con arma di ordinanza e due con arma personale, mentre gli altri 15 casi hanno avuto dinamiche diverse. L'età media dei soggetti coinvolti è di circa quarantatré anni. 
Con riferimento al Corpo forestale dello Stato, sono stati accertati otto suicidi, di cui sei hanno riguardato uomini e due donne, tutti eseguiti con l'arma di ordinanza. L'età media dei soggetti coinvolti è ancora una volta di quarantaquattro anni. Riferisco, infine, che il Ministero dell'interno non dispone di dati relativi all'incidenza del fenomeno nei Corpi di polizia locale, perché tali dati non affluiscono al Ministero dell'interno. Ai fini di una corretta lettura dei dati che ho appena fornito, mi preme evidenziare che il miglioramento delle condizioni lavorative e di vita del personale delle forze di polizia è uno degli obiettivi prioritari dei Dicasteri di rispettiva appartenenza. Per quanto riguarda questa Amministrazione, segnalo, a dimostrazione dell'attenzione riservata al tema, che da diversi anni la Direzione centrale di sanità del Dipartimento della pubblica sicurezza ha attivato numerose iniziative in materia di prevenzione e gestione del disagio psichico nel personale della Polizia di Stato e di sostegno in occasione di eventi critici e ad alto impatto emotivo anche non inerenti ad attività di servizio. In tale ambito, la predetta Direzione centrale, anche avvalendosi della collaborazione di docenti universitari ed esperti del settore, monitora e analizza costantemente il fenomeno. 
L'esame dei dati acquisiti non evidenzia un incremento numerico dei suicidi, ma un andamento discontinuo, mentre la valutazione delle singole fattispecie esclude che gli eventi in parola siano riconducibili a problematiche di disagio lavorativo o comunque a situazioni critiche connesse all'attività svolta
Rappresento, inoltre, che è in fase di elaborazione un documento, frutto di uno studio sistematico di tale problematica, che fornirà tutti i dati di dettaglio ed individuerà ulteriori iniziative tese alla prevenzione del fenomeno nell'ambito della Polizia di Stato. Le risultanze preliminari di questo studio non forniscono – almeno allo stato – elementi di allarme. 
Infine, il Ministero della giustizia ha tenuto a precisare che al tema del benessere del personale della Polizia penitenziaria è stato dedicato un apposito spazio nel contesto dell'articolata iniziativa degli Stati generali sull'esecuzione penale; benessere da realizzarsi attraverso il potenziamento della sorveglianza dinamica e la valorizzazione del personale e della sua formazione.   CRIMI (M5S). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. CRIMI (M5S). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario perché finalmente dopo più di un anno riusciamo ad avere questi dati: erano dei numeri. Tendenzialmente quella era la richiesta dell'interrogazione; non si chiedeva altro, semplicemente dei numeri che è difficile reperire. Ci sono delle associazioni che fanno degli sforzi immani, si affidano a dati pubblici – quelli che trovano sulla stampa – per poter raccogliere queste informazioni e poter capire qualcosa di più. Non è però soddisfacente il fatto che sia la stessa amministrazione a cercare le eventuali cause o connessioni. Rendere pubblici i dati, renderli disponibili anche all'esterno, a ricercatori o altri soggetti che possono svolgere approfondimenti, fa sì che il risultato possa essere più oggettivo…..
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Infatti, che lei mi dica che non c'è una correlazione con l'attività lavorativa svolta dalle forze di polizia dipende dal fatto che si cerca sempre la correlazione nell'evento specifico, quando in realtà c'è uno stress accumulato e a volte non è possibile identificare situazioni di stress o criticità legate a eventi che all'apparenza possono sembrare ordinari. Basti immaginare un agente della polizia locale o della polizia stradale che deve intervenire in un incidente stradale in cui una delle vittime è un bambino di età simile a quella di un suo figlio che è a casa. All'apparenza sembra un intervento ordinario, ma immaginate quale può essere la conseguenza emotiva per quella persona e cosa si porta a casa, dove poi trova suo figlio, e cosa può succedere. Forse non è da sottovalutare la relazione esistente tra l'attività effettuata e a volte le conseguenze. La media dei suicidi all'interno delle Forze dell'ordine è doppia rispetto alla media nazionale dei suicidi, se calcolata in termini percentuali. L'uso dell'arma, anche l'abitudinarietà nell'utilizzo, la facilità con cui possono reperire un'arma è un altro elemento che può agevolare. Va poi considerata la tragicità, perché forse i tentativi di suicidio sono pochi, in quanto nella maggior parte dei casi utilizzando l'arma di servizio purtroppo tali tentativi hanno tutti questa fine tragica. Crediamo inoltre che non sia sufficiente il supporto psicologico interno. Anche questo è un altro elemento che bisognerebbe andare ad approfondire. Non si può sovrapporre la figura del valutatore con quella di chi fa supporto psicologico, perché sappiamo bene che quando si va a denunciare uno stato d'animo, uno stato emotivo che può avere una causa scatenante per effetti tragici, non si è liberi di parlare, di farsi aiutare da chi si sa che poi o contemporaneamente dovrà valutare se in quel momento una persona è idonea a tornare in servizio. Questo è un altro aspetto da prendere in considerazione. Sarebbe il caso di istituire un osservatorio su questo fenomeno, che non deve essere sottovalutato. Purtroppo è sempre stato preso sotto gamba e si è sempre ritenuto che non vi fosse una relazione, perché si considera il fatto singolo, individuale, si valuta se sia avvenuto a seguito di un evento critico specifico, dimenticando che i soggetti che compiono questo gesto spesso sono al termine di un processo di decadimento. È vero che i suicidi sono tra i gesti più difficili da spiegare psicologicamente, ma in ogni caso le Forze dell'ordine e le Forze armate – perché il fenomeno riguarda anche le Forze armate – non possono non prendere in considerazione la cura del proprio personale, che non deve limitarsi a dare le condizioni migliori, ma deve riguardare anche l'assistenza continua e la garanzia che l'aprirsi e il mettersi in cura non sia poi oggetto di valutazione di non idoneità o altro nell'immediato. Ci sono medici che possono rimettere a posto una persona in quindici giorni, con un certo cammino o percorso, ma se quella persona sa che il medico è anche colui che lo dovrà valutare difficilmente farà in modo che questi lo possa aiutare.

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