Mario Mauro, questa volta ospite di Santoro, continua a ripetere inesattezze sugli F 35 mentre porta avanti il taglio di 40 mila posti di lavoro nella Difesa.

A cura di Assodipro Roma.
Il Ministro Mauro, ricaricato dopo giorni di tormento per la crisi politica che poteva portare ad una caduta del governo ed alla conseguente perdita del Ministero con il rallentamento/blocco di provvedimenti a cui tiene tantissimo ( vedi il taglio di 40 mila posti di lavoro nella Difesa )  , rigenerato e politicamente rafforzato dal suo ruolo di “pontiere” per la continuità del governo Letta, è stato ospite di Michele Santoro, dove, senza contraddittorio “ tecnico “ su contenuti di provvedimenti sulla Difesa e sul suo personale, ha ripetuto delle inesattezze per difendere la scelta degli F 35. In sostanza ed in sintesi ha ri-affermato che gli F 35 ci fanno risparmiare (!) in quanto 90 F 35  sostituiranno 256  aerei e ri-affermando che senza F 35 non ci sarebbe l’ Aeronautica Militare (!). 
Riproponiamo quanto già scritto da noi il 14 Agosto. 
Il  13 agosto   Ermanno Graffi  su analisidifesa.it ( f35 perché il ministro Mauro NON convince ) , tra l’altro scrive : “  Il Ministro della Difesa Mario Mauro, appare molto convinto di quello che dice quando parla, e lo fa tantissimo, dell’F-35. Proviamo a vedere se quello che dice è tutto così “convincente”. Cominciamo con gli aerei che i 90 F-35 andranno a sostituire. Mauro si riferisce agli Harrier della Marina e agli AMX e ai Tornado dell’AM destinati ad essere sostituiti dai JSF. Il problema è che questi aerei non sono 256. Possibile che il Parlamento non si sia mai chiesto se quanto affermato dal ministro della Difesa e dai vertici di AM e Segredifesa sia vero? 256 è il totale degli aerei dei tre tipi di aereo effettivamente entrati in servizio a partire dal 1981 (100 Tornado, 136 AMX e 18 Harrier) escludendo gli esemplari in azienda per i test. Ma oggi in Italia sono rimasti in servizio solo 52 AMX (gli unici aggiornati ACOL) e circa una sessantina di Tornado, peraltro tutti aggiornati o ancora in corso di aggiornamento. A questi si aggiungono i 16 Harrier della Marina dei 18 acquistati. Il totale fa circa 130, dunque un rapporto di sostituzione più vicino a 1 a 1 che a meno di 1 a 2 come dichiarato da Mauro.I partner internazionali del programma, dunque anche l’Italia, sanno bene che avranno un JSF operativo, con le caratteristiche per cui lo hanno scelto, prima del 2020, se siamo fortunati. Ma perché l’Italia vuole il JSF? AM, Segredifesa il Ministro, dicono per mantenere un Aeronautica in grado di operare e per poter partecipare alle missioni di coalizione. Una domanda sorge spontanea: La Francia e la Germania, paesi che hanno bilanci della difesa molto più importanti del nostro, hanno forse deciso di fare a meno di un’Aeronautica e di partecipare a missioni di coalizione ? Non ci sembra, eppure non ci pensano neanche a prendere il JSF e invece hanno deciso di procedere, visti i tagli ai bilanci, per una flotta di aerei da combattimento su un solo tipo di aereo, il Rafale per la Francia e l’Eurofighter per la Germania. Questo avverrà progressivamente, quando i Tornado tedeschi andranno in naftalina, tra una decina d’anni e i Mirage 2000 francesi seguiranno la stessa sorte “.
A Mauro non sembra interessare neanche che L’ F35 NON CONVINCE NEANCHE FINMECCANICA –  Solo pochi giorni fa, l’amministratore delegato del gruppo, Alessandro Pansa, in audizione nella commissione Difesa della Camera , nonostante gli entusiasmi del ministro della Difesa per il cacciabombardiere “di pace”,  dei vertici militari che lo considerano indispensabile e di Segredifesa che favoleggia di migliaia di posti di lavoro assicurati,  si è dichiarato perplesso sulla scelta politica  degli F 35 Lo si evince chiaramente quando Pansa afferma. “Rispetto a temi come gli F35 noi siamo esecutori intelligenti di scelte altrui” precisando che ”non è con la fornitura di parti d’aerei di grandi dimensioni che Finmeccanica costruisce il suo futuro di operatore tecnologico d’avanguardia”. Tuttavia il fornitore intelligente di tecnologie e prodotti “deve eseguire programmi e processi che sono il frutto di scelte politiche e non industriali”.


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