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Statali, stipendi bloccati anche per il 2014: è scontro
Sui Diritti , sui Tagli pesanti programmati al personale, sui blocchi economici, anche le rappresentanze dei Militari alzino la testa se ne sono capaci !%#1030
È giusto che i dipendenti pubblici, le cui busta paga sono bloccate dal 2010 a tutto il 2013, non ricevano aumenti anche per il 2014? È questa una delle domande più importanti alle quali il governo Letta dovrà rispondere nelle prossime settimane. Già perché i sindacati, sfruttando uno spiraglio lasciato aperto dalla lunga fase di passaggio fra il vecchio e il nuovo esecutivo, hanno tutta l’intenzione di passare all’offensiva. Speriamo lo facciano anche i cosi detti, a sproposito, in quanto i DIRITTI ASSOCIATIVI E SINDACALI IN ITALIA SONO ANCORA NEGATI per i Militari, a differenza di numerosi stati Europei, “ CoCeR – Sindacati dei Militari (!)”.
RICORDANDO E TENENDO BEN PRESENTE CHE IL Dl 98/2011 del Governo Berlusconi HA bloccato le retribuzioni di TUTTO IL PUBBLICO IMPIEGO e ha demandato a uno o più atti regolamentari da un lato la possibilità di prorogare fino al 31 dicembre 2014 tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della Pubbliche amministrazioni e, dall'altro, la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale ( pochi euro mensili ) , da corrispondere nel triennio 2015-2017.
RICORDANDO E TENENDO BEN PRESENTE CHE IL Dl 98/2011 del Governo Berlusconi HA bloccato le retribuzioni di TUTTO IL PUBBLICO IMPIEGO e ha demandato a uno o più atti regolamentari da un lato la possibilità di prorogare fino al 31 dicembre 2014 tutte le norme che limitano i trattamenti economici dei dipendenti della Pubbliche amministrazioni e, dall'altro, la revisione delle modalità di calcolo dell'indennità di vacanza contrattuale ( pochi euro mensili ) , da corrispondere nel triennio 2015-2017.
In questo modo facile e colpendo quasi esclusivamente i lavoratori pubblici, l’obiettivo di diminuire la spesa pubblica è stato raggiunto sulle spalle dei dipendenti pubblici che hanno pagato e stanno pagando duramente da 4 anni durante i quali l’inflazione ha fatto scendere di fatto gli stipendi almeno del 7/8% pari in media a 150 euro al mese – non è una bestemmia tornare a parlare di aumenti. Con il nuovo governo, dai critici detto anche Governo dell’ Inciucio, sono scomparsi programmi elettorali che parlavano di tassazione più equa, patrimoniali e costi della crisi da far pagare a chi non ha pagato in questi ultimi anni.
Si RIPARLA DI SPESA PUBBLICA DA TAGLIARE ed i soli noti ( dipendenti pubblici e quindi anche appartenenti al comparto DIFESA E SICUREZZA ) , legittimamente si preoccupano ancora, sia delle retribuzioni bloccate sia dei tagli pesanti al personale conseguenza della Spending Review e Revisione Strumento Militare. La mancanza di DIRITTI ASSOCIATIVI E SINDACALI per i lavoratori del comparto Difesa, unita alla sordità di chi ascolta e favorisce solo lobby e caste, rende ancor più ardua l’impresa di tutelare e difendere il personale.
«La prudenza del nuovo governo sui conti pubblici è del tutto comprensibile – dice Michele Gentile, uno dei responsabili della Cgil Funzione Pubblica – Ma altrettanto opportuno appare l’avvio di un percorso che riporti sul sentiero della normalità i contratti del pubblico impiego. I numeri parlano da soli sui sacrifici che i dipendenti pubblici hanno fatto. Inutile fare retorica. Ma non si può continuare all’infinito sulla vecchia strada». A questo punto il cerino acceso passa innanzitutto nelle mani del ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, e di quello della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia. Se decideranno di rinnovare i contratti dal 2014 dovranno trovare i relativi soldi. Quanti? Come minimo un miliardo. Infatti, in media, l’aumento dell’1% dello stipendio di un dipendente pubblico è pari ad una maggiore spesa di 24 euro mensili. Che per 13 mesi farebbero 312 euro a testa. Che per 3,2 milioni di statali farebbero 998 milioni.
«La prudenza del nuovo governo sui conti pubblici è del tutto comprensibile – dice Michele Gentile, uno dei responsabili della Cgil Funzione Pubblica – Ma altrettanto opportuno appare l’avvio di un percorso che riporti sul sentiero della normalità i contratti del pubblico impiego. I numeri parlano da soli sui sacrifici che i dipendenti pubblici hanno fatto. Inutile fare retorica. Ma non si può continuare all’infinito sulla vecchia strada». A questo punto il cerino acceso passa innanzitutto nelle mani del ministro del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, e di quello della Funzione Pubblica Gianpiero D’Alia. Se decideranno di rinnovare i contratti dal 2014 dovranno trovare i relativi soldi. Quanti? Come minimo un miliardo. Infatti, in media, l’aumento dell’1% dello stipendio di un dipendente pubblico è pari ad una maggiore spesa di 24 euro mensili. Che per 13 mesi farebbero 312 euro a testa. Che per 3,2 milioni di statali farebbero 998 milioni.
S.R. Assodipro


