LO STRANO CASO DEI MILITARI SENZA DIRITTI

DIFESA NAZIONALE E SICUREZZA PUBBLICA

60,36 milioni di italiani ogni giorno vengono a contatto con strani tipi che indossano una divisa, che svolgono funzioni delle più disparate, ma chi sono realmente e come vengono gestiti e quali tutele hanno rispetto a tutti gli altri lavoratori pubblici o privati?

Immagine da https://www.firenzepost.it/category/politica/

Sembrerà strano, ma questi uomini e donne non hanno tutele adeguate a garantire la loro dignità e devono svolgere il loro compito dovendo difendersi dai pericoli derivati dai loro compiti istituzionali (criminalità, missioni internazionali, strade sicure) ma soprattutto da un sistema interno che comprime, a volte annienta, ogni possibilità di una giusta difesa in caso di controversie con l’amministrazione di appartenenza.

Non hanno la possibilità di sedersi al tavolo della contrattazione con mezzi adeguati (i sindacati che si sono costituiti non sono riconosciuti dal Governo e dal Parlamento) e per conto loro si siedono i comandanti, come dire che a rappresentare l’operaio o l’impiegato ci va direttamente il datore di lavoro.

La popolazione italiana, quei 60,39 milioni di persone, non conoscono affatto le condizioni di lavoro del personale militare, la stampa le ignora, la politica si è stratificata su posizioni ridondanti di luoghi comuni e rinuncia al ruolo che gli compete, ovvero legiferare per il pieno rispetto dei trattati internazionali sottoscritti dall’Italia in merito al riconoscimento dei diritti fondamentali della persona, che include il riconoscimento del ruolo del sindacato anche per le forze armate e i corpi di polizia ad ordinamento militare.

foto dal sito https://www.silfnazionale.it/2019/07/23/strade-sicure-mare-sicuro-ospedali-sicuri-rifiuti-sicuri-oltre-lemergenza/

Malgrado nel 2018 dopo oltre 28 anni di battaglie giudiziarie TAR, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale, Consiglio di Giustizia Europeo, e CEDU, si riuscì ad avere una sentenza favorevole alla sindacalizzazione dei militari italiani in analogia ad altri paesi europei e quindi la piena attuazione della carta sociale europea, il Parlamento Italiano si è arenato in proposte di legge che si discostano notevolmente dal giudizio espresso dalla Suprema Corte con Sentenza 120/2018 promossa da Associazione Solidarietà Diritto e Progresso.

Il disegno di legge che giace in Senato sulla sindacalizzazione del Comparto Difesa e Sicurezza, DDL 1803 “Libertà sindacale personale militare”, disattende quanto enunciato dalla Corte Costituzionale, che richiamava il legislatore italiano ad uniformarsi al diritto internazionale ratificato dall’Italia.

In particolare nel DDL 1803, sono evidenti alcuni passaggi che riducono la libertà sindacale dettando le condizioni d’organizzazione, fino ad arrivare a definire chi e quanti possono iscriversi alle stesse eventuali organizzazioni sindacali definendo percentuali di rappresentanza, ponendo limiti all’iscrizione, ovvero subordinandola ad eventuali posti disponibili.

In sostanza, per meglio far comprendere a chi del mondo militare non ha una compiuta consapevolezza, il datore di lavoro decide quanti iscritti dovrebbe avere una sigla sindacale, distribuendoli tra le sigle e decidendo le percentuali di assegnazioni.

Quindi quanto di più antisindacale si possa immaginare, un “dividi et impera” disposto dalla legge a totale beneficio della proprietà aziendale e in questo caso del vertice militare compreso il Ministro della Difesa.

Altra limitazione risulta essere quella di vietare ogni possibile collaborazione con altre sigle sindacali confederate o no, ponendo di fatto un isolamento delle sigle sindacali militari, che ne determinano un’assenza di capacità contrattuale, ovvero non avere nessun mezzo di rivendicazione idoneo a configurare correttamente quelle che sono le relazioni sindacali (relazioni industriali), privandole dell’unico mezzo capace di incidere efficacemente nel riconoscimento di alcune prerogative finalizzate al giusto riconoscimento delle istanze dei lavoratori in divisa.

Il fine di questo disegno di legge sembra essere quello di anestetizzare le sigle sindacali militari, autorizzandole per legge, ma limitandole fino a ridurle a delle associazioni pseudo culturali, poco più poco meno di quelle che potrebbero essere definite di centri sociali di aggregazione.

Nelle pieghe della legge si inseriscono anche velati (ma non più di tanto) insidie per i dirigenti sindacali militari, sottoponendoli a condizionamenti tali da dover svolgere l’attività sindacale sul filo del rasoio e che molto probabilmente vedranno molti più giudici che tavoli tecnici di trattative sindacali.

L’evento del 13 e 14 luglio a Roma “Stati Generali dei Sindacati Militari Più Sicurezza con Giusti Diritti”, vuole portare la politica ad un confronto con le parti sociali, cercando di modificare quei tratti del DDL1803, che mal si conciliano con l’attività sindacale ma soprattutto con i trattati internazionali.

Certo è che se la scelta del legislatore rimarrà quella attuale, si aprirà l’ennesima stagione dei contenziosi nei vari tribunali a tutti i livelli e non saranno certamente escluse iniziative sociali con giuste attività di denuncia all’opinione pubblica.

fonte https://www.babilonmagazine.it/missioni-italiane-estero-nato-onu-ue/

Insomma, per concludere, sembra che la politica italiana, che spesso apprezza l’operato delle forze di polizia e delle forze armate, a volte dimentica che il personale non chiede aumenti di stipendio ancorché legittimi , ma un trattamento dignitoso e tutele certe.

Oggi le istituzioni militari sono a latere della democrazia, una cosa a parte che si vuole tendere a far rimanere tale, poi scandali e suicidi, malattie professionali, morti sul lavoro, stress da prestazione, orari senza limiti e devianze, riempiono piccoli spazi dell’informazione, ad esempio i necrologi.

Bisogna andare oltre, bisogna avere una minima parte di quel coraggio che si chiede al personale militare quando deve assolvere al suo compito, affrontando pericoli che sono diretta volontà della politica e che dalla politica non si aspetta favoritismi ma rispetto.

Ecco, il personale che sta sulla strada, in operazioni di guerra, in attività investigativa, in assistenza all’intera nazione, vorrebbe essere trattata con dignità dal proprio datore di lavoro, esattamente come ogni altro lavoratore di questa Repubblica Italiana.

Assodipro

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