Amianto. Sentenza della Cassazione, da rifare tutto il processo che assolse i vertici della marina

Da sempre Assodipro si occupa del problema delle vittime del proprio lavoro, attraverso l’amianto, uranio o i vaccini. Poveri colleghi che hanno avuto la sfortuna di fare semplicemente il proprio dovere, sulle navi, nei poligoni di tiro o fuori area,  Solo qualche mese fa avevamo commentato una Sentenza con molta amarezza poichè il giudice del tribunale di Padova aveva assolto tutti. Avevamo scritto morti e sepolti dalla retorica di stato, oltre 1200 dipendenti ammalati o morti per patologie legate all’amianto. Vittime e familiari da 16 anni hanno tentato di trovare giustizia per quanto loro accaduto. Ma non è servito nulla, il giudice del tribunale di Padova, Chiara Bitozzi, ha assolto tutti gli alti ufficiali della Marina che avevano la responsabilità degli equipaggi e della tenuta della flotta, nonostante le navi hanno continuato a solcare il mare anche dopo la messa al bando dell’amianto, che risale al 1992. La triste conclusione di un processo durato tre anni e mezzo e un’inchiesta cominciata più di quindici anni fa. Sono stati assolti con la formula piena “il fatto non sussiste”, gli ammiragli non potevano fare nulla per salvare i loro soldati, sono state vittime collaterali del proprio dovere. I generali non potevano disporre di risorse, non potevano bonificare, non potevano gestire il servizio in modo differente, non potevano nulla di nulla, erano comandanti con le mani legate, ignari di quanto poteva accadere ai danni dei loro marinai.

La nuova Sentenza della Cassazione

Per fortuna la giustizia ha i suoi gradi di giudizio, un iter lento e lungo, ma spesso prima o poi arriva al punto. Così, l’altro giorno la III Sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che è da rifare il processo che ha mandato assolti 5 ammiragli per la morte per mesotelioma pleurico di due marinai, rimasti esposti all’amianto senza le dovute protezioni. Secondo le parti civili, “in quanto non sono state applicate le leggi a salvaguardia della salute dei lavoratori”. Si apre, quindi, un nuovo capitolo nella complessa vicenda processuale alla ricerca della giustizia per la morte del capitano di vascello Giuseppe Calabrò, di Siracusa, e del meccanico Giovanni Baglivo, di Tricase (Lecce), deceduti nel 2002 e nel 2005, entrambi a Padova, dove erano stati ricoverati per la gravissima patologia.  la Corte di Cassazione ha di fatto respinto la sentenza di assoluzione del 16 marzo 2017, esattamente due anni fa, della Corte di Appello di Venezia e ha rinviato, per la terza volta alla stessa Corte di Appello di Venezia, ma in altra composizione, il processo contro i responsabili della Marina Militare per la morte dei due marinai. E questa volta le motivazioni sono stringenti e non lasciano molti spazi al nuovo procedimento. I due lavoratori sono deceduti per amianto, per responsabilità del datore di lavoro (gli ammiragli della Marina) che non hanno preso le precauzioni di legge. Vengono anche respinte le teorie che stavano alla base della prima assoluzione.

La politica dia le giuste risposte prima dei Giudici e delle loro sentenze

La questione come abbiamo più volte evidenziato è principalmente politica, non giudiziaria. Oltre le responsabilità penali oggettive esistono quelle politiche che dalla Guerra nel Golfo ad oggi non ci sono state. Assodipro come parte integrante del CAD – Coordinamento Amianto e altri rischi pro Comparto Difesa e Sicurezza Nazionale in un Comunicato congiunto, dopo una conferenza stampa (svoltasi a Roma giovedì 24 gennaio 2019) per la presentazione del DDL AS 876 del Sen. Corbetta,  “Estensione alle vittime del dovere dei benefici riconosciuti alle vittime del terrorismo”, ha plaudito all’iniziativa legislativa, con la speranza che l’iter parlamentare si concluda al più presto. Per noi ogni occasione è buona per ricordare a tutti il problema. Ci sono Militari morti e familiari delle vittime che attendono con speranza e fiducia un riconoscimento dallo Stato.

!8 Marzo 2019

La Redazione

 

 

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