Amianto. Morti e sepolti dalla retorica di stato

Amianto sulle navi mm

Alla vigilia della sentenza del proceimento denominato “Marina 2” avevamo pubblicato una piccola sintesi sulle fasi del processo che avevano portato in tribunale i vertici della Marina militare. Oltre 1200 dipendenti ammalati o morti per patologie legate all’amianto. Vittime e familiari da 16 anni hanno tentato di trovare giustizia per quanto loro accaduto. Ma non è servito nulla, il giudice del tribunale di Padova, Chiara Bitozzi, ha assolto tutti gli alti ufficiali della Marina che avevano la responsabilità degli equipaggi e della tenuta della flotta, noostante le navi hanno continuato a solcare il mare anche dopo la messa al bando dell’amianto, che risale al 1992. La triste conclusione di un processo durato tre anni e mezzo e un’inchiesta cominciata più di quindici anni fa. Sono stati assolti con la formula piena “il fatto non sussiste”, gli ammiragli non potevano fare nulla per salvare i loro soldati, sono state vittime collaterali del proprio dovere. I generali non potevano disporre di risorse, non potevano bonificare, non potevano gestire il servizio in modo differente, non potevano nulla di nulla, erano comandanti con le mani legate, ignari di quanto poteva accadere ai danni dei loro marinai.

Se i generali non sono colpevoli, chi ha ammazzato questi marinai?

La domanda sorge spontanea, se i vertici della marina non sono colpevoli, a chi dobbiamo addossare queste disgrazie? Al fato, alle lobby dei costruttori navali, ai politici, agli alieni? Oppure è colpa dei diretti malcapitati, nessuno li ha obbligati a scegliere di fare i marinai? Fermo restando quanto abbiamo evidenziato nel precedente articolo, ovvero la relazione tra navi ricoperte di amianto e marinai vittime di patologie derivanti, è evidente che se passa questo ragionamento la sfiducia nello stato è totale. Tutta la visione dello Stato come garante di salute, giustizia, sicurezza sul lavoro va a farsi benedire, resta solo retorica. Da un lato si riconosce il nesso tra malattia insorta e causa derivante, dall’altro non c’è nessun uomo dello Stato che abbia una responsabilità correlata? Se i diretti superiori dei malcapitati non c’entrano nulla perchè non avevano il pieno comando delle navi, i comandanti a sua volta non sono resposnabili perchè dipendevano dal capo di stato maggiore e quest’ultimo non c’entra nulla perchè la politica non gli ha stanziato risorse sufficienti per bonificare, lo Stato dov’è, cosa è? Sedici anni di indagini, inchieste a cosa sono serviti? Per i familiari, oltre al danno anche la beffa. Nel frattempo persino tre iputati sono passati a miglior vita.

Il Fatto non sussiste

Senza entrare nel merito delle decisioni del Giudice, nella sua autonomia e autorevolezza ha pensato di utilizzare la formula assolutoria “perfchè il fatto non sussiste”, anzichè magari “di non doversi procedere”, oppure ” perchè il fatto non costituisce reato”. Ancora, “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”. Tra tante formule assolutorie a disposzione, il giudice ha scelto quella più ampia, quella suggerita dal pubblico ministero, senza ombre e macchie per gli imputati, non lascia spazio a rivalse in sede civile. Si dovrebbe dire, tutto è bene quel che finisce bene, se non fosse per il fatto che non sussistono solo gli imputati da assolvere, ma ci sono anche le vittime, i familiari, i figli, i colleghi, i cittadini. Tutti noi di fronte ad uno stato che non è in grado di trovare i colpevoli, che non guarda alla sicurezza sul lavoro, con tempi enormemente dilatati nei processi, che non dona giustizia ai malcapitati, soprattutto se questi sono militari, rimaniamo delusi.

Ultima speranza, la politica

Delusi ed impotenti ma con una ultima speranza, la politica sani i torti della politica passata, quella che non dava risorse ai vertici della marina per bonificare le navi. La politica di oggi risarcisca le vittime e i familiari, dia l’onore di “vittime del dovere” a questi militari, ne più e ne meno se fossero andati in guerra. Un guerra in nome della retorica, di uno stato che vantava di essere la settima potenza economica e civile del mondo e probabilmente si preoccupava di nascondere la polvere sotto il tappeto.

La Redazione

Articolo del Fatto Quotidiano

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