Amianto sui carri armati Il mesotelioma fra i militari

Marescialli, ufficiali, soldati semplici. C’è un lungo elenco di militari deceduti colpiti da mesotelioma pleurico, nel fascicolo per malattie professionali aperto dal pubblico ministero torinese Raffaele Guariniello, raccogliendo le informazioni tra centinaia di cartelle cliniche in Piemonte e nel resto d’Italia. Sempre l’amianto killer. Questa indagine riguarda gli uomini dell’esercito che prestavano servizio nei settori meccanizzati.

Per lavoro, venivano a contatto con mezzi corazzati o carri armati, dotati fino a qualche anno fa di rivestimenti di amianto, oppure allestiti con componenti meccanici ricchi di fibre del minerale, il cui contatto può aver provocato la malattia.

Fonte: La Stampa.itL’inchiesta è scaturita dal monitoraggio dell’Osservatorio regionale piemontese sull’amianto, che ha riscontrato un’incidenza anomala di mesotelioma tra i militari deceduti negli ultimi anni o tuttora sottoposti a cure intensive. I casi accertati, finiti nel fascicolo del magistrato, sono al momento 335. Per lo più sono decessi. Nello studio gli esperti di amianto hanno preso in esame due periodi: prima e dopo il 1970. Con questi dati, il pm Guariniello, il magistrato che ha portato in tribunale i signori dell’Eternit, si è rivolto alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito i militari dell’esercito, istituita presso il Senato della Repubblica.

La stessa commissione che si sta occupando dei soldati colpiti da tumore alla vescica e dei rischi da esposizione all’uranio impoverito, presente nei proiettili utilizzati nelle missioni internazionali. Analizzando i dati su base nazionale, è stata riconosciuta una certa correlazione tra l’attività svolta nell’esercito e l’insorgenza, decenni dopo, della malattia. Molti dei soggetti colpiti da mesotelioma hanno guidato a lungo i mezzi cingolati o hanno fatto parte degli equipaggi. Altri hanno effettuato interventi di manutenzione dei mezzi corazzati o manipolato l’attrezzatura destinata ai veicoli. In alcuni casi anche la vernice conteneva miscele di amianto, per proteggere i veicoli da influssi termici e acustici.

Le fibre erano ampiamente utilizzate nei carri armati, come anche nelle navi da guerra, in passato già al centro di indagini da parte di altre procure. Al momento in questa inchiesta non ci sono indagati. Gli accertamenti sono all’inizio. Da anni l’amianto è fuori legge. Ma la procura torinese sospetta che alcuni mezzi contengano ancora oggi tracce di fibre, benché l’esercito abbia già avviato da anni interventi di bonifica e sostituto i veicoli obsoleti. L’obiettivo della procura è di arrivare alla prescrizione dei provvedimenti da far adottare alle strutture militari, affinché sia eliminato il rischio di venire a contatto col minerale killer.

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