Militari, stop ai tatuaggi «osceni e razzisti» Partiranno i controlli dell'Esercito

Divieto categorico a tatuaggi o piercing «in parti visibili del corpo». Approvata in luglio, ma non ancora diramata dallo Stato maggiore, è apparsa in Rete la direttiva dell'Esercito che vieta i tatuaggi «osceni», «con riferimenti sessuali», «razzisti o di discriminazione religiosa», quelli «che possono portare discredito alle istituzioni dello Stato ed alle forze armate». Quest'ultima categoria comprende «quelli palesemente in opposizione alla Costituzione o alle leggi dello Stato italiano» ed anche «i tatuaggi che fanno riferimento ovvero identificano l'appartenenza a gruppi politici, ad associazioni criminali o a delinquere, incitano alla violenza e all'odio ovvero alla negazione dei diritti individuali o ancora sono in opposizione ai principi cui si ispira la Repubblica italiana».
SEGNI ESTERIORI – La direttiva dello stato maggiore dispone anche una serie di controlli in fase di selezione oltre che verifiche periodiche sul personale, ricorda che i militari dell'Esercito si trovano sempre più spesso ad agire «in teatri operativi distanti dalla madrepatria», zone operative contraddistinte «dalla presenza della popolazione civile e contingenti multinazionali con usi, costumi, cultura e religione talvolta molto differenti da quelli che caratterizzano gli italiani ovvero le culture occidentali». In questo contesto, si legge nel documento diffuso da forzearmate.org, «l'eventuale presenza di segni esteriori dell'individuo appartenente alla forza militare potrebbe ingenerare un senso di diffidenza/discredito da parte di appartenenti ad altri Paesi che per motivazioni religiose o culturali disapprovino la pratica dei tatuaggi».
CURA – Oltre a contraddistinguere «in maniera inequivocabile l'appartenenza alla forza armata» ed essere «espressione e simbolo di valori fondamentali», l'uniforme, rileva la circolare dell'Esercito, «sta ad indicare uguaglianza pertanto l'aspetto esteriore degli appartenenti all'Esercito italiano richiede particolare cura e non può essere trascurato ovvero snaturato da forme di evidenza estetica quali possono essere i tatuaggi o i piercing».
I CONTROLLI – Il giudizio sulla liceità dei tatuaggi «è competenza del Comandante di corpo per il personale in servizio e della Commissione concorsuale in sede di selezione». In sede di selezione, la presenza di tatuaggi può comportare «un giudizio di esclusione dal concorso». E il riscontro di un tatuaggio non consentito «può essere rilevato direttamente dal relativo comandante (nelle sedi non coperte da uniforme)» o dal personale medico «nelle sedi coperte». Il personale militare arruolato prima dell'entrata in vigore della direttiva e partecipante ai concorsi interni della forza armata «non sarà escluso per la presenza di tatuaggi poiché arruolato con la normativa previgente»
RIMOZIONE – In ogni caso, sottolinea il documento, «non può essere sollecitata o suggerita al militare direttamente o implicitamente la rimozione del tatuaggio, tenuto conto dell'invasività dei trattamenti medici richiesti e dei possibili esiti del trattamento stesso. A tale scopo, il d.s.s. dovrà informare il personale sugli aspetti di natura sanitaria connessi all'applicazione ed alla rimozione dei tatuaggi e sui rischi derivanti da tali attività». In presenza di un tatuaggio non consentito, il Comandante di corpo è invitato dalla direttiva ad attivare «un apposito procedimento finalizzato all'eventuale adozione di un provvedimento disciplinare di corpo. Nei casi in cui la violazione sia di gravità tale (ad esempio tatuaggi con contenuti offensivi o di vilipendio per le istituzioni o configuranti apologia di reato) da ledere l'interesse generale dell'amministrazione ed abbia una rilevanza anche esterna all'amministrazione stessa, possono ricorrere i presupposti anche di una sanzione disciplinare di stato».
Fonte: corriere.it

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