Ancora 2 SUICIDI NEI CARABINIERI. Troppi casi nei Carabinieri, superiori alla media nazionale. Inascoltate le Parole di Carabinieri animati da "spirito di tutela democratica e sindacale".

SUICIDI NEI CARABINIERI. Secondo L’ Arma Sempre e solo motivi strettamente personali. MAI disagi dovuti al servizio. 
A cura di Salvatore Rullo Vice Pres. Assodipro s.rullo@tin.it
Ebbene si, dolorosamente lo dobbiamo scrivere e sottolineare. ALTRI 2 Carabinieri Suicidi e la cosa NON è una notizia, non deve essere una notizia; Il Carabiniere deceduto suicida non deve fare notizia, il Militare o Carabiniere morto è una notizia e fa notizia, diventa anche evento mediatico, solo quando fa comodo a certi settori politici, governativi o di vertice.  Le notizie sugli ultimi due suicidi le troviamo quasi solo cercandole con pazienza, in organi di stampa locali o comunque relegate in poche righe ! SARA’ sempre tardi, considerando i TROPPI CASI ,  ma indispensabile, analizzare e discutere il fenomeno, trovare colpe e responsabilità, cause e motivi. Vanno colmate evidenti lacune di Rappresentanza e tutela del personale Non rappresentato e tutelato da organi stile sindacato giallo utili solo ad un POLITICA stile “ non disturbare il conducente o manovratore “ ed a vertici poco lungimiranti e burocraticamente conservatori . Caste che sopravvivono anche schiacciando tutele e diritti fondamentali come quelli sul LAVORO e SALUTE.   
Appuntato dei carabinieri suicida in caserma: rinviati i funerali. Disposta l'autopsia.
4 Aprile 2014 – Era di Cava dei Tirreni l’appuntato dei carabinieri 40enne, sposato e padre di 3 figli, che si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola all’interno della caserma “Arena e Pezzutto” del comando provinciale di Salerno.SALERNO. E' stata disposta l'autopsia sul corpo del carabiniere che ieri mattina si è sparato un colpo alla testa in caserma a Mercatello. La decisione rende ancora più fitto il giallo su quanto accaduto. Intanto a Cava de' Tirreni, dove il militare viveva con la sua famiglia, i manifesti funebri sono stati coperti e sostituiti con altri. Un attimo. È tutto un attimo. Un attimo nel quale, all’improvviso, il buio avvolge la mente e il freddo s’impossessa del cuore. È quello che deve aver provato ieri mattina S.D.F. quando ha preso la propria pistola d’ordinanza e si è sparato un colpo alla testa. Un unico colpo che lo ha ucciso al momento. Almeno così ritiene il medico legale che ieri mattina è accorso al comando provinciale dei carabinieri di Salerno per accertare il decesso dell’appuntato. 
La Spezia, 4 aprile 2014 – UNO sparo, sentito dai colleghi; la corsa, frenetica, da una stanza all’altra per capire cosa fosse successo. E poi, l’agghiacciante scoperta, che ha gettato nel dramma l’intera caserma dei carabinieri. E’ lì che ieri pomeriggio, un appuntato  ha deciso di porre fine alla propria vita, sparandosi con l’arma d’ordinanza. Francesco Testai, 35 anni originario della provincia di Pisa, era un carabiniere in forza oramai da anni al comando spezzino.  Mancavano pochi minuti alle 19, quando il militare si è presentato in caserma, dove prestava servizio da diverso tempo. Non doveva neppure esserci: era in licenza. Tutto è successo in pochi attimi. Il 35enne ha salutato qualche collega, per poi mettere in atto i suoi tragici propositi. Si è diretto verso gli spogliatoi.  
n.d.r. : DALLA “Relazione sullo stato della Disciplina militare e dell’organizzazione delle Forze Armate”, presentata al Parlamento l’11 dicembre 2012, Prendiamo i dati sui suicidi: nel 2007, 18 suicidi, di cui 11 nell’Arma; nel 2008, 18 suicidi, di cui 14 nell’Arma; nel 2009, 22 suicidi, di cui 12 nell’Arma; nel 2010, 29 suicidi di cui 22 nell’Arma; nel 2011, 23 suicidi, di cui 15 nell’Arma. Nel quinquennio 2008-2012, 110 suicidi, di cui 74 nell’Arma (circa il 67%). Un dato impressionante. Dati sul mobbing e sullo stalking : Dal 2008 solo due casi di mobbing e 34 di stalking, per lo più molestie sessuali. Possiamo definirli dati irreali, surreali, quasi inaccettabili ? Dal 1996 al 2011, in 15 anni, nelle Forze Armate si sono verificati 349 suicidi. Il dato è impressionante perché le Forze armate dovrebbero avere personale selezionato e sulla carta meno esposto a tendenze suicide. Un altro dato che fa pensare è che il più alto numero di suicidi si verifica fra i gradi più bassi della gerarchia.  Anche su questo drammatico e purtroppo attuale tema è evidente il fallimento dello strumento attuale di rappresentanza militare. NOTA 17 della relazione :  “il più alto numero di suicidi per il 2011 nelle F.A. si è registrato tra il personale militare di Truppa”. Inoltre emerge che nel 2011 solamente all’interno dell’Arma si sono suicidati ben 15 carabinieriono suicidati ben 15 carabinieri. L’anno precedente il gesto estremo è stato compiuto da ben 22 Carabinieri. (Relazione trasmessa dal ministero della Difesa al Parlamento l’11 dicembre 2012, ). Considerato l’organico di quell’anno, il dato equivale a una percentuale pari a circa 20 ogni 100.000 cittadini-militari. In quello stesso anno, la percentuale dei suicidi in ambito civile in Italia era di circa 5 ogni 100.000 cittadini (fonte: dati ISTAT). A far riflettere e a destare preoccupazione non è solo l’alta percentuale di suicidi – QUATTRO VOLTE SUPERIORE AL DATO NAZIONALE – quanto, piuttosto, il fatto che il dato nazionale ricomprende anche i soggetti affetti da malattie psichiche congenite, che non avrebbero mai potuto superare gli assai rigidi e selettivi test psicoattitudinali con cui si selezionano gli appartenenti ai Corpi militari.>> ….
CONTINUA IN LEGGI TUTTO ( anche con una sintesi di un interessante  studio del fenomeno suicidi )

 – 1° Aprile 2013,  giorno di pasquetta.  Narcao, paese di circa 3500 abitanti, in provincia di Carbonia- Iglesias,  il territorio più povero del povero Stato italiano. Il Maresciallo Aurelio Mangiafico, 33 anni, celibe, originario di Terracina, Comandante della locale Stazione Carabinieri, verso le 14.00 manda un subalterno a prendere l’auto di servizio per espletare un servizio di perlustrazione. Un normalissimo ordine, che per il Carabiniere ha eseguito senza nessun sospetto. Eppure, per il Maresciallo, era una banale scusa per poter rimanere da solo, prendere la pistola d’ordinanza e togliersi la vita. Nulla di scritto ha lasciato per spiegare l’insano gesto. Sulla stampa l’Arma ha dichiarato che il gesto è dovuto a problemi personali. 6 aprile 2013, Iloghe, località nel territorio di Dorgali, comune in provincia di Nuoro. A Iloghe c’è una caserma distaccata dei Carabinieri, che dista circa 5 Km. dal paese di Dorgali, sede di una Squadriglia Anticrimine. L’Appuntato Scelto Mario Mastroni, 52 anni, originario di Oliena, paese che dista circa 7 Km dalla sede ove presta servizio, si suicida con la propria pistola d’ordinanza. L’appuntato, sposato senza figli, viveva nel proprio paese natale. Da tantissimi anni faceva servizio alla squadriglia di Iloghe.  Su questi tragici eventi, e su tanti altri casi di suicidio nell’Arma dei Carabinieri, una riflessione la devo e la voglio fare: mi chiedo sempre più spesso perché l’Arma, ogni volta che un Carabiniere si toglie la vita, a priori, viene esclusa qualunque concausa legata al servizio; mi chiedo del perché, per una volta, nelle dichiarazioni ufficiali, si dichiari che si aperta una indagine sul perché e per quali motivazioni un militare arriva a compiere un gesto tanto forte qual è il suicidio; mi chiedo se un’indagine conoscitiva di questo tipo, pur senza voler trovare un colpevole a tutti i costi, non potrebbe magari evitare qualche futuro fatto, cercando di capire quali sono le categorie di Carabinieri più esposti, in che tipo di reparto operano, le motivazioni, magari stilando una casistica  a livello nazionale( Giuseppe Lussorio Fadda Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri). 
2 APRILE 2013 . In una delibera del CoIR Palidoro si legge : “ Riflessioni dovute in merito al fenomeno dei suicidi ; negli ultimi 10 gironi altri 3 colleghi ci hanno lasciato ( Lgt Bruno Luraghi ; Mar. Ca. Romeo Brai ; Mar Ord. Aurelio Mangiafico ) Come tentare di arginare il problema ? Ricercare ogni responsabilità, anche a agli alti livelli. A pare di questo Consiglio nonostante il continuo richiamo all’esercizio di una corretta azione di comando, di fatto, quotidianamente la realtà è un'altra . Il rapporto tra comandanti e militari, come dimostrato dalle diverse sentenze del TAR e del Consiglio di Stato, e dalla lunga fila di suicidi di militari dell’Arma, fa emergere situazioni di astio e contrasto, ovvero di rapporti distaccati e puramente burocratici. Le morti, purtroppo, con il tempo perdono i loro volti  e di questi eventi tragici resta solo il valore simbolico, quale monito, affinchè ci si interroghi criticamente sulle cause che li hanno determinati …  Nel mese di Gennaio 2013 è stata istituita presso il Comando generale dell’ Arma    dei Carabinieri una COMMISSIONE sul fenomeno dei SUICIDI ( alla quale partecipano anche alcuni delegati della Rappresentanza Militare  della quale NON si comprendono chiaramente i fini né gli strumenti per conseguirli ) si CHIEDE di alla commissione di analizzare attentamente i numeri di suicidi divisi per comando, incrociando poi le risultanze poi con il periodo di Comando dei loro rispettivi Comandanti  affinchè ne sia valutata attentamente l’attività, anche quella ispettiva ( le visite ai reparti devono essere penetranti e sostanziali e non sfilate di passerella ) NON vi devono essere ufficiali con carriere garantite: Non possiamo permettere che persistano in posizione di alta responsabilità, Comandanti che, dolosamente o solo per inerzia rendano la vita invivibile ai dipendenti, magari perché distolti   dai loro interessi personali o che interpretano il loro ruolo da burocrati distaccati. ( 2 Aprile 2013 – CoIR Palidoro . Presidente Gen. B. Giovanni ANTOLINI ). 
 
TRATTO DA : comando interregionale carabinieri “vittorio veneto”  consiglio intermedio di rappresentanza documento di studio, analisi e proposte dei delegati CO.I.R. e del gruppo di studio del COM e TU istituito con delibera nr.28 Presentato a cura dei Cap. Missio e Lgt Frizzerin il 21 dicembre 2012 – ( n.d.r. NEI MOTIVI DI STRESS ci Permettiamo di aggiungere, in questa sintesi dell'ottimo documento, il BLOCCO DELLE RETRIBUZIONI che crea gravi problemi economici alle famiglie di militari , monoreddito e con famiglia:” anche ammettendo che il (solo) teorico e rigoroso rispetto (da parte di tutti) delle norme sulla Disciplina Militare possa concorrere “alla prevenzione dei rischi psicosociali e dei loro possibili effetti sulla salute negli ambienti di lavoro militari”, tale normativa non considera una molteplicità di altri fattori che, anche laddove tali regole vengano pedissequamente osservate, influiscono in modo determinante sullo stress lavoro-correlato. Non si tiene in alcun conto, infatti, ad esempio: a) il fatto che il personale, per far fronte alle numerose e spesso imprevedibili o sopravvenute esigenze di servizio, anche a prescindere da ormai frequentissime situazioni di carenze organiche, sia molto spesso obbligato a: prolungare il servizio per diverse ore, ben al di là del normale turno –  saltare o rinviare la fruizione dei riposi settimanali o festivi –  modificare o rinviare la fruizione delle licenze; in sostanza essendo spesso costretto a rimodulare e adattare la propria vita privata e l’organizzazione della vita familiare alle incalzanti esigenze lavorative e istituzionali, con conseguenti possibili motivi di tensione e stress, anche esogeni, che vanno a sommarsi a quelli endogeni del particolare lavoro; b) il fatto che ogni militare, nella sua vita professionale, è soggetto a più trasferimenti, talvolta volontari, altre volte imposti, che comunque, anche laddove la nuova sede di servizio fosse gradita (e spesso non lo è) comportano problematiche di ambientamento in nuove realtà locali, sociali e lavorative; c) il frequente avvicendarsi di colleghi, superiori e/o collaboratori, con conseguenti traumi anche affettivi (causati dal dover salutare un collega o collaboratore che si trasferisce in altra sede, ovvero dal dover lasciare i colleghi di lunghi anni di servizio per andare altrove, ecc.) e necessità di adattamento alle mutate condizioni ambientali e relazionali; d) eventuali motivi di stress derivanti da mancate soddisfazioni connesse con le dinamiche della carriera militare (mancate promozioni, penalizzazioni di avanzamento o carriera, ecc.); e) eventuali traumi derivanti dall’aver assistito nel corso del servizio a episodi particolarmente scioccanti; f) eventuali incidenti di percorso come l’essere assoggettati a procedimenti penali, anche per cause indipendenti alla propria volontà; g) minori soddisfazioni o frustrazioni derivanti dall’impiego in concreto e dalle mansioni cui si viene preposti; h) e innumerevoli altri casi assolutamente indipendenti dall’osservanza delle disposizioni richiamate dall’art. 255 C.O.M.; (3) le disposizioni di cui all’art. 19 della legge 4 novembre 2010, n. 183 (“Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti”), laddove riconosce la specificità del personale delle Forze Armate e di Polizia “in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali, previsti da leggi e regolamenti, per le funzioni di tutela delle istituzioni democratiche e di difesa dell’ordine e della sicurezza interna ed esterna, nonché per i peculiari requisiti di efficienza operativa richiesti e i correlati impieghi in attività usuranti”: invero se l’attività del personale appartenente a tali Forze è stata riconosciuta specifica per tali motivi (normativamente indicati), per definizione (legislativa) si tratta di un servizio stressante e usurante che espone il personale a particolari e specifici rischi da stress lavoro-correlato. 
A tal proposito segnaliamo lo studio condotto da CareerCast sui lavori più stressanti del 2012 (Career Cast.com è un sito americano leader nel supporto ai lavoratori e alle realtà produttive per la ricerca di opportunità di lavoro – http://www.careercast.com). I fattori presi in considerazione per determinare questa classifica sono stati: l’esposizione a pericoli fisici e l’esposizione a pericoli di natura psicologica ovvero alla competizione e giudizio degli altri. Dalla classifica sono emersi ben 10 diversi lavori che possono essere annoverati tra quelli che producono maggior stress lavoro correlato. Nella top 3 della classifica, al primo posto, come lavoro, in assoluto, più stressante quello del soldato, seguito da pompiere e poi, entrambi al terzo posto, pilota e poliziotto.

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