BASE MILITARE A GIBUTI. Tagli pesantissimi per il personale della Difesa ma, tra manie di grandezza e lotta al terrorismo globale (!), Governo e Vertici piazzano una base permanente all’estero.

*Notizia. Il 23 ottobre, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, capo di stato maggiore della Difesa, ha inaugurato la base militare italiana di Gibuti. Non cercate la notizia sul sito del ministero,del viaggio tropicale della massima autorità militare italiana non c’è traccia. Eppure, tanto per limitarci a quella zona, quando nello scorso aprile l’ammiraglio fece una visita laggiù le foto ufficiali si sono sprecate. La notiziona del 23, secondo la Difesa, è l’incontro del sottosegretario Gioacchino Alfano con il presidente del Coni. Tema: “Sport e legalità: un unico valore”. Minchia, signor tenente (non vogliatemene: è una citazione).  Si tratta di una infrastruttura di ben 5 ettari di superficie (sarebbero 50mila metri quadrati, mica bruscolini) che già da ieri ospita i primi cento militari che saliranno a trecento entro la fine dell’anno  quando la base sarà “pienamente operativa”. Che ci faremo noi tra le sabbie di Gibuti e il solleone che picchia duro a 50° non si sa. O meglio: lo si sa benissimo. Il sottosegretario Alfano (sì, lo stesso del Coni: infaticabile) a luglio rispondendo a un interrogazione della deputata Emanuela Corda della  del M5S, ha detto che la realizzazione della base ”si deve inquadrare nel più ampio contesto delle attività di contrasto al fenomeno della pirateria”. Come dargli torto. Signora mia, con tutti ‘sti pirati in giro per il mondo non si può più stare tranquille. Peccato che i conti non tornino: trecento uomini e una base militare permanente (“la prima” fuori dell’Italia dice l’ammiraglio) per scortare un po’ di mercantili sembra un tantino esagerato. I mercantili sono una scusa bella e buona. Perché questo di Gibuti è un avamposto permanente in “un’area di enorme importanza strategica destinata ad essere più importante e strategica di Suez e di Gibilterra”, come ha ribadito Binelli Mantelli congratulandosi con il colonnello Cesare Canicchio che attualmente comanda la base. “Ora ci siamo anche noi. E ci saremo per molti anni” ha preconizzato l’ammiraglio. Nella base ci sono già elementi delle forze speciali e ce ne saranno ancor di più nei prossimi mesi. Et voilà, mesdames et messieurs. Disvelato l’arcano. I pirati sono la copertura, ma il vero obiettivo sono i terroristi. Non che il problema non esista, ma certo esiste anche un grosso, enorme problema quando un Governo dice una cosa al Parlamento e ne pensa un’altra. Quando ci accodiamo agli americani per fare la sporca guerra clandestina a un nemico indeterminato. La stessa guerra che  giustifica le intercettazioni a strascico della NSA e di cui solo l’Italia sembra non essersi accorta. Se Letta & Co. ritengono che la bushiana global war on terrorism sia anche la nostra, vadano in tv, lo proclamino urbi et orbi, e Letta si autoinvesta del titolo di commander-in-chiefall’amatriciana così quando incontra Obama, anziché con le sue strette curiali a doppia mano, lo può omaggiate con un bel saluto al Capo. Naturalmente nell’anno e più trascorso dall’accordo con il governo di Gibuti i nostri bravi gnomi contabili hanno fatto in modo che tutte le spese e le autorizzazioni fossero a posto. Così il finanziamento della base è stato infilato, ce lo ha detto sempre Alfano nella risposta alla Corda, nel decreto dell’ottobre 2012 denominato “Ulteriori misure per la crescita del Paese”. Una bella base a Gibuti, sai che pungolo per l’economia
Quanto ai costi della base Binelli Mantelli ha riferito di tre milioni annui aggiungendo che «se non possiamo permetterci nemmeno questi tanto vale che andiamo a fare i ferrovieri». In realtà lo stanziamento varato dal governo nel 2012 prevede 27,1 milioni di euro fino al 2020, fondi che esulano dai costi della missione antipirateria affidata alla Marina e sostenuta dagli stanziamenti per le missioni oltremare sui quali ricadranno anche i costi operativi e di indennità dei militari che saranno schierati a Gibuti. 

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