CASO MARO’ RESPONSABILITA’ E GRAVI LACUNE LEGISLATIVE E DI NOTIZIE – Rischiano pena fino a 7 anni

Mentre il caso marò tiene banco sull’informazione in generale e sui siti di settore, altri militari della marina continuano a svolgere lo stesso servizio sulle navi mercantili ed anche sulla stessa rotta della Enrica Lexie con regole immutate.  In un articolo di Repubblica del 25 marzo si  scrive che “ Non ci sono accordi con decine di stati interessati al commercio ed al transito né tantomeno con l’India. Né sembra cambiato l’accordo tra marina Militare e Confitarma ( confederazione italiana armatori) che è stato fatto dopo la legge La Russa del luglio 2011 dove si concedevano militari in affitto per chiarire chi ha il comando in caso di attacco”.  I senatori della lega, Volpi e Candiani, affermano che  la legge fatta dal Governo Berlusconi-La Russa  è “ raffazzonata  perché i marò sulla nave non comandano nulla e diventano contractors privati “ .  I marò “ contractors sono stati , e sono tutt’ora, in attesa di ascoltare il Ministro Esteri e Difesa , in una posizione perlomeno ambigua o almeno non completamente chiarita e questo si ritrova anche nella parole dell’ Ammiraglio De Giorgi che il 18 aprile 2012 , in Senato, parlando dell’ impiego dei marò, tra l’altro disse : “ uno dei punti cardine del progetto, la sottroscrizione di accordi coi paesi rivieraschi per stazionamento e transito dei fucilieri è ancora in fase di definizione” .  A  settembre la commissione difesa approvò una risoluzione che impegnava il governo “ anche mediante una variante al protocollo Difesa – Confitarma a  chiarire meglio la ripartizione della responsabilità tra comandante della nave e comandante dei marò in caso di azione.  NON è stato cambiato nulla ! di chi sono colpe e responsabilità ?  
L’ ex ambasciatore Sergio Romano , in un articolo del Corriere della sera chiede chiarezza di dati e notizie e chiede al Governo un “ libro bianco “ , una raccolta di documenti per chiarire la vicenda e chiede di rispondere ai seguenti  quesiti : “  Dov’era il peschereccio indiano ? probabilmente nessuna delle due imbarcazione era nelle acque territoriali ma bisogna considerare la zona economica esclusiva che si estende  oltre 200 miglia dalla costa; quali sono all’interno di questa zona i diritti e le prerogative, chi ne è responsabile ? Perché il timore di una condanna a morte , causa del mancato ritorno non è stato considerato prima ? Secondo l’ambasciatore Romano, il chiarimento che dovrebbe dare il Governo ed i due ministri interessati, Esteri e Difesa, con il Libro bianco, dovrebbe dirci come sia stato affrontato e risolto il problema del comando su una nave mercantile protetta da un nucleo armato di marò. Romano ricorda anche che , secondo la convenzione di vienna del 1961, gli agenti diplomatici sono immuni da azioni giudiziarie, ma non nel caso in cui siano attori e quindi sarebbe utile conoscere il testo della certificazione giurata firmata dall’ambasciatore Mancini. 
Elemento di ulteriore chiarezza sarebbe quello di conoscere prove fotografiche del fatto , contenuti delle comunicazioni tra marò – comando – comandante e armatore dal momento del fatto, al momento di rientrare nel porto indiano fino a scendere dalla nave.
Il tribunale 'ad hoc' che sarà costituito a New Delhi per esaminare il caso dei marò a livello del magistrato metropolitano capo non ha nei suoi poteri la possibilità di condannare a morte un imputato.
È quanto emerge dalla Sezione 29 del Codice di procedura penale indiano, confermato da fonti legali. In particolare il primo comma della sezione specifica che “il tribunale di un magistrato capo giudiziario (a cui equivale quella di un magistrato capo metropolitano, ndr.) può dettare qualsiasi sentenza autorizzata dalla legge, eccetto quelle che prevedano la pena di morte o l'ergastolo, fino ad un massimo di sette anni di carcere”.
Fonti legali hanno indicato che “questo conferma l'orientamento comunicato all'Italia dal ministro degli Esteri Salman Khurshid”.

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