Cittadini Smemorati

Un Paese senza memoria storica non ha futuro. In questi ultimi venti anni, e in particolare l’attuale governo, hanno distrutto completamente lo Stato sociale.  Conosciamo tutti molto bene i limiti della rappresentanza militare, sia istituzionali che funzionali. 
Pochi però, purtroppo, ricordano perché nel lontano 1978 fu varata la legge n° 382, denominata “ Norme di principio sulla Disciplina Militare”. Il Parlamento venne sensibilizzato nella metà degli anni settanta, sia dal movimento dei Sottufficiali democratici delle Forze Armate, sia dal movimento dei Poliziotti democratici ed entrambi in seguito ottennero importanti riforme che diedero inizio ad un cammino partecipativo, al fine di democratizzare realmente quelli che venivano definiti corpi separati dello Stato. 
 
Per la Polizia ci volle molto più tempo, infatti la legge di riforma è la 121/81, mentre per i militari fu varata la 382/78. I motivi dei circa tre anni di differenza sono facilmente intuibili, in quanto per la vecchia Pubblica Sicurezza si arrivò alla riforma totale e alla relativa e giusta smilitarizzazione. Per le Forze Armate si arrivò invece ad un compromesso di bassissimo livello politico, fra l’allora partito della Democrazia Cristiana e il Partito Comunista che era arrivato ad ottenere consensi elettorali pari al trentasei per cento.
I Sottufficiali democratici, di cui mi onoro di aver fatto parte, già quando il disegno di legge era stato varato da un ramo del Parlamento, con un convegno pubblico denunciarono i limiti istituzionali contenuti nella norma. Quando infine la legge venne emanata, illustri giuristi affermarono che l’unica novità legislativa, peraltro controversa, era la istituzione delle rappresentanze, poiché tutto il resto era già contenuto nella Costituzione e non necessitava una legge ordinaria per affermare che i diritti costituzionali spettano a tutti i cittadini. Anzi, mentre la Costituzione non nega i diritti sindacali, con la legge 382/78 si è voluto vietare non solo la sindacalizzazione, bensì anche il diritto associativo. Lasciando però la libertà di iscrizione ai partiti politici, che era l’unica possibile limitazione del diritto fattibile con legge, in virtù dell’art. 98 della Costituzione. Inoltre le competenze delle rappresentanze, stabilite da un comma dell’art. 19 della legge, sono molto ampie mentre in un comma successivo tutto viene vietato. Ciononostante, i Sottufficiali democratici entrarono comunque nelle rappresentanze, considerandole una base di partenza per arrivare in seguito alla pienezza del diritto rappresentativo. In sostanza si paragonò la legge 382/78 alle  fondamenta di un palazzo in costruzione. I sottufficiali democratici dell’Aeronautica, facenti parte del sesto mandato rappresentativo, nel 1993 si dimisero in blocco per protesta e dichiararono apertamente che i tempi erano oramai maturi per creare una reale tutela del personale, uguale a quella degli altri lavoratori. Il tempo che è galantuomo, non solo ha dato ragione ai Sottufficiali democratici che ritenevano le rappresentanze interne un sindacato giallo, ma ha ampiamente dimostrato che non è stato costruito nessun palazzo e che sono state distrutte anche le fondamenta. 
Le rappresentanze furono istituite per dar modo alle categorie più deboli di difendere i propri diritti, mentre oggi sono diventate un palcoscenico per Colonnelli e Generali, i quali non  hanno certo bisogno di alcuna difesa e farebbero bene a fare il loro mestiere principale che è ampiamente ben retribuito e rappresentato.  Mentre però è facilmente intuibile il ruolo svolto dai vertici militari all’interno delle rappresentanze, non si capisce perché non si parla mai delle altre categorie che pure sono previste dalla legge e sono paritetiche alle sezioni di forza armata. Infatti il sesto mandato lavorò principalmente solo come categoria. La ghigliottina che si sta abbattendo sul personale militare, guarda caso con un Ministro della Difesa Ammiraglio,  tramite gli strumenti legislativi della revisione dello strumento militare e della “spending review”, colpiscono essenzialmente le categorie dei Sottufficiali e dei Volontari. Anche la riduzione del personale se non si applicano dei correttivi, rischia di portare le Forze Armate ad essere costituite solamente da dirigenti. Pertanto necessita uno scatto di reni da parte di queste categorie, per non finire rottamati come una parte delle classe politica. Quando il governo ha incontrato le rappresentanze per parlare di riforme in itinere, e gli ha detto che già tutto era stato concordato con l’amministrazione, non c’erano certo i Sottufficiali e i Volontari a trattare, ma gli stessi vertici che magari siedono anche sui banchi della rappresentanza. Quest’ultimo fatto, a mio avviso, ha messo definitivamente la pietra tombale sull’istituto delle rappresentanze istituite per tutelare realmente le categorie più deboli. Le rappresentanze sono oramai quello che un grande vecchio comunista negli anni ottanta auspicava che diventassero: “NE’ PARTE NE’CONTROPARTE”. 
Ossia un istituto dell’ordinamento senza nessun potere, controllato dai vertici e con una facciata di democrazia da mostrare all’Europa, quando si parla dei diritti dei militari. Il dramma, purtroppo, è che siamo quasi in assenza totale di una politica in grado di confrontarsi con le reali esigenze dei cittadini che, se vogliono diventare veramente europei,  da sudditi devono trasformarsi in sovrani della Repubblica Italiana.
                                                                                                                            Alberto Tuzzi

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