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Convegno Assodipro. Intervento Avv. Patrizia SADOCCO. Le vittime dell’amianto. Come iniziò la vicenda Radon a Monte Venda. Le vittime militari, le sofferenze delle famiglie e i processi. 3000Morti – AS.SO.DI.PRO.

Convegno Assodipro. Intervento Avv. Patrizia SADOCCO. Le vittime dell’amianto. Come iniziò la vicenda Radon a Monte Venda. Le vittime militari, le sofferenze delle famiglie e i processi. 3000Morti

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INTERVENTO DELL’AVVOCATO DI ASSODIPRO Patrizia SADOCCO ( in foto con presidente Assodipro e On. Rizzo M5S, segretario della Commissione Inchiesta presieduta da On. Scanu) , al Convegno dell’ Associazione Assodipro del 24 Novembre a Roma.  Buongiorno a tutti, con il mio intervento vorrei portarVi a conoscenza dei procedimenti penali pendenti a Padova relativi a malattie e decessi cagionati dall’esposizione di personale della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare a sostanze cancerogene(amianto, radon, uranio impoverito) e, soprattutto, ai riflessi diretti e “indiretti” di tali processi. 
In particolare, ciò che vorrei trasmetterVi è da una parte l’atteggiamento della Magistratura (inquirente e giudicante) padovana, che, anticipo fin d’ora, essere stata attenta e sensibile a tali problematiche,  dall’altra ai singolari provvedimenti e decisioni assunte dallo “Stato” in conseguenza della nascita di tali processi e, ciò che più conta, quali sentimenti e quali emozioni mi hanno trasmesso i famigliari (vedove, figli…) delle vittime che hanno partecipato sempre attivamente ai processi medesimi. 
Infatti, come noto, l’ambito penale ha una componente emotiva e morale molto forte per i famigliari delle vittime e, dall’altro lato, la pendenza di un processo penale “preoccupa” molto di più la c.d. “controparte”.
Padova è importante per le questioni che ci occupano di tutela della salute dei militari quantomeno per due motivi: 1)la Procura patavina è la prima in Italia ad aver svolto delle indagini sulla presenza di amianto nelle navi e sull’esposizione allo stesso dei militari, accusando vertici della Marina Militare (Direttore DIFESAN, Direttore Generale NAVARM, Direttore Generale NAVALCOSTARMI, Capi di Stato Maggiore Marina Militare, Comandanti CICNAV, Direttori MARISPESAN di allora) di aver cagionato il decesso e le malattie di centinai di marinai 2)a Padova si sta celebrando il processo ai vertici dell’Aeronautica militare (Capi di Stato Maggiore, Direttore Generale di Sanità Militare, responsabile del IV reparto, Servizio del Demanio di allora) per non aver tutelato il personale militare operante presso il I ROC Monte Venda dall’esposizione del Radon. 
Per quanto è a mia conoscenza, è l’unico processo in Italia ove si parla di RADON. 
Nel 2002 la PG operante presso la Procura patavina effettua indagini sul personale militare deceduto e ammalato, impiegato presso le navi militari; si individuano circa 500 vittime. L’allora Pubblico Ministero ritenne competente l’Autorità  Giudiziaria del posto ove furono decedute le vittime e quindi trasmise i relativi fascicoli in tutta Italia, procedendo solo per due decessi.      Nel corso del processo i Giudici, prima GUP e poi il Giudice del dibattimento, ritennero viceversa che fosse competente la Procura patavina per tutti i decessi, essendo la prima Procura ad aver iscritto la notizia di reato.      
Pertanto, molte Procure in Italia, su richiesta del PM padovano, trasmisero nuovamente i fascicoli e si cominciò un’ulteriore indagine, c.d. MARINA 2, che si estese anche alla strutture a terra (arsenali) e anche ai sommergibili; processo tutt’ora pendente ove ASSODIPRO è costituita Parte Civile e che vede una sessantina di vittime.     
In seguito all’avvio di Marina 2, varie associazioni, tra cui ASSODIPRO, hanno segnalato decine e decine di decessi e patologie asbesto correlate, portando cosi all’avvio di MARINA 3 che dovrebbe essere ormai in fase di chiusura delle indagini preliminari, con quasi 200 vittime.     
Tornando a MARINA 1, Vi segnalo che, essendo il primo processo in Italia contro i vertici della Marina Militare, i difensori degli imputati e del Responsabile civile Ministero della Difesa comunicarono alla sottoscritta che assisteva le vittime di voler risarcirle purchè tale risarcimento avvenisse prima dell’inizio del processo e così fu.     
Credo francamente che l’intendimento fosse quello di cercar di salvare l’immagine della Marina Militare!     Le famiglie furono risarcite per 850.000 euro ciascuna e Vi assicuro che non è una somma elevata se si considerano i parametri delle Tabelle di risarcimento del danno.      Il processo proseguì e la sottoscritta restò in giudizio per conto di alcune associazioni.      
E’ davvero singolare che nel corso del processo la Difesa degli imputati eccepì il sopravvenire di un’interpretazione legislativa dei DPR 303/56 e 547/55 – interpretazione a OLTRE 50 ANNI DI DISTANZA – (normativa di tutela dei lavoratori di sostanze tossiche tra cui le polveri, utilizzata in ogni processo penale per malattie professionali) secondo cui gli stessi non potevano applicarsi, pensate un po’, ai militari a bordo delle navi!!!!!!     DA NON CREDERE!     Tale provvedimento venne chiamato “salva ammiragli”.    
Fortunatamente, il PM replicò, e il Tribunale aderì a tale tesi, che comunque residuava la normativa penale di omicidio colposo e lesioni e quindi il processo doveva proseguire.     Ancora, nel 2010 il Consiglio di Stato intervenne con un parere, ritenendo che la normativa degli equiparati alle vittime del dovere si applica anche al personale imbarcato su unità navali e ai loro famigliari.                
Non credo fosse necessario uno specifico parere per i marinai, credo piuttosto che vi fosse l’intendimento di evitare il più possibile l’avvio di azioni giudiziarie per il risarcimento dei danni e vedersi condannare al pagamento di milioni di euro a famiglia.       Si giunse purtroppo a una sentenza di assoluzione poiché il Tribunale aderì alla tesi scientifica dell’irrilevanza delle dosi successive alla prima, ritenendo quindi responsabili solo i “primi datori di lavoro” delle vittime evidentemente deceduti per causa naturale!!!!        
In grado di appello, la Corte non confermò la sentenza ma dichiarò la prescrizione dei reati, applicando la predetta normativa “salva ammiragli”; successivamente la Cassazione accolse il ricorso del PG, non ritenendo i reati prescritti, e rinviò tutto nuovamente alla Corte d’Appello che ha fissato udienza per marzo 2017.         
E parliamo adesso della singolare vicenda Monte Venda.         Nel 2004 personale della Polizia Giudiziaria si reca presso la base aeronautica I Roc Monte Venda per segnalazione di decessi e malattie cagionate dalla presenza di amianto nella base stessa.          Trattasi di un bunker, situato in un sistema di gallerie scavate, all’inizio degli anni cinquanta, nel ventre di un monte, compreso in una nota zona vulcanica, a ottanta metri sotto terra, nel bel mezzo di rocce con atomi di uranio che, decadendo, generano gas ionizzante radioattivo; bunker  privo di finestre, con l’aria che arrivava dalla superficie attraverso un sistema di condotte realizzate in cemento amianto.          
Il personale lavorava all’interno di una “Galleria” realizzata per motivi di sicurezza nazionale all’interno appunto del Monte Venda, collegata con l’esterno da tre tunnel che consentivano l’accesso agli ingressi principale, secondario e di emergenza.         Nel frangente, un addetto dell’ARPAV portava con sé un contatore Geiger, strumento per la misurazione del Radon, inventato da Hans Geiger nel 1908, il quale – riporto le parole testuali dell’addetto ARPAV – impazzì dalla velocità con cui saliva la lancetta di misurazione del radon.         Da lì iniziarono gli accertamenti di Polizia Giudiziaria e le misurazioni che evidenziarono anche il superamento dei 50 volte il limite di legge…… intervento continua in LEGGI TUTTO
Roma, 24 NOVEMBRE 2016    Avv. Patrizia Sadocco U.C. ASSODIPRO Padova STUDIO LEGALE AVVOCATO PATRIZIA SADOCCO Corso Milano n.43 35139 PADOVA
La cosa davvero grave è che nel 2008, a distanza di 4 anni dall’inizio delle indagini, una quindicina di militari addetti al c.d. Teleposto Monte Venda vennero nel mio studio perché fortemente preoccupati della loro attuale, continua e notevole esposizione al gas radon.        
 Così, inviai una lettera AL MINISTRO DELLA DIFEA, STATO MAGGIORE AERONAUTICA, CAPO DEL CORPO SANITARIO DIFESAN, COMANDO LOGISTICO, COMANDO 1^ REGIONE AEREA, COMANDO LOGISTICO, C.I.S.A.M, COMANDO 1^ BRIGATA AEREA, U.L.S.S. 16, ARPAV, PROCURA MILITARE DELLA REPUBBLICA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI PADOVA, SINDACO DEL COMUNE DI TEOLO, diffidando l’immediato trasferimento del personale predetto, la predisposizione di protocolli sanitari volti a prevenire l’insorgenza di patologie scientificamente causate dalle esposizioni, il riconoscimento della categoria A di rischio ai sensi del DPR 5.5.1975 all. “D” e, quindi, che venga loro riconosciuta la relativa indennità di rischio a decorrere dall’inizio della loro applicazione alla base militare in oggetto e il risarcimento dei danni biologici, morali, diretti, indiretti, patiti e patiendi sofferti dai miei clienti, a causa e in conseguenza delle omissioni indicate nella missiva stessa.          
Nella lettera era indicato che “… i recenti risultati delle misurazioni del gas medesimo, effettuate prima dall’ARPAV Padova (12.3.2007) e, poi, dal CISAM (Centro Interforze Studi Applicazioni Militari) di Pisa (aprile 2008)  hanno  evidenziato  allarmanti  superamenti, nei locali ove lavorano i miei clienti, dei limiti di legge, fino a giungere addirittura ad un superamento di 24 volte il limite predetto (12.000 bq/m3 sala apparati TBT). E la situazione è ancor più grave se si considera che le misurazioni dell’ARPAV,  relative al periodo invernale  2006/2007,  segnalavano “illeggibili” i risultati; sul punto, il personale ARPAV, ad una riunione ufficiale occorsa in data 27 novembre 2007, ha avuto modo di osservare che il motivo per cui i risultati medesimi sono illeggibili è ravvisabile presumibilmente nell’alto livello di saturazione dell’ambiente, che avrebbe, di fatto, completamente rovinato il campionatore passivo!!!”         
Inoltre, è singolare la circostanza che, per effettuare le misurazioni a cura del CISAM, nel periodo invernale 2007/2008, è stato imposto agli addetti al TLP di tenere, anche nelle giornate di freddo più rigido, i locali aperti; ciò al fine, evidentemente, di favorire un’idonea ventilazione, atta a diminuire la concentrazione del gas radioattivo naturalmente formatosi”.          
Solo a seguito di tale missiva – E CIO E’ SCONCERTANTE – il personale venne trasferito e chiusa definitivamente la base.          Ora, ciò che è contestato agli imputati nel processo in corso è di non aver esercitato i poteri di istruttoria, di studio, investigativi e decisionali relativi in materia di radon con ciò ciascuno omettendo di individuare, approfondire, decidere doverose misure di prevenzione per il personale che operava nella Galleria.                               
Dopo due richieste di archiviazione del Pubblico Ministero, il GIP ha espletato l’incidente probatorio con i maggior esperti in Italia di radon, i quali hanno concluso: 1) che solo le neoplasie polmonari sono ricollegabili al gas radon 
2) che, quanto meno dal 1988, gli imputati sapevano o dovevano sapere dell’esistenza e della pericolosità del radon, periodo in cui nella metà degli anni Ottanta, il governo USA ha ordinato il ritiro di diversi contingenti dall’Italia (soprattutto dalle basi del Centro-Sud) proprio per il pericolo radon. 
E nel 1988 sono stati avviati lavori di protezione alla base Usaf di Aviano per ridurre la concentrazione del gas presente al pianterreno di diversi fabbricati.          
Infine, vi segnalo che si trovano in fase di indagini procedimenti penali per esposizione ad uranio impoverito, decessi e malattie derivanti da vaccini e amianto negli aerei e nelle strutture a terra dell’Aeronautica militare.        
Dall’Osservatorio epidemiologico della Difesa risultano oltre 3.000 tra decessi e ammalati nel personale militare di neoplasie tra il 1996 e il 2015 e oltre 1.000 per malattie collegate all’uranio impoverito.       
Mi auspico vivamente che qualcosa si faccia per queste vittime, che aumentano sempre più e che, purtroppo, non hanno trovato la giusta tutela che era a loto dovuta.        Grazie.   
Roma, 24 NOVEMBRE 2016  F.to  Avv. Patrizia Sadocco U.C. ASSODIPRO Padova STUDIO LEGALE AVVOCATO PATRIZIA SADOCCO Corso Milano n.43 35139 PADOVA

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