DIFESA – F35 ? Non è un buon affare per il nostro Paese! Il Generale dell’Aeronautica Fulvio Gagliardi promotore di una petizione NO F 35 – intervista DI ASSODIPRO.

A cura di s.rullo@tin.it 
Generale Gagliardi, ci spiega il suo impegno per la campagna NO F -35 ?
Mi sono personalmente impegnato in questa campagna contro l’acquisto perché sono profondamente convinto della non convenienza dell’operazione sotto molti punti di vista, nonostante da molti mi sia pervenuto un sospettoso “cui prodest?”. Da ex addetto ai lavori e non da pacifista scatenato considero che l’affaire F35 vada considerato tenendo conto di: -costi del programma e priorità del Paese, -requisito operativo e situazione strategica (minacce attuali e prevedibili), -politica europea, -aspetti tecnici e performance del velivolo e della attuale flotta, -know how Il programma già avviato da qualche anno prevedeva l’acquisto di 135 velivoli, che per problemi di spending review sono stati ridotti a 90, 60 per l’AMI in versione A e 30 per la MMI in versione B. quelli della AMI andranno a sostituire i Tornado e gli AMX e parallelamente dovrebbe essere ridotto anche il numero degli Eurofighter (per esigenze finanziarie) da 90 a 60. 
Da un punto di vista della Difesa quale è la conseguenza di tutto questo? Si diminuisce la consistenza dei velivoli di air superiority (Eurofighter) diminuendo le capacità di difesa del Paese e contemporaneamente si diminuisce anche la consistenza dei velivoli di attacco (offesa) che perde circa 70 velivoli. Come farà l’AMI ad assicurare con meno velivoli una decente combat readiness dei propri piloti? Ma potrà la nuova flotta di F 35, con la sua più aggiornata tecnologia compensare questo? La risposta ritengo sia no! No perché si riduce la capacità difensiva, no perché anche per i caccia bombardieri peggiora la capacità offensiva: ·       meno velivoli, ·       dipendenza dall’estero per interventi sugli equipment con incremento di tempi e costi, ·       esposizione di un velivolo di maggior costo contro un target probabilmente meno costoso, ·        minor carico bellico trasportabile e minori performance (velocità, quota..) per esigenze stealth, ·       vulnerabilità della stessa configurazione stealth (il plume del motore ha maggior temperatura allo scarico e vi sono sviluppi della tecnologia anti ICBM per individuare velivoli stealth, sviluppi che porteranno alla relativa capacità operativa prevedibile per la fine decennio). Tutto questo dovendo sostenere elevati costi per sviluppo, acquisizione e supporto in servizio. Si dice che lo sviluppo sia finito, mentre continuerà almeno fino al 2018, più della metà del software è ancora da collaudare e vi sono problemi vari quali ad esempio la capacità di atterraggio verticale sul ponte delle navi. L’Italia, partner di secondo livello, dovrà contribuire con  il 5% ad un costo di sviluppo di ancora una ventina di miliardi di dollari, oltre quanto già fino ad oggi sborsato. Abbiamo rinunciato ai 2 preserie che sarebbero stati utili per risolvere quella miriade di problemi grandi e piccoli che sicuramente nasceranno per le versioni italiane. 
Quanto costerebbe ogni anno? Le spese di sviluppo e acquisto sono dell’ordine di 13-18 mld (il costo per velivolo potrebbe lievitare fino a 100-120 mld), lo sviluppo fino al 2018 potrebbe lievitare fino a 30-40 mld dollari, i costi per la predisposizione in ambito nazionale non sono ancora ben definiti, l’avvio e acquisizione del supporto logistico fino al 2026 dovrebbe costare altri 750 milioni l’anno….e sommando il tutto avremmo la bella cifra di circa 2 mld l’anno. Si potrebbe dire che a fronte di esigenze di finanziamento ben più alte per fronteggiare la difficile situazione del Paese 2 mld l’anno sono ben poca cosa…ma se si fa questo ragionamento non si eliminerà mai nessuna spesa! Un rivolo dopo l’altro forma un fiume! E tutto questo per cosa? Quale è il ritorno? Minore capacità di difesa del Paese, scarsissimo ritorno industriale, anche dal punto di vista occupazionale, poco ritorno in termini di know how che va tutto agli USA e agli Inglesi. Vulnerabilità della unica sede FACO di Cameri (se avessimo veramente un nemico, con la ridotta capacità difensiva degli Eurofighter, eliminata facilmente la FACO non potremmo più supportare la flotta degli F 35). Tutta la faccenda è strategicamente, industrialmente, economicamente un grosso errore! Converrebbe piuttosto, se proprio vogliamo andare in casa altrui a lanciare bombe, modificare la piattaforma di cui disponiamo (Mirach 100/5), capace già di volo quasi transonico a bassissima quota, dotandola di terrain following e navigazione GPS, nonché di testa di guerra e utilizzare questo cruise nazionale per eliminare le difese “nemiche”. Sarebbe poi facile con i Tornado completare l’opera in un secondo strike, senza rischiare velivoli costosi e piloti. Questo solo come esempio e volendo attaccare qualche Paese, nonostante la Costituzione dica…….…. 
Ma è l’attuale parco velivoli ancora valido? E per quanto tempo? Sono già previsti 21 mld € fino al 2021 per l’ammodernamento degli Eurofighter e 1,2 mld fino al 2015 per il Tornado. La safe life dei Tornado, con lo spettro di impiego della AMI, consentirebbe ai velivoli di volare ancora per il doppio delle ore finora totalizzate, il sistema d’arma si aggiorna e la capacità di carico bellico è molto maggiore di quella del F35 (2 missili e 2 bombe da 1000 kg per quest’ultimo in configurazione stealth, contro 9000 kg di carichi esterni e missili del primo). Se si compara il F35 in configurazione non stealth con il AV8 B, il primo ha solo 800 kg di carico esterno in più rispetto al secondo ma minore autonomia (830 km di raggio d'azione contro 1100 km di autonomia del secondo),  e capacità STOVL ancora da acquisire. Le attuali flotte possono avere capacità operative fino al 2030 e forse anche oltre, abbiamo ancora venti anni per meglio decidere come e con cosa rinnovarle, tenendo presente che a partire dalla definizione di un requisito operativo in massimo venti anni si hanno i primi velivoli di serie. E’ chiaro che non si può pensare ad uno sviluppo solo nazionale, ma europeo sì, se si riescono a convincere i Partner che una Europa veramente unita ha bisogno di una politica della Difesa comune e che questa comune politica non può prescindere da flotte comuni, come già fu per il Tornado e per l’Eurofighter. Se poi questo si rivela impossibile negli approcci che la Presidenza del Consiglio potrà avere in questo prossimo semestre di guida italiana, ci sarà tempo e modo di valutare a fondo tutta la faccenda. In ambito europeo solo l’Italia pensa ad acquisire gli F 35, la stessa Olanda sembra seriamente orientata ad abbandonare il programma, la Francia e la Spagna con la Casa guardano ad un “refurbischment” del Rafale, la Germania in questi ultimi anni ha ridotto le spese militari e il numero dei propri aerei da combattimento da 426 a 265 rimanendo con Tornado e Eurofighter, mentre l’Inghilterra da sempre a fianco degli USA acquista gli F35 e il relativo know how ( si osserva che lo spettro di impiego dei Tornado da parte UK è pari a tre volte quello italiano e questo forse potrebbe giustificare l’esigenza da parte UK di sostituire la loro flotta, per l’approssimarsi della fine della loro safe life). E’ forse un po’ azzardato parlare del Requisito Operativo Italiano, ma appare improbabile che, essendo l’Italia entrata nel programma nel 1996 lo abbia potuto condizionare sulla base delle proprie esigenze, mentre gli USA lo hanno avviato alla fine degli anni 80. Ritengo anzi che anche per gli USA le loro esigenze nel settore Difesa potrebbero esprimersi in termini di Requisiti che non sono più appieno rispettati dal F 35, stante la attuale politica dell’amministrazione Obama di ritirarsi dagli scenari medio orientali e di rivolgersi principalmente al Pacifico. E’ evidente che in uno scenario così vasto il F 35 è inidoneo a motivo delle sue modeste prestazioni di autonomia e velocità, come tra l’altro dimostrato dalla Australia che ha abbandonato l’ipotesi F 35 a favore del russo SU 35 e SUT50 stealth, questi ultimi pare decisamente più performanti del F35 e di costo inferiore del 50%. 
Nota di assodipro sul Gen Gagliardi : Fulvio Gagliardi è nato a Napoli dove ha svolto gli studi classici. Ufficiale dell’Aeronautica Militare Italiana, si è laureato in ingegneria aeronautica e specializzato in Francia presso l’EPNER, scuola dei collaudatori di volo. Generale dell'Aeronautica Militare, ha gestito in prima persona lo sviluppo dei velivoli AMX e contribuito allo sviluppo dei più importanti programmi aeronautici militari europei: il Tornado e l'Eurofighter. E' stato membro del pannello “Fluidodynamics” dell'AGARD e della Commissione Tecnica del Registro Aeronautico Italiano. E’ stato direttore generale di una società per sviluppo e produzione di velivoli senza pilota, amministratore unico di una società elettronica e membro del consiglio di amministrazione dell'aeroporto civile di Trieste.
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