Fabio MINI:“Buccini, del Corriere delle Sera, voleva solo uno straccio di nome per il suo articolo allusivo“–“La riforma sui tagli è una Bufala di personaggi di potere “ – “è un patto!

liberamente tratto da Assodipro da  articolo  Di Antonella Manotti   ilnuovogiornaledeimilitari.it 
L’articolo pubblicato dal Corriere della sera con il titolo ben noto: “Lo «scivolo d’oro» dei militari italiani”, ha suscitato, come c’era da aspettarsi, molte reazioni.
Pubblicato tre giorni prima della riunione del Consiglio Spremo di Difesa (?) è stato  ripreso da molti giornali, blog e siti.
La fonte del giornalista del Corriere è un vecchio ufficiale, ora «consulente istituzionale» che chiede l’anonimato (?). Perché? E a nome di chi parla? 
Tira fuori le carte e…poi il giornalista passa in rassegna una serie di dati e cifre in cui si parla di tutto, dagli sprechi per i circoli e spiagge, all’ausiliaria, alle missioni all’estero, dagli F35 alla digitalizzazione del soldato futuro. Insomma un bel frullatore.
Si alza il tiro quindi, e nel farlo entrano in campo quelli che il v. Presidente del Cocer A.M. T.Col. Guido Bottacchiari, chiama “i poteri forti” nel tentativo di <Screditarci e metterci in un angolo mischiando le questioni del personale con gli affari e gli investimenti in armamenti dando un taglio scandalistico>>. 
 Assodipro risponde immediatamente dal suo sito  continuando la battaglia intrapresa 2 anni fà sul provvedimento quando , quasi da sola, denunciava la pesantezza dei tagli evidenziando temi che oggi tutti vedono
Da ben due anni Cocer, Associazioni, Comitati, stampa specializzata, hanno denunciato l’operazione messa in campo dall’ex ammiraglio- ministro Di Paola, lanciata con lo slogan «meno generali, più tecnologia». Di riformare le FF.AA. c’è necessità, nessuno lo ha mai negato, ma oggi emerge con chiarezza la strategia volta a far credere che il problema della insostenibilità del modello di Difesa, peraltro pensato soltanto nel 2000, dipenda soprattutto dai costi del personale. 
Ne è convito il gen. Fabio Mini dal quale abbiamo appreso di essere stato contattato dal giornalista del Corriere col quale – ci dice – ho parlato al telefono per mezz'ora spiegandogli la fava e la rava delle lobby industrial-politico-militari. 
<<Da me voleva soltanto uno straccio di nome da inserire nell'articolo, ci dice, il suo pezzo allude e non dice, cita e non spiega, interpreta senza capire. Anche lui si schiera con il vincitore designato, quello che porterà via soldi e risorse alle forze armate per ungere le macchine da soldi che non conoscono crisi e che non si spaventano certo per un tintinnio di manette. Ha detto tutto anche l'anonimo generale pensionato ora consigliere istituzionale (nuova figura professionale?) che non si capisce se è sconsolato per quello che legge o per quello che dice all'orecchio del frequentatore di bar argentini>>.

Il pensiero di Mini a proposito della cosiddetta riforma Di Paola è noto perchè l'ha detto e scritto esplicitamente. Più di una volta. 
<<E' una bufala rivolta soltanto al mantenimento di una partecipazione azionaria, finanziaria e di potere da parte di alcuni personaggi militari, industriali e politici che non hanno mai pensato in termini tecnico-operativi. Personaggi – sostiene Fabio Mini – partiti da lontano travisando l'impianto concettuale delle forze armate, inventando esigenze operative, rischi e  minacce alla sicurezza scopiazzate dalle fonti americane e scimmiottate per sottrarre fondi al personale per darli ai cosiddetti investimenti che, in realtà, sono soltanto perdite secche di patrimonio pubblico a favore di lauti guadagni privati.
Gente partita da lontano con i teoremi fantasiosi di quote ottimali tra spese per il personale, per l'esercizio e per l'ammodernamento.
Gente che mentre parla di quote firma contratti che le smentiscono e soprattutto smentiscono il modello di difesa attuale senza proporre o far capire il modello al quale si dovrebbe tendere>>.
Lo stupore di oggi, per Fabio Mini è semmai un'ammissione di colpa grave perchè questa situazione va avanti da trent'anni: <<Da quando il dovere di sostenere l'industria di stato nazionale si trasformò in patto d'acciaio fra vertici militari, manager di stato (un ossimoro) e politici onnipotenti. E in questi anni nessun membro al vertice del comparto ha mai resistito alle lusinghe, alle pressioni, alle minacce e alle fregature degli altri. Chi più chi meno, chi per un piatto di lenticchie o una pacca sulle spalle chi per una lauta pensione aggiuntiva, tutti hanno rispettato il patto segreto di scambio: alla faccia della sicurezza, delle istituzioni e della capacità operativa delle nostre forze armate!
Grazie a questi personaggi, le forze armate  sono al fallimento. La demotivazione generale, il senso d'impotenza e di precarietà di tutto il personale militare sono i risultati di un fallimento morale, etico, concettuale ed organizzativo che ora può sperare soltanto in un curatore fallimentarepiù abile e meno avido. Ma di questi tempi e fra queste generazioni al potere non se ne vedono molti…>>.




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