FORZE ARMATE, Militari Malati e abbandonati senza TUTELE E DIRITTI.

A cura di Assodipro Roma
Due giorni fa sul sito di repubblica veniva pubblicato il seguente articolo -“Tanti di quelli che erano con me stanno iniziando a stare male” L'intervista al militare ammalatosi dopo le missioni di pace di OTTAVIA GIUSTETTI : “ PER lo Stato italiano è solo un malato come tanti: nessun legame tra il suo tumore e le missioni militari all'estero. “Se devo sottopormi alla chemioterapia mi viene decurtato lo stipendio come a un qualsiasi dipendente pubblico in malattia e se non torno per un lungo periodo rischio il posto di lavoro”. La battaglia legale di Andrea (il nome è di fantasia) è una battaglia di civiltà. Come lui sono decine i colleghi che cominciano ad ammalarsi ma non tutti hanno la forza di lottare per vedersi riconoscere i loro diritti. “Sono una ventina ormai i soldati che conosco che stanno male – racconta – chi alla gola, chi al cervello, chi al pancreas come me. Ma sembra che queste persone non abbiano voce, che le loro storie restino sotto traccia. E così quando parti non sai quel che ti aspetta, perché nessuno te lo racconta”. Trentenne con un figlio e dieci anni di carriera nell'esercito….. clicca per leggere articolo completo.
L’ articolo e ripreso da alcuni siti di informazione che trattano il mondo militare. E da pagine FB ( terza lista, Assodipro, Sindacato per i Militari, Articolo 21 critica militare  ) Ebbene, l’articolo fa riferimento all’ennesima denuncia di abbandono attraverso l’intervista ad un militare di 33 anni, ammalatosi di cancro a seguito di varie missioni all’estero. Leggendo i commenti a quest’articolo se non ci stupiscono quelli (per fortuna pochi), di civili sulla pagina di Repubblica, ci turbano invece moltissimo quelli fatti sulle pagine dei suddetti siti vicini al mondo militare e perlopiù frequentati  in prevalenza da colleghi. Si può leggere infatti tra i commenti frasi del tipo “hai preso i soldini in missione? adesso paga pegno” oppure “conoscevi i rischi!”. Commenti che sarebbero agghiaccianti chiunque sia a farli, ma che lo sono ancora di più se si pensa che sono espressi  da Militari, evidentemente questi colleghi che peraltro si nascondono, squallidamente, dietro nomi fittizi, non riescono a cogliere la gravità della notizia, quindi per spiegare meglio facciamo alcune considerazioni. Innanzitutto essere stati pagati per un servizio prestato e per il quale si viene “COMANDATI”, non giustifica l’essere colpiti da gravi malattie invalidanti che il Ministero non solo non ritiene “Quasi Mai” attinenti ai fattori di rischio cui si viene esposti durante il servizio, ma lo stesso fa anche in modo di piazzare molteplici ostacoli sulla strada del riconoscimento della causa di servizio o del risarcimento appellandosi  ed addirittura in alcuni casi ignorando le sentenze dei T.A.R.  che lo condannano ormai ripetutamente riconoscendone le responsabilità. Aver percepito la diaria di missione all’estero (somme peraltro che non arricchiscono e che vengono perlopiù usate per anticipi di acquisto di prima casa o per dare un minimo di tranquillità economica a famiglie monoreddito ), non giustifica nei casi in cui il militare ammalato muore,  il diniego alle famiglie di ricevere un indennizzo, non applicando il criterio di probabilità come previsto dalla legge, mettendo quest’ultime praticamente in mezzo ad una strada costrette non solo ad affrontare il dolore di una perdita, ma anche una battaglia legale, costosa ed infinita. Altra considerazione riguarda la consapevolezza del rischio, ebbene, chi si è recato in Kosovo piuttosto che in Somalia o in Iraq non era consapevole del rischio di “beccarsi un proiettile” o di “saltare in aria”? Allo stesso modo chi era consapevole che i maggiori rischi venivano dall’aria che si respirava  dall’acqua che si beveva o da cosa si nascondeva nel terreno? quanti sono stati informati di questi rischi dall’Amministrazione prima di partire? chi immaginava tutto questo prima che le notizie di malattie tra i militari si diffondessero fino a raggiungere gli oltre 4000 casi? Suggeriamo  ai colleghi in servizio e non , di guardare con occhio diverso queste notizie, di pensarci  bene. Le Amministrazioni Militari non sono sempre quelle “mamme benevole” col seno sempre pronto ad allattare, ci sono situazioni in cui l’insensibilità burocratica le trasforma nel “peggior nemico” che si possa incontrare,  i casi di abbandono dopo l’aver contratto malattie possono sembrare limite,invece se si ha la pazienza di documentarsi e di conoscerne un po’ si scopre che non lo sono, e che in questi casi vengono ignorati i più elementari diritti di un lavoratore sebbene in divisa. Pensiamoci tutti bene cari amici prima di sentirci al sicuro nel nostro “ufficetto-orticello”, certi che niente ci potrà mai capitare. Intanto siamo con le retribuzioni bloccate dal 2010, senza previdenza complementare, e con il furto della liquidazione che si percepirà dopo 2-3 anni dal pensionamento. Alla luce delle trasformazioni  che subiranno le forze armate con la revisione dello strumento militare, la chiusura e riorganizzazione di decine di Enti-Caserme, il taglio di 35 mila posti di lavoro militare con pesanti conseguenze economiche, socilai, lavorative e familiari per migliaia di militari, valutazioni superficiali o miste tra qualunquismo, menefreghismo, disinformazione, indifferenza, possono essere il massimo dell’autolesionismo
In questo momento in cui vogliono convincerci che il paese ripartirà con 80 euro e senza rinnovare i contratti ,ELIMINANDO O COMPRIMENDO ULTERIORMENTE DIRITTI A GARANZIA DEI LAVORATORI CIVILI O IN DIVISA che siano, proprio adesso la categoria DEVE CHIEDERNE A GRAN VOCE E CON UNITÀ DI MAGGIORI, o molti altri di noi scopriranno sulla loro pelle che in questo momento più che mai siamo senza voce e senza difesa su DIRITTI FONDAMENTALI ,  in caso di malattie, mobilità, trasferimenti in altre amministrazioni, scivoli , pensionamenti e transiti in altre amministrazioni più o meno forzati.   

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