Generale Graziano E.I. in commissione Difesa : “ tagli e scelte delicate, dolorose ma indispensabili – chiusura di 87 Enti e riorganizzazione di 127.

Audizione del Capo di Stato maggiore dell'Esercito, generale di corpo d'armata Claudio Graziano  Resoconto stenografico n. 2 Comm. Congiunte 4a e IV Seduta n. 3 del 5 giugno 2013    – Domande dei Parlamentari : BASILIO (M5S), deputata  CORDA (M5S) che rivolge una interessante domanda sulla tutela del personale colpito dai tagli e dalle chiusure ,DIVINA (LN-Aut), GUALDANI (PdL),senatore ROSSI (SCpI),   VILLECCO CALIPARI (PD). A cura di Assodipro Roma ; Visto il ritardo con il quale è stato pubblicato sul sito del Senato il resoconto dell’audizione, vi possiamo proporre solo oggi una sintesi della stessa con i passaggi che riteniamo di maggiore interessa e la versione integrale allegata. Presidente : Con la presente audizione prosegue il lavoro che abbiamo avviato con l'audizione del ministro della difesa Mauro e dell'ammiraglio Binelli Mantelli sulle linee programmatiche nel settore della difesa, anche in relazione alle scelte, particolarmente rilevanti, alle quali siamo chiamati in questa legislatura. Graziano :  Il processo di razionalizzazione della Forza armata, avviato con l'ormai nota legge delega n. 244 del 2012,  va ad  incidere su tutti i settori  imponendo l'adozione di scelte delicate, talora dolorose, ma evidentemente indispensabili. Si tratta di un processo decisamente importante, perché dovrà determinare l'efficienza operativa delle forze nei prossimi 30 anni, ma anche complesso, perché coinvolgerà un numero elevato di militari, civili, unità ed Enti della Forza armata. L’Esercito passerà da 112.000 uomini circa 90.000 unità entro il 2024. ( in pratica si taglieranno 22 mila posti di lavoro in Italia solo per l’Esercito mentre si parla tanto di disoccupazione e disoccupazione giovanile – n.d.r. ) Tale processo comprende inoltre una riduzione del 30 per cento dei dirigenti e del 30 per cento delle strutture organizzative. Tale riduzione andrà conseguita entro il 2018 e quindi in anticipo rispetto alla scadenza del 2024.   La riduzione del personale dovrebbe, a modello conseguito, consentire di riequilibrare le voci di spesa nella misura tendenziale del 50 per cento per il personale, del 25 per l'investimento e di 25 per l'esercizio, in misure che possono essere lievemente diverse tra le singole Forze armate in relazione alle esigenze specifiche. In realtà, questo riequilibrio potrà essere completato solo a partire dal 2024, cioè solo al raggiungimento dell'entità complessiva dell'organico. Opereremo in tre fasi che sono anche quelle dettate dalla legge. La prima fase, già avviata, prevede di raggiungere per l'Esercito, entro il 31 dicembre 2015, le circa 100.000 unità, in linea con il dettato della spending review ( tutti i posti di lavoro che si perderanno saranno prevalentemente per il ruolo volontari, posti di lavoro in meno per i giovani Italiani – n.d.r.). Questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto senza particolari problemi, in base al flusso normale del personale che fuoriesce. La seconda fase avrà termine nel 2018, quando dovremo aver concluso la razionalizzazione delle strutture e ci ridurremo a circa 98.000 unità. La terza fase, traguardata al 2024, prevede la riduzione a 90.000 unità militari, con la clausola di poter far slittare gli obiettivi numerici se non vengono raggiunti per un certo numero di anni. Occorre minimizzare i trasferimenti del personale, evidentemente per ragioni sociali, ma anche di costo. Complessivamente, stiamo parlando della chiusura di 87 enti ed unità e della riorganizzazione di 127 enti, da completare entro il 2018. La soluzione ideale per l'Esercito, come ho già detto in occasione di un'audizione tenutasi lo scorso anno, è quella di concentrare l'intera Forza armata in 15-20 macro-basi. Un altro aspetto importante è il sostegno del Parlamento, perché nella fase di attuazione dei provvedimenti di revisione, con particolare riferimento a quelli di soppressione e trasferimento delle unità, è lecito attendersi resistenze a livello locale per gli impatti socio-economici acuiti dalla attuale congiuntura finanziaria, di cui si legge abbastanza sovente.  

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Vi sono due progetti all'esame delle Commissioni, che sommerebbero ulteriori criticità e quindi che è mio dovere sottolineare. La prima criticità potrebbe essere data dalla cosiddetta armonizzazione, ovvero dall'innalzamento dei limiti di età del personale militare per allinearlo a quello della pubblica amministrazione. Di fatto, ad oggi, il personale militare non dirigente ha la possibilità di lasciare il servizio a circa 55 anni di età (a seconda di quando sia entrato in servizio), perché grazie alla specificità vengono mediamente raggiunti i previsti contributi di 41 anni e cinque mesi.  L'introduzione di una norma che elevasse i requisiti d'accesso alla pensione, introducendo penalizzazioni per ogni anno di anticipo, scoraggerebbe inevitabilmente il collocamento in quiescenza a domanda di tale personale. Pertanto, è da auspicare per il personale, il mantenimento del requisito del periodo contributivo, senza applicare penalizzazioni economiche per il collocamento in quiescenza.  In merito alla possibilità di estendere all'anno 2014 il blocco delle retribuzioni e dei contratti anche al personale militare, pur comprendendo la finalità di reperire risorse necessarie al miglioramento dei saldi di finanza pubblica e con ogni rispetto ed obbedienza con le decisioni che possono essere assunte, quale Capo di stato maggiore dell'Esercito sento il dovere di rappresentare a queste Commissioni l'aspettativa forte del personale affinché, nell'esame del provvedimento e nelle opportune sedi si tenga conto della specificità del comparto. Cito solo a titolo di esempio che le penalizzazioni subite vanno da un minimo del 15 per cento (per un soldato, un maresciallo capo o un caporale maggiore) al 30 per cento (per un capitano che raggiunge 15 anni di anzianità) per raggiungere in un caso specifico che è di particolare attenzione anche il 40 per cento della retribuzione percepita (per un tenente colonnello neopromosso al grado superiore). Ripeto che noi rimettiamo tutto alla nostra ubbidienza e la situazione viene vissuta con dignità e compostezza dai militari; tuttavia credo sia necessario individuare una soluzione per sostenere il livello di motivazione del personale.   
CORDA (M5S). Signor Capo di Stato maggiore, la mia domanda è molto semplice. Lei ha parlato di riduzione dei costi e anche di riduzione delle strutture, oltre che del personale. Nella revisione dello strumento militare, quindi, si prevede di ridurre il personale e di concentrarlo in strutture più ampie che possano ospitare un maggior numero di unità di personale. Vorrei innanzi tutto capire quali saranno le condizioni economiche di questo personale e delle famiglie e se costoro avranno, ad esempio, delle indennità riconosciute o anche una compensazione per la mobilità. Vorrei quindi sapere come state comunicando a queste famiglie questa problematica e che tipo di comunicazione utilizzerete per rassicurarle . 
Graziano : Parto dalla prima domanda relativa al personale (alla sua sensibilità, ai trasferimenti e alle chiusure). Sottolineo, anzitutto, che questo è uno degli argomenti che mi tiene più impegnato. Come ha evidenziato il senatore Divina, in presenza di una scarsità di risorse diventa particolarmente complicato riuscire ad attuare una ristrutturazione efficientistica. Ripeto che occorre cercare di ridurre al massimo i trasferimenti del personale, al fine di limitare i disagi delle famiglie, che comunque ci saranno e non potranno essere evitati. Infatti, la chiusura di 22.000 posizioni organiche non potrà avvenire a costo zero.   È importante tenere informati il personale e le famiglie. Non soltanto incontro i delegati del CoCer, ma informo la Forza armata di tutte le trasformazioni e  cerco di raggiungere tutto il personale per spiegare una trasformazione che – ripeto – è tanto necessaria quanto gravosa.  Infatti, la chiusura di ogni singola unità determina particolari carenze; gran parte del nostro personale proviene dal Centro-Sud, mentre la presenza di caserme è particolarmente significativa nel Nord-Est. Appare, ad esempio, urgente realizzare infrastrutture logistico-operative anche nelle aree in cui non ci sono (ho citato la Sardegna e la Sicilia, cioè quei territori su cui le stiamo aprendo).   

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