I CARCIOFI DEL MINISTRO DIFESA DI PAOLA

Esattamente un anno fa il Ministro Di Paola  affermava : Roma, 19 dicembre 2011 – Quello che interesserà le forze armate “sarà un ridimensionamento molto significativo e consistente in uomini e prospettive”, ha spiegato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola durante l’annuale conferenza stampa in occasione del Natale. “Il piano di sacrifici” richiesti per uscire dalla crisi “riguarda tutti gli italiani. I militari sono anche italiani e dunque i sacrifici riguarderanno anche loro”, ha detto il ministro.
IERI , 18 Dicembre 2012  il Ministro Di Paola ha dichiarato : “Abbiamo impostato il cammino verso la modernizzazione”, sottolinea. Di Paola non nasconde che “il lavoro è stato pesante, soprattutto per i tempi compressi, visto che avevamo un impegno di poco superiore a un anno. E anche dati i tempi difficili: diciamo – afferma con un sorriso, nel corso della tradizionale conferenza stampa di fine anno a palazzo Savorgnan, sede del Circolo delle Forze armate – che ho ricevuto più carciofi che fiori….” – SE IL PROSSIMO Governo , Il prossimo Parlamento, I prossimi Parlamentari eletti, NON proveranno a modificare la legge delega del ministro Di Paola, Le SPINE DEI CARCIOFI nominati dal ministro saranno molto dolorose per le migliaia di Militari coinvolti in chiusure e accorpamenti di Enti e Caserme, mobilità, transiti in altre amministrazioni, pre pensionamenti e pesanti conseguenze economiche , sociali e familiari. TRA 2 mesi circa si vota , un voto  non più a prescindere  potrebbe migliorare una legge delega approvata a tempo di record con tanto di Sponsor. “ La decisione dell'Italia di confermare l'acquisto dei cacciabombardieri F35 è la “scelta migliore” che oggi si potesse fare, “la scelta giusta”. Lo ha detto questa mattina il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, durante la consueta conferenza stampa di fine anno, rispondendo alla domanda di un giornalista che faceva notare come il Canada si fosse ritirato dal programma.  “Per l'Italia, però, la situazione è diversa, perché c'è una partecipazione anche industriale che il Canada non ha. Per l'Italia si tratta di una scelta di grande spessore, dal punto di vista operativo, tecnologico, industriale e degli investimenti”, ha commentato il ministro. Si è parlato anche, sulla stampa nazionale di risvolti occupazionali che avrebbe portato il progetto tanto a cuore al ministro Di Paola , Onorevoli e Senatori che, pochi giorni fa, hanno approvato la Revisione dello strumento militare, hanno parlato anche loro di occupazione nel polo industriale di Cameri mentre tagliavano 40 mila posti di lavoro Militari e 10 mila di personale civile nella Difesa ! A riguardo Vi propongo quanto riporta il quotidiano La Stampa in 2 recenti articoli :  La Stampa  29 novembre 2012 …” Rivista Italiana Difesa, citando una «fonte molto molto buona», Alenia Aermacchi e Lockeed Martin starebbero trattando per spostare a Cameri una parte della produzione degli F-35 per gli Usa. Un’operazione che porterebbe a cinquecento assunzioni in più nella nuova fabbrica in costruzione accanto all’aeroporto militare e nelle aziende dell’indotto, da aggiungere ai 600 già previsti quando la produzione sarà a regime”. La Stampa  02.12.2012 – il casoCLAUDIO BRESSANI “ Non esiste alcuna ipotesi di un «quasi raddoppio» del numero di F-35 che saranno costruiti a Cameri grazie a un accordo per assemblare qui anche una quota di quelli destinati agli Stati Uniti. L’eventualità è stata prospettata nei giorni scorsi da Rid, Rivista Italiana Difesa, secondo cui Alenia Aermacchi e Lockheed Martin starebbero negoziando un’intesa in questo senso perché – aveva spiegato il direttore della pubblicazione – «gli americani preferiscono costruire più aerei a Cameri anziché ampliare lo stabilimento di Fort Worth in Texas». La smentita arriva da tutte e due le aziende, Alenia e Lockheed Martin. Ad interpellare entrambe è stato Silvio Lora Lamia, 61 anni, giornalista milanese specializzato in questioni aeronautiche, tra i fondatori, per 30 anni redattore e poi condirettore di «Volare», ora collaboratore della rivista «Analisi Difesa «L’ipotesi di assemblare in Italia velivoli destinati agli Stati Uniti – spiega – mi era parsa inverosimile solo pensando alle possibili reazioni dei sindacati americani e delle lobbies del Congresso. Per questo mi sono subito rivolto ad Alenia. Non direttamente però perché non serve, ti rimandano al Governo che ti rimbalza al ministero della Difesa e alla fine non si viene a capo di nulla. Ho sfruttato canali informali, mie fonti interne all’azienda. “Quella è una barzelletta”, mi hanno detto testualmente». 
Ma Lora Lamia non si è fermato lì ed ha scritto direttamente a Lockheed Martin. Non si aspettava una risposta in tempi rapidi e invece già ieri pomeriggio, dopo poco più di 24 ore, è arrivata la mail. Di chiarezza estrema. Punto primo: «Tutti gli F-35 per gli Stati Uniti sono programmati per essere fabbricati a Fort Worth, Texas». Punto secondo: «Non c’è alcun bisogno di ampliare gli impianti di Fort Worth in quanto la fabbrica esistente ha sufficiente spazio per supportare la produzione di F-35 al massimo livello programmato».
«Più che un’ipotesi concreta – conclude Lora Lamia – quello di costruire in Italia i caccia per gli americani mi sembra un “ci piacerebbe tanto”. Perché esiste davvero il problema che l’impianto Faco di Cameri, costato allo Stato 800 milioni, è sovradimensionato. Avrà una capacità di assemblare due velivoli al mese e per i primi tempi invece si parla di trequattro all’anno. Economicamente è un problema. Anche per questo l’Aeronautica sta pensando di “riempire” quegli spazi con altre attività. Accanto agli F-35 e alla manutenzione degli Eurofighter e dei Tornado, intende portarvi anche quella degli aerei da addestramento M-346. Oggi sono schierati a Lecce e lì c’è anche il reparto manutenzione velivoli, che dovrebbe chiudere per essere spostato a Cameri».

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