I talebani: "Siamo stati noi"

Stamattina la rivendicazione all'agenzia di stampa afghana Aip: “Li abbiamo ammazzati noi”.
Domani il previsto rientro in Italia, forse già martedì i funerali solenni. L'attentato 200 km a est di Farah. Le vittime, che si trovavano su un Lince, erano alpini. Domani il rientro delle salme.
Ferito un quinto connazionale. Su Facebook aveva scritto: ''Mi sono rotto di stare qui''. Il cordoglio di Napolitano e Berlusconi. Bersani: “Riflettere”. Un mese fa la morte del tenente Romani.
Il contributo italiano: 3.500 in Isaf. Sono 34 gli italiani morti dal 2004 L'attentato ieri nel distretto di Gulistan circa a 200 chilometri a est di Farath al confine con l'Helmand. Un ordigno è esploso attorno alle 9,45 ora locale uccidendo i quattro militari italiani. Un quinto soldato è rimasto gravemente ferito, ma non sarebbe in pericolo di vita.

Le vittime, tutte in forza al 7° reggimento alpini di stanza a Belluno, inquadrato nella brigata Julia, sono il primo caporal maggiore Gianmarco Manca (nato ad Alghero il 24 settembre 1978), il primo caporal maggiore Francesco Vannozzi (nato a Pisa il 27 marzo 1984), il primo caporal maggiore Sebastiano Ville (nato a Lentini, provincia di Siracusa, il 17 settembre 1983) e il caporal maggiore Marco Pedone (nato a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce, il 14 aprile 1987).

Le salme dei quattro alpini caduti dovrebbero arrivare domani mattina all'aeroporto militare di Ciampino. Lo apprende l'ADNKRONOS. L'arrivo dovrebbe essere nella prima mattinata.

Il militare rimasto ferito è il caporal maggiore scelto Luca Cornacchia (nato a Pescina, in provincia dell'Aquila, il 18 marzo 1972). Il soldato è cosciente, ha riportato ferite a un piede e traumi da esplosione ma non versa in pericolo di vita. In un messaggio postato su Facebook il 3 ottobre il militare abruzzese scriveva: ''Mi sono rotto di stare qui in Afghanistan, non si capisce nulla”. Attualmente si trova ricoverato presso l'ospedale da campo statunitense di Delaram, da dove ha raggiunto telefonicamente la moglie per aggiornarla sulle proprie condizioni.

Il generale Massimo Fogari, capo ufficio stampa dello Stato Maggiore della Difesa ha riscostruito a SKy Tg24 la dinamica dell'attacco. Un ordigno è esploso, alle ore 9.45 locali, al passaggio di un convoglio logistico investendo il mezzo sul quale si trovavano i 4 militari italiani morti e il ferito. Prima la deflagrazione, poi 'spari a tiro teso' ad opera dei guerriglieri contro un'autocolonna di 70 mezzi compresa la scorta costituita dal blindato 'Lince' su cui si trovavano i nostri connazionali.

“L'attacco è stato contro un'autocolonna – ha spiegato il generale Fogari – che stava portando materiale nella provincia del Gulistan per costruire una base avanzata''. ''Il pronto intervento dei militari a scorta della colonna ha messo in fuga i guerriglieri”, ha aggiunto. Per il generale si tratta di un tipico attacco: ''fanno esplodere un ordigno, poi aprono il fuoco e quindi si danno alla fuga”.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, dopo aver espresso profondo cordoglio e dolore per le vittime, ha spiegato che il convoglio di mezzi civili e militari attaccati oggi dai terroristi afghani era già stato presa di mira ieri. “Il mezzo sul quale viaggiavano i militari uccisi è saltato in aria a causa di un ordigno nonostante il veicolo fosse dotato di un dissuasore elettronico che impedisce che via radio possa essere lanciato il segnale di esplosione. I militari caduti erano esperti – ha spiegato il ministro – e aveva già partecipato a tre missioni internazionali”.

La Russa ha poi ribadito ''come è necessario che l'addestramento delle forze armate afghane prosegua in modo che entro il 2011 il rientro dei nostri militari diventi un fatto concreto e non solo un auspicio”. La zona dove è venuto l'attentato, ha poi aggiunto, era stata sotto il controllo italiano poi era passata sotto quello americano e, ultimamente, era stata restituita al controllo ai nostri soldati: “Per questo, – ha precisato – voglio verificare se non ci sia la necessità di una qualche misura ulteriore di sicurezza da prendere perché gli americani presenti in quella zona erano molti di più rispetto ai nostri”.

Il ministro ha poi lanciato un appello affinché “di fronte a tragedie del genere il seme della concordia possa germogliare più facilmente nel ricordo di chi ha dato la vita per la Patria e per la pace. Quando ci sono fatti di questo genere tutto il resto passa in secondo ordine, le polemiche, i conflitti politici e i contrasti”. ''Quando sento parlare di ritiro in occasione di un evento luttuoso, come quello di questa mattina, più che una critica mi viene in mente lo sciacallaggio'', sottolinea il ministro. ''La critica è legittima – conclude – ma l'importante è che sia fondata e non sia pretestuosa e strumentale''.

Cordoglio per la morte dei quattro alpini è stato espresso anche dal generale David H.Petraeus, comandante della missione multinazionale Isaf in Afghanistan. ''Il loro servizio coraggioso e disinteressato non sarà dimenticato – ha dichiarato -, dal momento che noi vogliamo sconfiggere un'insorgenza che priverebbe il popolo afghano della sicurezza e della stabilità e renderebbe di nuovo questo Paese un sicuro rifugio per i terroristi''.Fonte (Adnkronos/Ign)

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