Taglio delle Province, decisi i criteri

Roma – «Non abbiamo nessuna intenzione di fare nuove manovre per il conseguimento degli obiettivi di bilancio e non vi è dunque l’esigenza di nuove manovre». Così il premier Mario Monti all’uscita dal Cdm. Nessuna manovra, nessun accorpamento delle festività per il momento, ma sì si al taglio delle Province.

Il Premier ha sementito anche che esista l’ipotesi, ventilata da un quotidiano, di una tassa patrimoniale sopra i 250mila euro: «non rientra nelle intenzioni né nei programmi del governo italiano» ha detto Mario Monti al termine del Cdm. Il primo ministro, ha spiegato che l’incontro con il Capo dello Stato è stato uno dei periodici incontri in cui vengono riferite dle attività del governo.E poi, ha parlato di spread: «Rispetto ai 574 punti di novembre 2011, oggi siamo credo a 490 e quindi c’è una riduzione», anche se «certamente deludente perché me la sarei aspettata più rilevante». Spread, ma anche crescita: «Non son sorpreso che per ora non ci sono effetti positivi sulla crescita» con i provvedimenti «di risanamento e riforme strutturali». La crescita «verrà, ma ci vorrà ancora tempo viste le previsioni che danno l’uscita dalla recessione e l’hanno collocata in una fase iniziale del 2013». Monti ha richiamato «le forze politiche della maggioranza alla necessità, nell’interesse del Paese, di non allentare l’impegno e il ritmo decisionale».

Il Consiglio dei ministri ha dato invece dato via libera ai criteri per l’accorpamento delle province previsti dal decreto sulla spending review: in base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati.

«Nei prossimi giorni – si legge in una nota di Palazzo Chigi – il Governo trasmetterà la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (CAL), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali (in mancanza, la deliberazione verrà trasmessa all’organo regionale di raccordo tra Regione ed enti locali). La proposta finale sarà trasmessa da CAL e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all’effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura».

«Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto «Salva Italia»). La soppressione delle province che corrispondono alle Città metropolitane – 10 in tutto, tra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia e Firenze – avverrà contestualmente alla creazione di queste (entro il 1° gennaio 2014)», conclude il comunicato.

Sulla base dei criteri di riordino delle Province decisi dal Cdm, sarebbero 64 su 107 le Province da accorpare, di cui 50 in Regioni a Statuto ordinario e 14 in Regioni a statuto speciale. Le Province “salve” sarebbero dunque 43 su 107 di cui: 10 metropolitane, 26 in Regioni a Statuto ordinario e 7 in Regioni a statuto speciale.

Sulla base dei criteri di riordino delle Province approvati oggi dal Cdm, su dati Istat, si può dire che in Piemonte, su 8 Province attuali, quelle salve sarebbero Torino, Cuneo e Alessandria; via le attuali Province di Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio e Novara.

In Lombardia rimarrebbero Milano Brescia, Bergamo, Pavia mentre dovrebbero essere accorpate le attuali Province di Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio e Varese.

Nel Veneto rimarrebbero in vita Venezia Verona e Vicenza. Accorpamento in vista per Rovigo, Belluno, Padova, Treviso.

In Liguria su quattro Province attuali ne scompaiono due, Savona e Imperia; salve Genova e La Spezia.

In Emilia Romagna sì a Bologna, Parma, Modena e Ferrara; accorpate Reggio Emilia, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e Piacenza.

In Toscana, su 10 Province, si salverebbe solo Firenze (via Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa e Livorno).

In Umbria rimane solo Perugia, salta Terni; nelle Marche sarebbero salve Ancona Pesaro e Urbino, mentre non hanno i requisiti per sussistere Ascoli Piceno, Macerata e Fermo.

Nel Lazio rimarrebbero Roma e Frosinone, ma dovrebbero essere accorpate Latina, Rieti e Viterbo.

In Abruzzo non subirebbero accorpamenti L’Aquila e Chieti, in Molise rimarrebbe solo la provincia di Campobasso, in Campania salve Napoli, Salerno, Caserta e Avellino, fuori solo Benevento.

In Basilicata rimarrebbe in vita la Provincia di Potenza, esclusa invece quella di Matera;

in Puglia su 6 Province se ne salvano solo 3: Bari, Foggia e Lecce, da accorpare Taranto, Brindisi e Barletta-Andria.

Infine in Calabria, su 5 Province, si salavano Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro; da accorpare Crotone e Vibo Valentia.

A queste sono da aggiungere le Province nelle Regioni speciali: in Sicilia su 9 ne rimarranno in vita solo 4: Palermo, Agrigento, Catania e Messina.

La scure si abbatterà su Caltanisetta Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani.

In Sardegna una debacle: rimarrà solo la Provincia di Cagliari.

Verranno eliminate le Province di Olbia Tempio, Medio, Ogliastra, Carbonia, Sassari, Nuoro, Oristano.

Infine in Friuli, su 4 Province iniziali, due rimangono in vita, Trieste e Udine, due vengono tagliate o meglio accorpate: Pordenone e Gorizia.

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