IL SUICIDIO DELLA POLITICA

La riforma dello strumento militare è stata approvata dal Senato ed è passata alla camera dei Deputati. Esclusa la posizione dell’Italia dei valori, che ha espresso voto contrario, tutti gli altri partiti, con il solito inciucio bipartisan, hanno votato favorevolmente sulla pelle di circa cinquantamila persone tra militari e civili. Quanto avvenuto nelle recenti elezioni siciliane non ha insegnato nulla alla classe politica, la quale non si rende conto dell’uragano astensionistico e dello tsunami di protesta che si sta abbattendo su di loro. 
Questa pseudo riforma, se verrà approvata anche dalla Camera, altro non è che un ulteriore attacco allo stato sociale e al mondo del lavoro, sia anch’esso militare. La casta politica dirà certamente che non si poteva fare altrimenti, pena la caduta del governo Monti. Ma proprio perché questo è un governo tecnico che si doveva rimandare una riforma di tale portata alla prossima legislatura. Inoltre l’attuale classe politica presente in Parlamento, formata da molteplici condannati, indiziati e corrotti, era la meno indicata per riformare lo strumento militare, ma forse proprio per questo si è affrettata ad approvare il disegno di legge. D’altronde la maggioranza degli attuali parlamentari alle prossime elezioni verrà mandata a casa, sia con l’astensionismo sia con il voto di protesta. I militari sapranno bene per chi votare. La riforma dello strumento militare è stata una ulteriore occasione che ci ha mostrato, sia il connubio fra casta politica e casta militare, trasformato in un abbraccio mortale per il personale militare, sia la totale assenza di posizioni politiche antitetiche fra le diverse realtà parlamentari. Nello sterile dibattito avvenuto al Senato qualche senatore ha avuto l’ardire di affermare che c’era la spending review che premeva e quindi bisognava affrettarsi, e che erano state debitamente sentite sia le rappresentanze che i vertici militati. Quello che non hanno detto, è che i vertici militari si sono unanimemente espressi a favore del disegno di legge governativo, e non poteva essere altrimenti essendo loro stessi gli autori della bozza di riforma, mentre le rappresentanze hanno criticato fortemente la riforma, prospettando le dovute modifiche. Come era ovvio le richieste delle rappresentanze sono state totalmente ignorate. Solo alcuni dei vertici militari hanno avuto l’ardire di parlare dei pericoli sociali e dell’impatto negativo che la riforma avrebbe avuto sul personale. Quasi contemporaneamente alla approvazione della riforma in Senato, l’Espresso pubblicava una intervista al capo di stato Maggiore dell’esercito, il quale nel confermare la portata dei cambiamenti, evidenziava anche il pericolo di rimanere senza giovani per le missioni operative. Ciò perché mentre per il quadro permanente, ufficiali e sottufficiali, si provvederà con anticipi di pensione agevolati e/o il passaggio ad altre amministrazioni dello Stato, nulla si potrà fare per i volontari. Il Presidente del Consiglio Monti, il quattro novembre in occasione della festa delle Forze Armate e della giornata dell’Unità d’Italia, si è recato in Afghanistan a portare il saluto del popolo italiano ai militari impegnati nella missione internazionale. Non so se il Presidente del Consiglio nell’elogiare i militari impegnati in Afghanistan, era consapevole che la maggioranza è formata da volontari, molti dei quali a causa della riforma dello strumento militare e della spending review, dopo la ferma quadriennale invece di passare in servizio permanente sarà congedata e destinata ad aumentare il numero dei disoccupati. Nessuno si prende la briga di informare i volontari di quanto sta per accadergli, né la classe politica, né i vertici militari. Certo si dirà che tutte le categorie saranno colpite dalla spendig review e dalla riforma dello strumento militare, ma come abbiamo già detto i problemi maggiori attengono principalmente i giovani militari, che sono poi coloro che stanno dando il maggiore contributo di vite umane nelle missioni internazionali. E’ proprio la classe politica, compresa quella che si definisce tecnica, che prima di intervenire con il bisturi nei comparti Difesa e Sicurezza, avrebbe dovuto riflettere bene sulla portata sociale della riforma, soprattutto per chi è totalmente sprovvisto di qualsiasi forma di tutela. Non è certo colpa dei cittadini se la casta politica ha deciso di il suicidio politico, ma saranno sicuramente loro che dovranno alle prossime elezioni politiche rinnovare completamente le istituzioni.   
 
Alberto Tuzzi 

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