Infermieri Militari. Una professionalità che andrebbe adeguatamente riconosciuta.

di Antonio Gentile

LA SELEZIONE DEL PERSONALE INFERMIERISTICO DELL’ESERCITO: UN PUNTO DI PARTENZA PER LA RINASCITA DELLA SANITA’ MILITARE

Il tentativo di cambiamento della Sanità Militare dell’Esercito che si sta attuando, richiede una grande attenzione alla selezione delle risorse umane, al loro impiego e alla loro formazione e valorizzazione, per incrementare il grado del loro coinvolgimento nel lavoro e nei processi di riorganizzazione. Se è vero che il reale patrimonio della Forza Armata sono le persone, ciò assume maggiore significato per la Sanità, dove occorre considerare una professionalità in senso allargato, comprensiva non solo delle capacità tecniche in senso stretto, ma anche degli aspetti riferiti alle capacità militari e di collaborazione con la Sanità civile nell’ambito di un sistema organizzato e integrato.

 In tale contesto, le politiche di selezione, di pianificazione e sviluppo del personale infermieristico assumono una importanza fondamentale in quanto, il suo particolare impiego lo porta, in piena autonomia, a prendere delle decisioni di notevole importanza per la riuscita del proprio servizio. Basti pensare al Maresciallo Infermiere impiegato Fuori Area che deve decidere un intervento di assistenza anche avanzata (somministrazione farmaci, intubazione tracheale, ecc.) per soccorrere un ferito e salvargli la vita. Infermiere militare è colui che mette al centro del suo operato la persona bisognosa di assistenza, che agisce con etica ed equità rispettando i principi universali della dignità della persona, che mette in atto e valuta sistematicamente i risultati delle sue attività realizzate secondo i criteri di efficacia, appropriatezza ed efficienza; che si forma ed aggiorna le sue competenze per garantire un’assistenza sempre al passo con i tempi apportando all’organizzazione l’innovazione necessaria per rispondere al cambiamento dei bisogni dell’utente militare e civile.

In alcuni criteri di selezione del personale infermieristico sussistono dei gap procedurali, che si trascinano di concorso in concorso, che non permettono di individuare i candidati più idonei per il delicato ruolo che tale cruciale figura deve ricoprire. Oggi la selezione degli infermieri nell’esercito avviene in due modi:

  1. tramite nomina diretta di già laureati;
  2. attingendo dagli allievi marescialli dopo il primo anno della Scuola marescialli di Viterbo previo conseguimento della laurea presso la scuola di Sanità e Veterinaria di Roma.

Inoltre, per i marescialli infermieri in servizio esiste la possibilità di partecipare a due tipologie di concorso per transitare nel ruolo ufficiali: Ruolo Speciale Sanità e Ruolo Normale per Luogotenente.

Per il fondamentale ruolo che ricopre oggi tale figura è importante che l’Amministrazione Difesa metta in atto le più adeguate procedure selettive in modo che i migliori professionisti, i più motivati a fare bene questo lavoro possano risultare vincitori dei concorsi previsti per il loro arruolamento e avanzamento di carriera. Nell’analisi che segue vengono evidenziati incongruenze e procedure selettive anacronistiche rispetto alle esigenze dell’organizzazione della Sanità Militare che dovrebbe tendere a garantire le migliori cure al suo personale.

  • concorso pubblico per titoli ed esami, per il reclutamento, a nomina diretta di marescialli con incarico di infermiere.

Da due anni sono stati indetti concorsi per l’assunzione di infermieri già laureati e dal 2017 si è scelta questa procedura come unica fonte di selezione di personale infermieristico da immettere nei ranghi della Sanità dell’Esercito. Questa preziosa fonte di approvvigionamento di personale specialistico è viziata da due aspetti che compromettono in modo importante la selezione dei più bravi e meritevoli:

  1. assenza nella commissione esaminatrice di un infermiere esperto;
  2. riconoscimento di titoli di merito ad evidente appannaggio del personale in servizio.

Pur prevedendo nel bando di concorso la possibilità di aggregare, in qualità di membri aggiunti, esperti per la prova orale con diritto di voto nella sola materia per le quali aggregato, si è scelto di non ricorrere a tale possibilità. Non si capisce come un non esperto dell’assistenza infermieristica possa fino ad ora aver valutato i candidati sugli argomenti materie di esame come: fondamenti di infermieristica clinica, infermieristica clinica in medicina generale, infermieristica preventiva, infermieristica clinica in chirurgia, tecniche e scienze infermieristiche, ecc., tutte materie che solo un infermiere, attraverso il percorso di studi universitari e il lavoro sul campo può conoscere. Il medico per sua natura e formazione non può intendersi di processo di nursing, diagnosi infermieristica, assistenza infermieristica nei diversi ambiti di impiego di medicina generale o di chirurgia; non può conoscere le tecniche né tanto meno i fondamenti di infermieristica perché semplicemente ha un’altra formazione e fa un altro lavoro. È come se un infermiere venisse nominato in una commissione esaminatrice di un concorso per fisioterapisti. Ciò che si è potuto valutare nei concorsi di cui si parla sono esclusivamente gli argomenti teorici comuni ai due indirizzi medico ed infermiere: chimica, biochimica, fisica, biologia, farmacologia, ecc.. Quello che invece si sarebbe dovuto valutare, oltre alla conoscenza di queste materie propedeutiche, è la conoscenza e la capacità dei candidati infermieri a prestare assistenza infermieristica ai pazienti con le più diverse patologie; la loro competenza nel fare diagnosi infermieristica; in sostanza, quello che occorreva valutare sarebbe stato la loro capacità di esprimere un giudizio professionale sulle condizioni del paziente, identificando alterazioni, debolezza, capacità e punti di forza che sono alla base dell’intervento successivo per raggiungere risultati di cui è responsabile, in ragione delle sue competenze ed autonomia.

Il secondo aspetto critico per la selezione degli infermieri migliori è la disparità di titoli riconosciuti tra i candidati militari e quelli che provengono dal mondo civile. Dall’appendice al bando di concorso si evince come sia riconosciuto, oltre ad altri titoli di merito, il servizio prestato fino a un massimo di 10 punti. Considerando che ci sono molti laureati infermieri tra i Sergenti ed i Volontari in servizio permanente, si può facilmente considerare che tra i candidati molti di questi raggiungano tale punteggio massimo incrementale che incide in modo importante sulla graduatoria finale.

Si comprende l’esigenza della Forza Armata, come ben specificato nella direttiva sui provvedimenti urgenti inerenti al personale della Sanità Militare dell’Esercito del 18 dicembre 2018, di voler reclutare Infermieri attingendo da quelli già in servizio per una esigenza di razionalizzazione e di soddisfazione di quel personale che già riveste la funzione, soprattutto presso gli ospedali militari, senza il riconoscimento del ruolo. Tant’è che, sempre nella Direttiva, viene precisato che, l’esigenza può essere soddisfatta in quanto il bando per il reclutamento di marescialli infermieri “nomina diretta” prevede un adeguato punteggio incrementale nella valutazione dei titoli di merito teso a valorizzare opportunamente il personale militare. Una tale intenzione politica di reclutamento è ribadita anche per gli anni a venire, tant’è che viene specificato che viene incrementata la formazione per i VSP e graduati grazie ai posti riservati nei corsi di laurea in infermieristica presso il Policlinico militare Celio, in modo da aumentare il bacino di reclutamento dei potenziali Marescialli Infermieri. Con questa politica di selezione del personale si corre il serio rischio di escludere candidati professionalmente più preparati e di chiudere ulteriormente la professione e la Sanità Militare in un confine autoreferenziale e candidata ad impoverirsi ulteriormente. La Scienza medica militare ha bisogno di contributi esperienziali esterni, di un continuo scambio con la Sanità Civile per accrescere le sue potenzialità ed affermare il suo mandato di tutelare la salute degli uomini e delle donne con le stellette. Inoltre, si rischia di creare tante false speranze, di illudere i tanti validi giovani professionisti che provengono dal mondo civile; che sostengono gli alti costi per la partecipazione al concorso, arrivando anche da Paesi esteri dove lavorano, mossi dall’aspirazione di entrare a far parte del glorioso comparto della Sanità Militare dell’Esercito. sarebbe più utile allo scopo prevedere una percentuale di posti riservati per il personale in servizio lasciando che i restanti posti possano essere ricoperti da professionisti che hanno conteso sul campo il loro sapere a suon di conoscenza ed abilità.

  • concorso ufficiali ruolo speciale corpo sanitario dell’esercito

Il reclutamento degli Ufficiali del Corpo sanitario dell’Esercito Italiano avviene prevalentemente dai Marescialli di sanità. È intenzione della forza armata, come specificato nella Direttiva precedentemente nominata, in previsione di una ottimizzazione dell’organizzazione futura, ricollocare gli ufficiali provenienti dal ruolo Marescialli Sanità, in posizione di staff occupate da Ufficiali Medici, in modo da liberare risorse a vantaggio della componente clinico terapeutica. La volontà di razionalizzare il comparto fa ben sperare anche in un riconoscimento del ruolo per questi Ufficiali RS da troppi decenni in attesa; lasciati nel limbo di un impiego border-line, non specificato. Uno dei pochi casi nella sfera della organizzazione del lavoro del comparto pubblico.

La selezione dei candidati che partecipano a questo concorso pecca di incongruenze e di grossolani errori che, oltre a creare confusione nell’interpretazione dei requisiti (sarebbe il meno) non permette la selezione del personale migliore per gli incarichi che questi dovrebbero andare a ricoprire:

  1. Assurda commistione di figure che possono partecipare;
  2. Materie di esame non corrispondenti al ruolo da ricoprire;
  3. Assenza di Infermieri nella Commissione di esame.

Possono partecipare al concorso RS Sanità diverse figure: ufficiali di complemento del Corpo sanitario (oramai in esaurimento), Infermieri professionali, Istruttori cinofili, Maniscalchi, Odontotecnici e Tecnici di radiologia medica. A parte il grossolano errore di definire ancora l’infermiere con l’aggettivo “professionale” giustificato dal classico copia-incolla ma non più giustificabile agli addetti ai lavori che il documento hanno dovuto leggere e sottoscrivere in tutti questi anni, non si capisce la commistione di figure totalmente distanti tra loro per formazione ed ambito di impiego. L’Istruttore cinofilo proviene dalla categoria VSP specialità Fuciliere o Genio guastatore, consegue l’incarico dopo il superamento di un corso di dieci mesi.

Il Maniscalco proviene dalla categoria VFP1 e VSP, consegue l’incarico dopo il superamento di un corso di dieci mesi.

L’odontotecnico è abilitato dal relativo percorso di studi di scuola media superiore.

Gli infermieri ed i Tecnici di radiologia medica (in realtà Tecnico sanitario di radiologia medica) sono Marescialli che hanno conseguito l’abilitazione alla professione dopo il corso di laurea triennale; le uniche figure che avrebbero reale titolo a ricoprire un ruolo di direzione in una organizzazione sanitaria, come previsto nella Sanità civile.

L’unica condizione prevista dal bando per il Maniscalco e l’Istruttore cinofilo che dovessero risultare vincitori di concorso, essendo graduati, è l’integrazione, al termine del corso applicativo di tre mesi, di un ulteriore momento formativo teso ad omogeneizzare la preparazione delle attività connesse con il nuovo status di Ufficiale, attraverso attività teoriche tese alla formazione del Leader; della durata di n. 4 settimane, ed allo svolgimento di un tirocinio pratico di n. 8 settimane. Magari fosse sufficiente un così breve periodo per formare un “Leader” in Sanità. Il rischio reale e preoccupante è che a ricoprire un incarico di Capo sezione o Addetto di qualche Ufficio strategico per l’Organizzazione sanitaria, magari della formazione o del personale del Policlinico militare, ci possa essere l’eventualità bizzarra che sia un Ufficiale RS con formazione ed esperienze insufficienti da quelle richieste per una gestione di qualità.

Altro punto critico sono gli argomenti di esame che sono stati individuati per la prova tecnico-professionale sia scritto che orale. Sia le materie militari (tattica, servizio Informativo Operativo, Topografia) che le materie sanitarie (traumatologia, medicina e chirurgia d’urgenza, ecc.) prevedono argomenti che fanno parte dei percorsi di studio dei corsi base gli esercenti le professioni militari e sanitarie. Non c’è niente che riporta ad una moderna concezione del dirigente di una sezione o addetto di un ufficio sanitario; non c’è traccia di materie inerenti le capacità di valutazione critica dell’evoluzione dei bisogni assistenziali dell’utente militare; la promozione di processi decisionali; la progettazione e l’intervento operativo in ordine a problemi assistenziali e organizzativi complessi; la costruzione di modelli assistenziali moderni; la partecipazione alla pianificazione del fabbisogno del personale; la valutazione delle competenze del personale e sua valorizzazione; ecc.. Tutte competenze che dovrebbe possedere l’Ufficiale RS di Sanità il cui ruolo dovrebbe essere rivolto alla governance dell’assistenza e alla salvaguardia del sistema salute militare.

Altro punto dolente della procedura di selezione è rappresentato dalla commissione esaminatrice in quanto costituita esclusivamente da medici (quattro compreso il Presidente), da un membro per la lingua inglese ed un ufficiale segretario senza diritto di voto. Anche in questo caso come nel concorso RN, manca la figura dell’infermiere o del tecnico esperto che farebbero sicuramente la differenza per una selezione più appropriata e soprattutto contribuirebbero ad individuare le migliori menti, quelle più in grado di rispondere alle esigenze organizzative della Sanità militare. Le professionalità da impiegare in tal senso sono tante e facilmente individuabili: Ufficiali Infermieri RS o Luogotenenti (possono anch’essi far parte di Commissioni esaminatrici) che al sapere, potenziato anche dalla formazione integrativa (master, specialistica), hanno acquisito sul campo insostituibili capacità operative e raggiunto livelli di saper fare e saper essere elevati.

  • CONCORSO RUOLO NORMALE PER LUOGOTENENTI

Con il primo concorso per Luogotenenti dell’11 ottobre 2018, ancora una volta gli Infermieri hanno subito una grossa sperequazione in quanto non è stato previsto il ruolo speciale sanità. Ciò vuol dire che mentre nelle Armi dell’Aereonautica e della Marina il grado di vertice dei Marescialli Infermieri può rimanere nel comparto di provenienza, nel caso del pari incarico dell’Esercito, se risultante vincitore del concorso, viene fatto transitare in una delle Armi di fanteria, cavalleria, artiglieria, genio o trasmissioni. Il disagio che si vivrebbe nel doversi riciclare in un altro ruolo, si andrebbe a sommare agli altri disagi che il concorso prevede: corso di sei mesi di formazione presso la Scuola di Applicazione di Torino, ferma di almeno cinque anni, diversa sede di servizio per il successivo impiego e beneficio economico nullo. Malgrado tutto, circa 250 Luogotenenti hanno fatto domanda di partecipazione e tra questi anche diversi Infermieri, a dimostrazione della passione e della voglia di mettersi in gioco di questo encomiabile personale.

Essendo un concorso per titoli, in sede di valutazione delle due l’una, o la Commissione esaminatrice nel momento in cui si ritrova un Infermiere rientrante nei posti a concorso lo fa slittare fuori graduatoria, oppure il Luogotenente vincitore, dopo trenta anni di servizio nell’ambito della Sanità, con titoli e expertise specialistica acquisita sul campo, deve cambiare completamente funzioni e ruolo.

Ancora una volta si è dimostrata una scarsa sensibilità verso il personale infermieristico con la sensazione che i vari comparti dell’Organizzazione non dialoghino l’uno con l’altro; mentre da una parte il Capo di SME stabilisce che gli Ufficiali Infermieri dovranno essere impiegati nei posti di staff, dall’altra si perdono inutilmente forze preziose che potrebbero essere utilizzate allo scopo.

Il Servizio sanitario dell’Esercito, se vuole risorgere dalle ceneri in cui versa, dovrebbe porre come base di partenza per la sua organizzazione la questione su quali e quante risorse umane sono necessarie per svolgere l’attività a cui è preposto. Ma per questo serve una reale volontà di cambiamento e la coerenza di definire una volta per tutte le finalità e le strategie per raggiungerle.

Per quel che riguarda la selezione del personale infermieristico , attualmente si riscontra una non considerazione della specificità del ruolo e delle funzioni e una incoerenza drammatica tra gli obiettivi che il comparto si dovrebbe prefiggere e le risorse professionali disponibili con un inevitabile conseguente grave rischio di erogazione di un servizio non in grado di raggiungere il livello minimo di prestazioni qualitativamente accettabili.

A.G.

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