La Sentenza dell CEDU sui Diritti Sindacali per i Militari non potrà non avere effetti in Italia. Ricordiamo le lotte democratiche dei Militari Italiani. CHI VUOLE VERAMENTE DIRITTI LO CONFERMI ORA

A cura di Assodipro Roma 
La storia delle democratiche lotte dei militari. Utile lettura per tutti . Con la cortese autorizzazione di Egisto Morelli pubblichiamo, in puntate diverse, la Storia che portò alla smilitarizzazione del Controllo Aereo in Italia
 “ Ci furono manifestazioni in pubblico ed in divisa (riunioni e “passeggiate” al centro di alcune città italiane ed a Piazza Venezia a Roma) a favore della democratizzazione” – “  il militare è titolare di interessi legittimi che non possono ritenersi conclusi nell'ambito del rapporto gerarchico-disciplinare”  –  “ Il resoconto cronologico degli avvenimenti, fino alle dimissioni, dell'intervento del Presidente della Repubblica Pertini ed oltre” – Diversamente il Ministro dei Trasporti Preti ed il suo sottosegretario Degan (sostenuti dal ministro della Difesa Ruffini e dal suo sottosegretario Del Rio), fautori della “linea dura“- 
PARTE 1 ^ : Il movimento dei controllori ( di Luigi Iodice già controllore del traffico aereo ed alto dirigente dell'ENAV ; pubblicazione autorizzata da Egisto Morelli )
Il movimento Controllori. Le dimissioni da parte di Ufficiali e Sottufficiali dell'AMI (Aeronautica Militare Italiana) dalle funzioni di controllo del traffico aereo fornito al traffico civile. Il Movimento  è erede del “movimento democratico” dei Sottufficiali AMI sviluppatosi in particolare nel Nord-Est. A questo movimento aderirono molti Sottufficiali (e qualche Ufficiale) controllori del traffico aereo. Uno dei leader riconosciuti era un Maresciallo AMI, il dott. Claudio Melatti, controllore del traffico aereo ( radar GCA) all'aeroporto di Venezia, divenuto successivamente il leader del “Comitato della civilizzazione”. Questo movimento rappresentava il personale militare che sentiva di più, nell'ambito delle Forze Armate, il bisogno di maggiore democrazia e partecipazione nella gestione delle “cose” che riguardavano il loro benessere.
Ci furono manifestazioni in pubblico ed in divisa (riunioni e “passeggiate” al centro di alcune città italiane ed a Piazza Venezia a Roma) a favore della democratizzazione.
I partiti politici ben presto si occuparono della problematica della democratizzazione delle Forze armate. Anche io, non meno democratico, partecipai con alcuni colleghi ad alcune riunioni sull'argomento con esponenti di partiti (Falco Accame del PSI, Aldo d'Alessio del PCI,…). Alla fine di un processo tortuoso (e con l'intento anche di porre fine a manifestazioni di contestazioni) fu approvata dal Parlamento la legge 11 luglio 1978, n. 382, meglio nota come “legge dei princìpi” che introdusse per la prima volta nell'ordinamento militare la nozione di “rappresentanza soggettiva del militare in relazione alla tutela dei propri diritti individuali e collettivi, nonché il principio che anche il militare è titolare di interessi legittimi che non possono ritenersi conclusi nell'ambito del rapporto gerarchico-disciplinare”
Nasceva quindi all'interno delle Forze armate italiane la “rappresentanza militare”, un complesso sistema di organismi elettivi con un sistema elettorale di secondo grado che solo parzialmente garantisce una reale rappresentatività delle istanze e delle aspirazioni del personale militare. Principio fondante della rappresentanza militare è di essere un organismo dell'organizzazione militare, e in quanto tale inserito nel sistema gerarchico-disciplinare. Ne conseguono diverse contraddizioni rispetto alla sua natura di organismo rappresentativo.
Una volta approvata la legge dei “princìpi” dal Parlamento , fu eliminato il motivo di protestare in pubblico ( anche se i problemi si trasferirono all'interno delle strutture di rappresentanza). Il Movimento democratico dei sottufficiali si avviò, in quanto tale, al suo naturale scioglimento pur considerando ( a ragione anche di chi scrive) la legge dei princìpi come un compromesso e qualcosa di ibrido molto lontano dalle rivendicazioni di rappresentanza poste in essere (ed aggiungo da una funzionalità accettabile). E non c'era molto da fare. Non certamente continuare a protestare contro una legge approvata dal Parlamento. Ma non fu crisi. L'esperienza del movimento fu utile agli stessi protagonisti per trasferirla presto nell'ambito della problematica relativa alla smilitarizzazione del controllori del traffico aereo. Parte del movimento allora cambiò obiettivo. Siccome era composto per la maggior parte da controllori del traffico aereo che seguivano anche le attività poste in essere dall'ANACNA, il movimento divenne lo strumento per la smilitarizzazione del CTA in quanto le vie parlamentari dell'ANACNA venivano considerate non più sufficienti per raggiungere lo scopo. Come abbiamo detto precedentemente dopo li Convegno in Campidoglio si fece strada lo strumento delle dimissioni in massa dal servizio.
In un anno successero molte cose: raccolte di dimissioni in ogni aeroporto ed ACC, consegna delle stesse ad un notaio che avrebbe dovuto spedirle (come effettivamente fece) a seguito delle decisioni del “Comitato della civilizzazione del CTA” di rendere operative le dimissioni, pubblicizzazione delle rivendicazioni attraverso il supporto organizzativo del sindacato dei trasporti FILT CGIL, CISL Trasporti e UIL Trasporti.
Il resoconto cronologico degli avvenimenti, fino alle dimissioni, dell'intervento del Presidente della Repubblica Pertini ed oltre, è descritto nell'articolo “19 Ottobre 1979” pubblicato sul n.4 anno 2009 della Rivista Assistenza al Volo dell'ANACNA.

Il Comitato della civilizzazione del CTA era composto da un “Direttivo” ed un “Esecutivo”.
Il “Direttivo” era composto da rappresentanti Regionali. Si ricordano tra gli altri (la ricostruzione è stata fatta con Mattia Palermo):
– Piemonte: M.llo Mussini – Lombardia: Cap. Castellari e Cap. Patrizi – Triveneto: M.llo Melatti, M.llo Poggini, M.llo Marconi e M.llo Salvemini  – Liguria: M.llo Metrangolo – Emilia Romagna: M.llo Bigazzi
– Toscana: Cap. Cini – Lazio: Cap. Verdacchi, Cap. Gasperini, M.llo Moriggi, Ten. Palermo, M.llo Vendittelli e M.llo Rosati – Campania: M.llo A. Romano – Puglia: Cap. De Bellis – Sardegna: M.llo Bernardi – Sicilia: M.llo Ciccarese

L'esecutivo era composto da: – M.llo Claudio Melatti (Venezia CDA) – Cap. Raffaele Vedacchi (Ciampino CDA) – Ten. Mattia Palermo (RIV Roma) – Cap. Ermanno Gasperini (RIV Roma) – M.llo Agostino Romano (Napoli CDA) – Cap. Fabio Castellari (RIV Milano) – Mllo Massimo Venditelli (CDA Fiumicino)


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Gruppi di lavoro per al ristrutturazione dei Servizi di Assistenza al volo.
In seguito all'evolversi degli eventi relativi al disagio dei controllori del traffico aereo ed alla organizzazione delle previste dimissioni dal servizio di controllo del traffico aereo nei confronti del traffico aereo civile, il Governo, con decreto interministeriale del 5 luglio 1979, istituì una Commissione interministeriale, con un Comitato coordinatore e 4 Gruppi di lavoro, per lo studio della ristrutturazione dell'assistenza al volo con soluzioni alternative a quelle dell'epoca (servizio affidato allora interamente all'AMI).
I componenti erano Ufficiali dell'Aeronautica (SMA ed ITAV), funzionari della Direzione Generale della Aviazione Civile (DGAC) e controllori del traffico aereo che, in massima parte, provenivano dal “movimento delle dimissioni”. Io, insieme a Mario Tambelli e Fabio castellari,facevo parte del 2° Gruppo di lavoro (Telecomunicazioni Aeronautiche). Come andarono le cose?
Nei giorni precedenti il 19 ottobre i controllori dei quattro Gruppi di lavoro (incluso me) furono convocati allo SMA per una riunione informale con il Ministro della Difesa Ruffini.
Il Ministro non mi apparve particolarmente brillante. Alcuni miei colleghi (in particolare Raffaele Verdacchi ed Eugenio Poggini), indicarono in modo molto deciso (ed in verità anche colorito) la situazione in cui versava il servizio, le “rivendicazioni” che si sostanziavano in un no ad una azienda di stato ed alla richiesta della smilitarizzazione immediata facendo presente che le dimissioni sarebbero state una realtà e non un bluff (come qualcuno nel governo sosteneva).
Il Ministro della Funzione Pubblica Massimo Saverio Giannini, favorevole ad un decreto legge di smilitarizzazione immediata, il 17 Ottobre diserta una riunione con il sindacato e con i controllori che avevano considerato con interesse la sua proposta. Dal libro di A. Triola “Strade invisibili” ne riporto le motivazioni: “Diversamente il Ministro dei Trasporti Preti ed il suo sottosegretario Degan (sostenuti dal ministro della Difesa Ruffini e dal suo sottosegretario Del Rio), fautori della “linea dura“, ribadivano la necessità di realizzare l'operazione di smilitarizzazione gradualmente, nell'arco minimo di 24 mesi, costituendo inizialmente soltanto un Ente per la gestione civile dei servizi attraverso norme delegate; si trattava di una vera e propria sconfessione delle proposte del ministro Giannini…..Il ministro della Funzione Pubblica , a questo punto, effettuava una “ritirata strategica” non presentandosi il 17 ottobre ad una riunione (già convocata) con i controllori……… “
In data 18 Ottobre , secondo quanto racconta il Dott. Antonio Ghirelli, Capo Ufficio Stampa di Pertini, nel suo libro “Caro Presidente: due anni con Pertini” (Rizzoli,1981), il Presidente della Repubblica inviò una lettera a Cossiga sollecitando una pronta iniziativa che “valga a scongiurare questa iattura” (quella delle dimissioni). In data 18 ottobre Gianfranco Moriggi (che faceva parte del 4° Gruppo di lavoro interministeriale) viene invitato dal T. Col. Giuseppe Capizzano (facente parte dello stesso Gruppo) ad un incontro informale allo Stato Maggiore AMI. Gianfranco avvisa i componenti del Comitato della Civilizzazione prima di recarsi alla riunione. Allo SMA incontra due Generali. Era presente lo stesso Col. Capizzano. Giancarlo non ricorda con precisione ma crede che si trattasse del Sottocapo di Stato maggiore Gen. Ferri e del Gen Nardini (futuro Commissario di AAAVTAG per pochi mesi). Moriggi fece presente molto seriamente che la situazione era drammatica e che lo stesso SMA non si rendeva conto che l'indomani i controllori si sarebbero davvero dimessi in massa e che ci sarebbe stato il blocco totale dei voli. 
Non sappiamo se i Generali AMI abbiano creduto a Moriggi quella volta. Sappiamo però per certo dell'intervento alla stampa ed ai mezzi di comunicazione che il Ministro dei Trasporti Preti fece quel 18 Ottobre affermando che l'indomani si sarebbe volato perché erano giunte ai diversi comandi militari solo una trentina di dimissioni. Preti, sconfessato dagli eventi, successivamente si difese dicendo che aveva avuto l' informazione dal Ministero della Difesa
.   La sera del 18 Ottobre successe un'altra cosa che trascrivo dal libro di De Paolis “Obiettivo mancato” . A pag. 129 si legge la seguente precisazione del Gen. Bartolucci:”la sera del 18 Ottobre (1979) fu fatta una riunione alla quale partecipai anch' io (è Bartolucci che parla) presso il Capo di Gabinetto della presidenza della Repubblica. Scopo della riunione era quello di fare un punto della situazione sull'attività dei gruppi di lavoro per la civilizzazione del traffico aereo, ma soprattutto per valutare la situazione in relazione a voci od indizi relativi a presunti ammutinamenti. La riunione si concluse con fermi propositi di affrontare con decisione la situazione qualora fossero state attuate (dai controllori di volo) azioni di sospensione dal servizio (sciopero)”.
La mattina del 19 Ottobre in tutti gli enti ATC italiani i controllori in servizio a partire dal turno delle 08.00 attuano quello che avevano dichiarato. Comunicano ai rispettivi comandanti che non svolgeranno il servizio a favore del traffico civile, assicurandolo solo ai voli militari: inizia il caos nei cieli, non solo italiano ma in tutta l'Europa.       
CONTINUA ….. in prossimo articolo

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