Leva obbligatoria o percorso formativo militare, a quali costi e con quali benefici?

Mezza Naja

In tante occasioni la Lega ha proposto il reinserimento della Leva obbligatoria, una sorta di amarcord dei bei tempi perduti in cui i cittadini contribuivano ai propri obblighi nei confronti dello stato con il servizio militare. Una idea considerata da molti fuori dal tempo, il ritorno ad una logica che obbligava il cittadino a dei percorsi di vita delicati e intimi. Per non parlare dei costi e dell’esigenza di aver un esercito professionale bene addestrato e non occasionali cittadini  obbligati e spaesati in un contesto particolare. C’era stato un tentativo ad opera dell’allora Ministro della Difesa La Russa di istituire la “Mini Naja” utilizzata per il triennio 2010. 2011 e 2012 e poi sospesa nel 2014 con la legge n. 190 del 2014. Introdotta per la durata di tre settimane e con lo scopo di rafforzare tra i giovani la conoscenza e la condivisione dei valori che promanano dalle Forze armate e che sono alla base della presenza dei contingenti militari italiani nelle missioni internazionali

Il Disegno di Legge

Con l’AC 1012 praticamente si azzera l’orologio e si torna indietro nel tempo, con la differenza che si aderisce su base volontaria. Nella proposta legislativa volutamente si è tolta la parola “naja”, “Leva”, “servizio militare”, si è dato il nome di “Percorsi Fornmativi”. La legge è volta ad assicurare ai cittadini italiani, di età compresa tra diciotto e ventidue anni un percorso utilizzabile nella progressione degli studi universitari e in ambito professionale.  L’idea è quella di offrire alle giovani generazioni l’opportunità di conoscere direttamente, attraverso un periodo di permanenza di almeno sei mesi nelle Forze armate, i valori, la disciplina, la storia e la specificità dell’ordinamento militare, non solo ai fini di un arricchimento personale ma anche in vista del conseguimento di determinati benefici che la medesima proposta di legge collega allo svolgimento, con esito positivo, del percorso formativo svolto in ambito militare. Nello specifico i motivi della formazione sono:

  • a) comprensione del valore civico della difesa della patria sancito dall’articolo 52 della Costituzione quale sacro dovere di ogni cittadino;
  • b) cognizione degli alti valori connessi alla difesa delle istituzioni democratiche del Paese attraverso lo strumento militare in Italia e all’estero;
  • c) approfondimento dei princìpi fondamentali che regolano l’ordinamento militare e la specificità dello status militare in ragione dei peculiari compiti assegnati al relativo personale e degli obblighi imposti per il loro assolvimento;
  • f) partecipazione a viaggi di studio presso le maggiori istituzioni presenti in Europa, anche individuando forme di collaborazione transnazionale con organizzazioni di altri Paesi;
  • g) acquisizione di conoscenze in tema di cooperazione strutturata permanente nell’ambito della difesa europea (Pesco);
  • h) incontri con le diverse realtà economico-sociali del Paese utili ai fini della conoscenza delle diverse articolazioni del sistema produttivo nazionale e l’eccellenza del comparto industriale connesso ai settori della difesa e della sicurezza.

Sarà compito del Centro alti studi per la difesa (CASD), ovvero all’organismo di studio di più alto livello nel campo della formazione dirigenziale e degli studi di sicurezza e di difesa, svolgere un lavoro di ricerca finalizzato a individuare le migliori iniziative che potrebbero essere intraprese in ambito militare, tenuto conto degli obiettivi fissati dalla medesima proposta di legge. I criteri e le modalità per la selezione dei candidati saranno invece determinati con decreto del Ministro della difesa. Al termine dello svolgimento del percorso formativo l’amministrazione della difesa dovrà rilasciare un attestato volto a certificare l’esito positivo del percorso svolto. L’attestato potrà essere utilizzato all’atto della collocazione sul mercato del lavoro e consentirà, inoltre, l’acquisizione di crediti formativi universitari. In pratica l’unico utilizzo concreto è quello del  titolo valutabile ai fini della nomina ad ufficiale di complemento. Per quanto riguarda i costi della “mezza naja” non sono precisati semplicemente si rimanda al Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Quanto ci costa, vale la pena?

Dal disegno di legge non si evince in modo chiaro i costi di questa operazione, però a spanne possiamo dire qualcosa.  Sono tanti gli elementi in gioco, oltre alla durata semestrale bisogna capire quante saranno le unità ammesse al perrcorso formativo. Dove, come e quando studieranno e faranno cose. In Commissione Difesa sono iniziate le Audizioni di Generali e capi di stato maggiore sull’argomento, contenti e pronti per far tutto. Elogiando l’iniziativa e la fiducia riposta nelle Forze Armate. Peccato però, che in altre audizioni hanno lamentato le poche risorse per la difesa, la carenza di Volontari, Graduati e Sergenti, la mancanza di ammodernamento dei mezzi oramai vetusti e inoperosi. Sul nostro sito qualche giono fa abbiamo commentato una risposta ad una Interrogazione Parlamentare sul demansionamento dei Graduati con 15-20 anni di servizio. Non è meglio sanare prioritariamente queste sofferenze anzichè inventarsi nuove spese? Se la “mini naja” di appena tre settimane è costata quasi 8 milioni di euro l’anno, sei mesi di “mezza naja” con ambizioni ben più mirate quanto costerà? In mancanza di un Bilancio adeguato per la Difesa, vale la pena reinventarsi un passato, tornare alla Leva militare con l’idea di rinverdire il valore civico della difesa della patria,  gli alti valori connessi alla difesa ed i principi fondamentali che regolano l’ordinamento militare?

Relazione AC 1012

26 Febbraio 2019

La Redazione

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