Manifestazione a Roma vista da Deborah Bruschi

Mercoledì 28 ottobre piazza Navona era gremita di manifestanti delle forze dell'ordine. Come ha detto qualcuno, c'erano lì riuniti i “colpevoli” del 40% degli arresti effettuati in tutta Italia e se qualcuno avesse avuto voglia di vendetta, quel giorno avrebbe potuto facilmente colpire e affondare il comparto sicurezza italiano. 40 mila persone.
 C'erano tutte. Io le ho viste, sentite, seguite lungo il corteo che ha avuto toni accesi, arrabbiati, furibondi contro questo governo, contro Brunetta e i suoi delicati commenti alle forze dell'ordine, contro una dignità che questi lavoratori sentono di non avere più… Una rabbia dilagante che era tangibile, palpabile e ha tuonato dal palco quando è stato detto che 13 centesimi di aumento per la specialità del comparto è un'offesa senza pari, soprattutto da parte di chi contro il precedente governo aveva urlato vergogna per i “loro ragazzi che rischiavano la vita tutti i giorni”. 
Per la cronaca, volevo ricordare che la vita la rischiano ancora, tutti giorni, con quello e con questo governo e forse mercoledì scorso l'hanno rischiata una volta in più. Complimenti quindi a tutti, perchè ancora una volta si è dimostrato che le parole in Italia sono solo chiacchiere di routine, che le promesse sono prassi elettorale, che dei loro o nostri ragazzi frega ben poco a tutti. 

E invece loro, i ragazzi, continuano ancora ad indossarla quella divisa, a cercare di garantire con i pochi mezzi a disposizione e una grande sensibilità professionale la sicurezza di tutti e quindi anche di quegli stessi governanti che decidono in peius per loro e le loro famiglie e che comunque l'unica cosa che hanno pensato bene di fare lo stesso giorno della manifestazione è stato prolungare il mandato dei Cocer, così almeno qualcuno ci guadagna qualcosa. A tutti gli altri 40 euro medi (appena li trovano…)di aumento, una vita grama e l'appellativo di “panzoni”, e provate un po'a considerare da che pulpito viene la predica!

Ma tant'è, in Italia ognuno ha ciò che merita ed evidentemente noi ci meritiamo di portare in piazza perfino le forze dell'ordine, storicamente collocate dall'altra parte della barricate di quella stessa piazza. E se questo non la dicesse abbastanza lunga sul come siamo ridotti in questo paese, voglio ricordare che anche chi, come alcuni membri della Guardia di Finanza, dell'Aeronautica e della Marina, ha preso parte a quest'iniziativa lo ha fatto rischiando il proprio posto di lavoro perchè le forze militarizzate non hanno per legge nè libertà di espressione in merito nè facoltà di partecipazione a queste manifestazioni, alla faccia del paese democratico e sindacalizzato. 

In pratica, la situazione tragi- comica che si è creata mercoledì è che a controllare la stessa manifestazione c'erano i colleghi dei manifestanti, a fornire tutti i dettagli del corteo e dei partecipanti c'erano la Digos e il nucleo informativo dei Carabinieri tutti in borghese, ma riconoscibilissimi agli occhi dei colleghi in piazza che li salutavano sbracciandosi e a cui si univano subito,scambiando qualche parola di solidarietà e fumando una sigaretta.Insomma, c'erano proprio tutti, compreso il presidio fisso dei metalmeccanici Cgil che ha offerto panini e bibite.
Sì, perchè adesso siamo proprio tutti democraticamente nella stessa barca, o, se preferite la metafora, con le pezze sui gli abiti e le divise… nel punto dove meglio preferite. Deborah Bruschi, FP-CGIL di Ravenna Circolo PRC di Ravenna

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