Marina Militare: Amianto sulle navi militari gli ammiragli alla sbarra.

Padova, via al processo. Le vittime già risarcite.
Navi imbottite di amianto, navi killer che per mezzo secolo – dalla fine della seconda guerra mondiale al disarmo definitivo del 2005 – hanno avvelenato i polmoni di centinaia di marinai, condannati a una morte lenta ma puntuale. Militari della Marina in servizio nelle basi di Monfalcone, La Spezia e Taranto.
Almeno 500 se ne sono andati, negli ultimi dieci anni, falciati dal mesotelioma, il tumore provocato dalle fibre dell´asbesto. Per rendere giustizia a questa strage silenziosa nel tribunale di Padova si apre oggi il primo processo per le vittime dell´amianto in Marina. Gli imputati sono otto alti ufficiali – sei ammiragli, due generali (nell´udienza preliminare ne erano comparsi 14) – rinviati a giudizio con le accuse di omicidio colposo e inosservanza delle norme di sicurezza negli ambienti di lavoro (le navi militari).
Dovranno rispondere del decesso di un comandante, Giuseppe Calabrò, e di un maresciallo, Giovanni Baglivo, morti a Padova, dopo una lunga agonia, all´età di 61 e 50 anni.
Le loro famiglie sono già state risarcite dal ministero della difesa con 850 e 800 mila euro – un indennizzo arrivato ancor prima della sentenza dei giudici, primo e finora unico caso nella storia della marina. Ma quel che più importa è che quello celebrato a Padova diventerà una sorta di processo esemplare. Da una parte. E di maxi-processo, dall´altra. La procura padovana, su provvedimento della Cassazione, ha infatti avocato a sé tutti i casi di morti da amianto in Marina: una scia lunga dieci anni, che conta almeno 500 decessi e per la quale i pm Maurizio Block e Sergio Dini attribuiscono responsabilità precise a chi stava ai vertici della Marina militare negli anni in cui le navi – soprattutto cannoniere e dragamine di provenienza americana – solcavano i mari e intanto bombardavano la salute di chi era a bordo.
Macchinari, tubature, cabine: tutto, di quelle imbarcazioni, era rivestito con il minerale tossico. In forma pura o impastato con altro materiale (si stima che in Italia ci siano ancora 23 milioni di tonnellate di “composti” contenenti amianto, ufficialmente vietato dal ‘92). E dunque: tra ex capi di stato maggiore e direttori generali, gli otto alti ufficiali chiamati a rispondere oggi davanti ai giudici sono solo i primi di una lista che potrebbe allungarsi a 50 entro la fine dell´anno.
In pratica – come già accaduto a Torino per i morti dell´Eternit e a Trieste-Gorizia per quelli dei cantieri navali di Fincantieri – la magistratura chiederà conto ai vertici di un´”industria” – in questo caso la nostra Marina – per le croci della Spoon River dell´amianto. «Ora che la giustizia ha iniziato ad analizzare a fondo il dramma dei marinai esposti alle fibre – dice Alessio Anselmi, presidente del Cocer marina – potrebbero emergere anche responsabilità dei cantieri costruttori delle navi, cosa già avvenuta in altri paesi. Negli Usa i marinai ammalati di malattie correlate all´amianto, sono risarciti dai cantieri che hanno realizzato le unità navali».

di PAOLO BERIZZI (Repubblica)

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