Mario CIANCARELLA, Uno di NOI, ci scrive il suo pensiero a pochi giorni dalla sentenza TAR sulla gravissima vicenda della FIRMA FALSA del presidente Pertini che servì a cacciarlo dalle Forze Armate. Come Assodipro chiediamo che sia restituita a Mario la piena dignità militare e risarcito totalmente dal danno subito.

Presidenza Assodipro : Mario CIANCARELLA ( in foto ad un recente nostro convegno con pres. Assodipro) , uno di NOI, uno dei leader del Movimento Militari Democratici che lottarono e lottano oggi in e con Assodipro ( è anche nostro socio onorario ) , contribuendo a ottenere un  passo avanti sui diritti dei Militari alla fine degli anni 70,  ci scrive il suo pensiero e le sue riflessioni a pochi giorni dalla sentenza TAR che dovrà valutare la gravissima vicenda della FIRMA FALSA DEL PRESIDENTE REPUBBLICA PERTINI, posta sul decreto che lo cacciò dalle Forze Armate.  SIA RESTITUITA A MARIO CIANCARELLA LA SUA DIGNITA’ MILITARE E SIA RISARCITO IN PIENO DAI GRAVISSIMI DANNI SUBITI. Con lui sia ” risarcita ” e ” ristabilità ” la democrazia ferita dalla vicenda di Mario Ciancarella. 

“Congedandoci dopo il colloquio che volle avere con noi militari del Movimento Democratico Pertini ci ammoniva che avremmo avuto una vita professionale colma di guai, ma ci invitava a mantenere sempre fiducia nello Stato Democratico, nella sua Legge e nella Sua Giustizia” .

A DUE GIORNI DALLA SENTENZA DEL TAR

IL 14 Febbraio 2018 il TAR Toscana discutera’ la mia vicenda relativa alla falsificazione della firma del Presidente Pertini sul decreto di radiazione con cui si ottenne il mio allontanamento dalle F.A. per indegnita’ a rivestire il grado. La falsificazione e’ stata accertata dal Tribunale Civile di Firenze con sentenza ormai passata in giudicato, e questo avrebbe dovuto determinare la mia “restitutio in integrum” a livello amministrativo e patrimoniale.

Ma la Amministrazione della Difesa si e’ opposta e dopo le sue iniziali tattiche dilatorie varie ha dovuto confrontarsi con la nostra impugnativa davanti al TAR, opponendo la tesi che la firma del Presidente, per quanto risulti falsificata, e’ un puro pro-forma su un atto in cui e’ prevalente la volonta’ militare di liberarsi di Ciancarella. Uno scomodo soggetto che aveva da sempre infastidito i superiori con la sua pretesa che la Costituzione ricevesse pieno diritto di cittadinanza nelle Forze Armate ed esse non fossero piu’ quella “beata insula incontaminata dal contagio costituzionale”, come ha ricordato il Procuratore Generale Militare nella prolusione del 2000 per l’apertura dell’anno giudiziario.

Dunque il Tribunale e’ chiamato a valutare la mia richiesta di “restitutio in integrum” a fronte della posizione assunta dall’Avvocatura di Stato in nome e per conto del Ministero difesa, secondo la quale la falsificazione della firma del Presidente in calce ad un decreto presidenziale non abbia rilevanza rispetto alla volonta’ militare. Cosa che considero un vero e proprio golpe contro le prerogative del Presidente della Repubblica e che, se confermata, rappresenterebbe un precedente gravissimo per qualsiasi Militare e per qualsiasi Cittadino.

Poiche’ non avverto segnali positivi e siccome temo che non avro’ diritto di intervento in aula nel procedimento che si va ad esaurire il prossimo 14 Febbraio ho deciso di rendere noto il mio pensiero, quale che sia la soluzione adottata dai Magistrati e prima che essa sia emanata, riferendo a quanti volessero leggerlo, il mio stato d’animo in ordine alla mia condizione di fronte al giudizio amministrativo che si va a deliberare.

E’ anzitutto una sensazione di assoluta serenita’ e di totale gratitudine. Serenita’ perche’ ancor piu’ oggi, rispetto al 1983, posso sentire come persistente il convincimento che sia “impossibile pentirsi” come scrivevo nel commiato dalla Commissione di Disciplina che esamino’ il mio caso. Impossibile pentirsi per la coscienza di aver fatto il proprio dovere fino in fondo, quale ne fosse il costo. Cio’ per cui avevo giurato fedelta’ alla Costituzione anche a costo della vita.

Gratitudine immensa per quanti mi sono stati accanto: i miei familiari che sono ancora qui, nonostante tutto quanto han dovuto subire in forza delle mie scelte, gratitudine per gli/le amici/che della Associazione Antimafie e antifascista Rita Atria che non hanno mai deflesso dal loro incondizionato appoggio, gratitudine per i legali che mi hanno portato a questa tappa cruciale, l’Avv. Sergio Novani che per primo suggeri’ la acquisizione di una perizia calligrafica sullo sgorbio sostitutivo della firma del Presidente Pertini apposto sul Decreto di radiazione e l’Avv Mauro Casella che ha avuto il cuore e la costanza di seguire l’iter giudiziario per il riconoscimento del falso e la rivendicazione del diritto conseguente. Ma soprattutto gratitudine per il Padre Celeste che mi ha insegnato come sia migliore una scelta di “scendere e scendere” piuttosto che l’ambizione di “salire e salire” che spesso snatura ogni umanita’, e per i grandi educatori religiosi militari e civili che ho avuto il privilegio di incontrare nella mia vicenda umana. Essi furono il Vescovo Giuliano Agresti che mi accompagno’ con l’affetto di Padre ad essere sempre attento agli ultimi che portano il peso della storia, ai miei educatori militari il Gen. Rea ed il Gen. Cazzaniga, formatori in Accademia, che mi impressero nella mente e nelle vene la consapevolezza che il compito primario di un Ufficiale fosse quello di “mantenere pulita l’Arma”, perche’ non si inceppasse quando fossi chiamato ad utilizzarla per gli scopi legittimi per cui mi era stata affidata, e conseguentemente gratitudine per coloro che ancora oggi mi avversano perche’ nelle loro azioni si riflette quella manutenzione approssimativa dell’Arma contro la quale mi sono battuto fin dagli esordi del mio impegno militare da Ufficiale Democratico.  Ed infine gratitudine per i tanti partigiani che ho avuto l’onore e il privilegio di incontrare ricevendo la loro stima ed il loro affetto – tra essi Uliano Martini e Lionello Diomelli dell’ANPI di Pisa, il Comandante Boldrini – il mitico comandante Bulow della Brigata Garibaldi che Pertini ci aveva indicato, con metodi propri dei partigiani, come nostro referente per i rapporti con la Presidenza della Repubblica – ma soprattutto il Presidente Partigiano Sandro Pertini.

Congedandoci dopo il colloquio che volle avere con noi militari del Movimento Democratico Pertini ci ammoniva che avremmo avuto una vita professionale colma di guai, ma ci invitava a mantenere sempre fiducia nello Stato Democratico, nella sua Legge e nella Sua Giustizia. Perche’, disse, non v’e’ dubbio che in uno Stato che si fosse trasformato da Democratico in Autoritario il luogo proprio dei veri patriotii non potrebbe che essere il banco degli imputati e la loro sorte il carcere o l’esilio.

Fu una grande lezione di vita che avrebbe portato Sandro Marcucci, Lino Totaro e me a vivere con sufficiente serenita’ le vicissitudini cui ci costrinsero superiori pieni solo della propria presunzione e collusi con le peggiori versioni della corruzione e della collusione militare.

Non contenti di avermi gia’ scacciato attraverso una firma falsa proditoriamente vergata al posto del Presidente, ripetutamente gli ambienti militari hanno cercato di accusarmi di crimini in qualche misura militari. Sempre qualcosa o qualcuno ha operato per spegnere ogni riflettore sulle vicende di cui parlavo, senza timore, rispondendo anche di fronte a Procuratori Militari. Subito dopo l’espulsione nel 1984 fu un procuratore di La Spezia a chiamarmi sul nuovo posto di lavoro – un mercato di surgelati – per avere referenze sulla vicenda Monte Serra. ( continua a pag.2 )

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