Dovette pero’ convocarmi telefonicamente perche’ la prima convocazione scritta, per quanto trasmessa all’Ufficio postale di La Spezia non era mai stata inoltrata al mio indirizzo. In sede di audizione il Magistrato (di cui non ricordo il nome) alla presenza del cancelliere verbalizzante, Paternoster, mi raccontava di come fosse stato costretto ad accettare che l’interrogatorio al Capo Ufficio Comando della 46^ AB, il Col. Cioni, si svolgesse alla presenza di due uomini dei servizi che avevano di fatto pilotato e suggerito se non dettato ogni sua risposta. Si trattava della bruciante vicenda del Monte Serra che l’Ufficiale Inquirente nel mio procedimento di disciplina aveva accuratamente evitato di citare o indagare. Poi dopo quel breve flash della deposizione “silenzio di tomba”.
Si legge in altri atti di Procure Militari che le incriminazioni, suggerite contro di me a seguito dei miei esposti dalla stessa Commissione di Disciplina che mi aveva indagato disciplinarmente, sarebbero cadute per la estrema genericita’ delle denunce che avrebbero impedito di risalire a qualsiasi responsabile dei fatti esposti. Ma nessuno si azzardo’ a sentirmi nel merito. Troppo alto il rischio di verbalizzare nomi e circostanze su cui sarebbe stato poi impossibile non indagare. Troppo elevato il rischio che venissero finalmente alla luce gli esiti della inchiesta amministrativa disposta dal Capo di Stato Maggiore ed accuratamente sottratte ad ogni indagine disciplinare e penale sulle mie denunce e che avevano trovato documentabili riscontri ad ogni affermazione.
Anche recentemente quando si e’ riaccesa la attenzione alla mia vicenda a seguito dell’accertamento del falso del Presidente Pertini, ho ricevuto la visita di un Ufficiale dei Carabinieri inviato dalla Procura Militare di Roma e non ho esitato a rispondere ad ogni questione mi sia stata posta, alla presenza del mio legale Casella. Ma anche in questa circostanza si e’ tornati successivamente ad un silenzio assordante dei Magistrati.
Lo stesso Giudice Priore dopo avermi ascoltato in quattro successive audizioni alla fine mi ha collocato, per Ustica, tra gli inconsapevoli apportatori di elementi inquinanti. A lui ho indirizzato successivamente due lettere accusandolo di pavidita’ di fronte alla esigenza di arrivare ad indagare un livello politico che per sua stessa dichiarazione non aveva intenzione di perseguire, ed accusandolo apertamente di avermi classificato come “inconsapevole” per evitare di dovermi incriminare ma consentendo a se stesso ed allo Stato di non doversi confrontare in dibattimento con le prospettive di indagine che avevo suggerito nelle mie audizioni.
La vicenda del paracadutista Scieri, ucciso da commilitoni scellerati su evidenti disposizioni dall’alto, mi vide protagonista di una carcerazione per calunnia poi sfociata in cinque ripetuti proscioglimenti, ma senza mai vedere un Magistrato che intendesse dare corso ad indagini serie nei confronti dei vertici militari utilizzando appieno le informazioni specifiche che avevo suggerito.
Dunque fino ad oggi ho sempre incontrato uno Stato reticente e renitente di fronte al suo dovere di applicare la Giustizia nella ricerca della Verita’ per rendere onore alle vittime di ingiusti e scellerati atti di violenza, o per accertare le distorsioni e corruzioni che andavo denunciando. Fosse anche al solo fine di “risvegliare la coscienza dei responsabili” attraverso le indagini a loro carico che si fossero svolte, e certamente per richiamarli al rispetto delle disposizioni costituzionali e dai valori che non possono mai essere “affatto diversi da quelli pur nobili della Societa’ Civile” come ebbe ad affermare infelicemente il Ministro per la Difesa Corcione in una audizione in Commissione Difesa su l’emergenza di una vera e propria “militaropoli”.
Mi auguro di incontrare finalmente un Giudice a Berlino che abbia cuore e determinazione per ristabilire una idea di Giustizia che sia assimilabile a quella avuta dai Padri Costituenti per cui lo Stato si impegna a rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Mi auguro di vedere confermata da un TAR italiano la stessa linea dell’Alta Corte statunitense che nel 1873 (?) sanzionava severamente dei funzionari corrotti e motivava questa sua severita’ affermando: “Perche’ sia a tutti chiaro che nessuno in questo Paese puo’ sentirsi talmente in alto da poter essere o volersi mettere al di sopra della Legge”.
Ripeto: tra cio’ che mi attendo e la realta’ potrebbe esserci una forte divaricazione ma e’ cio’ che sono pronto ad affrontare con immutata serenita’ per via del monito di Pertini: “In uno Stato che si fosse mutato da democratico in autoritario il luogo proprio dei veri patrioti non potrebbe che essere il banco degli imputati e la loro sorte non potrebbe che essere il carcere o l’esilio”.
Ad oggi posso dire di averli subiti entrambi. Continuo ad augurarmi che possa essere finita questa parte di storia. Per tornare ad aprire uno squarcio sulle sorti delle vittime di ogni violenza e di ogni strage.
E’ tutto quello che vorrei dire davanti al TAR e che temo non mi sara’ comunque consentito dire.
Grazie a tutti coloro che hanno seguito la mia vicenda con affetto e simpatia.
Mario Ciancarella


