Militari e Polizia – SBLOCCO DELLE RETRIBUZIONI parole e ipotesi ma ancora i Soldi NON si trovano e non ci sono date ufficiali di incontri di Governo. ADDIRITTURA entra in scena Berlusconi. Il punto.

Assodipro Roma  SBLOCCO RETRIBUZIONI MILITARI E POLIZIA.  IL PUNTO AD OGGI .

…..” La notizia , tra il curioso ed il clamoroso è che il 17 settembre i Rappresentanti di Militari e Forze dell’Ordine, Militari, Poliziotti e Carabinieri  incontreranno Silvio Berlusconi, attualmente condannato definitivo e non più parlamentare a causa della condanna ricevuta. Berlusconi entra… “   
 
Sblocco delle Retribuzioni : Parla sempre molto Alfano : « Nel 2014 il comparto Sicurezza ha avuto più di 700 milioni e anche il 55% di possibilità di sostituire quelli che erano andati in pensione» ha ricordato ieri il ministro degli Interni Angelino Alfano che, di concerto con la collega della Difesa Roberta Pinotti, sta lavorando per cercare di risolvere il problema e disinnescare in questo modo il rischio degli scioperi evocati e stigmatizzati dal premier Matteo Renzi. «Quest' anno è segnato da un grande attivo dopo anni di passivo – ha spiegato Alfano – e noi non prevediamo di dare una botta alla sicurezza, anzi stiamo lavorando per trovare risorse che possono contribuire allo sblocco degli stipendi e quindi all'eliminazione del tetto salariale». 
DELL’ARGOMENTO SBLOCCO parla anche il CAPO DI STATO MAGGIORE DIFESA che ha incontrato i CoCeR ma i Rappresentanti dei MILITARI, INCREDIBILMENTE, non hanno detto NULLA , ufficialmente , riguardo all’incontro ! 
Il  CoCeR Finanza ha incontrato il sottosegretario all’Economia e Finanze Pier Paolo Baretta e, giustamente, fa un comunicato stampa  ( clicca per leggerlo )  con delle posizioni che vorrebbe illustrare e spiegare al premier Renzi .. quando li incontrerà.

LE RISORSE, sono il punto centrale della questione; se c’è la volontà politica di accontentare le legittime richieste di Militari e Polizia si possono trovare integralmente e per la cifra necessaria , ma non sembra che questo accada . Fonti del Viminale vicine al dossier ribadiscono che gli 800 milioni di euro necessari nel 2015 per allineare gli avanzamenti di grado con i trattamenti economici fermi ormai da 4 anni non ci sono. Si lavora per una soluzione graduale nella consapevolezza che, avverte il ministero degli Interni invitando alla collaborazione i sindacati delle forze dell' ordine, «tutto e subito o tutto o niente» non è una piattaforma accettabile per continuare il dialogo in termini proficui. Insomma, il governo riconosce che le istanze dei 305 mila uomini e donne in divise sono legittime. Ma Palazzo Chigi, come ha ribadito in più di una circostanza, non si farà mettere all'angolo. Sempre da fonti giornalistice, per quanto riguarda la Difesa , pare che per trovare metà delle risorse che servirebbero si siano  230 milioni ricavati da un “risparmio di gestione” sui capitoli della Difesa e 119 dal riordino delle carriere. Altri 50 milioni di euro sarebbero stati già “raggranellati” dal ministro dell'Interno. 
MENTRE SI ASCOLTANO PAROLE E SI LEGGONO ANTICIPAZIONI ,  il 23 Settembre  alcuni sindacati di polizia – primo fra tutti il Sap – hanno indetto «l’astensione dal lavoro per tre ore». Il giorno successivo il 24 Settembre scenderanno invece in piazza ( davanti Montecitorio ) alcuni «gruppi» che attraverso i social net-work hanno deciso di schierarsi dietro lo slogan «sblocchiamo i nostri stipendi». Alcuni rappresentanti dei Cocer e di Associazioni hanno deciso di schierarsi «a titolo personale. Una mobilitazione eclatante e senza precedenti. Daniele Tissone, segretario della Silp Cgil, è chiaro: «Attendiamo la convocazione del presidente del Consiglio, se questa non ci sarà vedremo le iniziative da mettere in campo. Ad oggi a noi interessa sottolineare il valore della nostra vertenza sindacale, rifiutando le strumentalizzazioni politiche che si vogliono fare sulla pelle dei poliziotti». Gianni Tonelli del Sap ha una linea più dura: «Siamo a Montecitorio da oltre un mese e centinaia di cittadini hanno già firmato la nostra petizione per ridurre il numero di forze dell’ordine e per riformare l’apparato della sicurezza italiano».   
La notizia , tra il curioso ed il clamoroso è che il 17 settembre i Rappresentanti di Militari e Forze dell’Ordine, Militari, Poliziotti e Carabinieri  incontreranno Silvio Berlusconi, attualmente condannato definitivo e non più parlamentare a causa della condanna ricevuta. Berlusconi entra in questo argomento molto caldo e attuale con una lettera trasmessa ai sindacati “per intervenire nei confronti del governo con una presa di posizione decisa”. Non è un omonimo… è proprio lo stesso Berlusconi che è stato all’origine del Blocco dei Contratti per tutti i Lavoratori pubblici. Non è un omonimo… è proprio lo stesso Berlusconi che ha tagliato pesantemente i Bilanci per la Difesa e Sicurezza negli ultimi anni dei suoi governi ! Non è un omonimo… è proprio lo stesso Berlusconi che ha sottratto dalle tasche dei dipendenti pubblici, dal 2010 ad oggi, 11 MILIARDI di Euro. Mentre dal 2010 ad oggi  l’inflazione ha fatto scendere di fatto gli stipendi almeno del 7/8% pari in media a 150 euro al mese. QUANTO e se è Opportuno questo Incontro forse ce lo spiegherà chi ha chiesto di incontrarlo o chi è stato chiamato ed accetta l'invito, nella speranza che tutti i Militari rappresentati siano almeno informati di quanto sarà detto.   
Si percepisce una corsa contro il tempo; tra Militari, Carabinieri e Poliziotti di ogni ordine e grado che incontrano (?) il condannato definitivo Berlusconi, tecnici che cercano risorse, e Manifestazioni già indette che probabilmente costringeranno il premier Renzi ad accellerare i tempi di un incontro con il Comparto Sicurezza che ha promesso di incontrare… innanzitutto per avere le scuse (!) di chi, LEGITTIMAMENTE ed in tutti i modi democratici, anche Manifestando e MANIFESTARE lo è ! sta chiedendo il dovuto, e si è “permesso” di contestare il premier provocando una reazione stittiza e populista dello stesso.  Emilio Ammiraglia, presidente di Assodipro due giorni fa “chi ha la  responsabilità di guidare il Paese incombe sempre il dovere dell’ascolto in difetto del quale ogni decisione sarebbe viziata dal pregiudizio e dalla parzialità; insomma i toni di sfida e di derisione che costituiscono  un inutile attrito nelle relazioni   sarebbe il caso di risparmiarseli; questo vale per tutti “ .

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