Missioni italiane fuori area, un lavoro sensibile e qualitativo spesso incompreso

La Difesa un ruolo misconosciuto e confuso

La Difesa del paese è cosa delicata, in un periodo storico di pace spesso stenta a spiegare la ragione di se stessa con l’opinione popolare. Il politico da sempre ha preferito porre attenzione alle questioni interne di criminalità e sicurezza poichè hanno da sempre un riverbero immediato sulla popolarità del Governo. Così facendo, in questi anni la Difesa ha sofferto di attenzione e di risorse, in qualche modo si è cercato di dare un senso alla propria esistenza con operazioni visibili a tutti come “strade sicure”, “strade pulite [VIDEO]” che non hanno alcun vantaggio se non quello di sottrarre i militari all’addestramento specifico delle proprie attività.

La Sicurezza interna una funzione più visibile

A riprova di questa visione che privilegia la sicurezza interna piuttosto che la difesa dei confini del paese è la stessa consistenza numerica dell’esercito di 90 mila unità, quasi 30 mila in meno dei carabinieri. Le tre FF.AA. sono numericamente inferiori rispetto al Comparto Sicurezza (CC, GdF, Poliziotti). La riduzione progressiva in favore dell’esercito di professionisti ha determinato meno unità ed un invecchiamento progressivo. La prova provata della inadeguata quotazione dei militari è il fatto che in molti preferiscono fare i carabinieri, i poliziotti o i finanzieri ma pochi il soldato. Ha perso attrazione, avventura, significato, simpatia. Addirittura, l’Esercito si è dovuto recentemente rassegnare ad abbassare gli standard fisici per i giovani che desiderano arruolarsi, contando su un potenziamento ginnico delle reclute dopo l’incorporamento, per far fronte all’impossibilità di coprire i vuoti nei propri organici.

Le Missioni internazionali delle FF.AA.

L’unico momento in cui le FF.AA. prendono quota è nelle missioni in ambito internazionale, un impegno e un confronto sul campo con i militari di altri paesi, la dimostrazione plastica di una preparazione ed efficienza di pari livello ai paesi più industrializzati e ricchi del mondo. Il punto di incrocio tra il meglio del meglio che ogni nazione possa mettere in campo. Ogni Missione Internazionale, operazione congiunta o di esercitazione NATO, ONU, UNFIL, UE, OSCE  è come se si trattasse di una campionato del mondo, una olimpiade di uomini e mezzi che agiscono insieme per un obiettivo comune. Sia il programma Cinque Stelle, sia le posizioni della Lega in Parlamento, sia il Contratto M5S-Lega, tanto più il discorso iniziale del Ministro delle Difesa  sembrerebbe aleggiare l’intenzione di una rivisitazione dei nostri impegni fuori area in termini riduttivi. L’Italia è ora presente soprattutto in Afghanistan, in Nord Iraq, in Somalia, in Libano, in Kosovo, in Lettonia e in Libia.

C’è l’impressione che dietro questa scelta di tagli c’è la sola idea di fare cassa, misconoscendo l’importanza di essere presenti nelle zone calde al pari degli altri paesi. Se pensiamo che non esserci possa fare la differenza a nostro favore in termini opportunistici, etici, geopolitici, strategici significa non comprendere le dinamiche globali, laddove esiste un vuoto viene sempre colmato da qualcuno. Immaginare che la nostra presenza, a costi incomprensibili, è un favore che facciamo a qualcuno è troppo semplicistica. Per continuare ad utilizzare la metafora sportiva, gli atleti olimpionici presenti nelle FF.AA. si allenano ore ed ore a spese dei contribuenti, delle medaglie portate a casa possiamo farne anche a meno. Non è in gioco la medaglia, piuttosto la capacità di confrontarsi, prendere la misura di se stessi di cosa siamo capaci di fare e di quanto ci manca per raggiungere gli altri. E utile per fissare degli standard di eccellenza.

Le Missioni sono solo la punta dell’icerberg

Mi preme fare questo ragionamento poichè i vari Sindacati delle forze di polizia già si sono portati avanti nelle richieste da fare al nuovo esecutivo, nuove assunzioni, nuovi mezzi, nuove iniziative antiterroristiche e immigrazione, contro la criminalità organizzata. La paura che il divario di attenzione a favore del Comparto Sicurezza c’è tutto. Se teniamo conto del dato europeo in merito alla spesa per la Difesa possiamo notare che la percentuale di Pil destinata alla Difesa è tra le più basse d’Europa, persino paesi come la Danimarca, Portogallo, Grecia, Svezia spendono più di noi. Per non parlare dei grandi come Francia, Germania, Inghilterra, il doppio di noi. Ma perchè spendono tanto e sono presenti fuori area e in ogni parte del mondo? Perchè hanno soldi da spendere? Per spirito militaristico egemonico? A fronte di una spesa per la Difesa alta quella per la Sicurezza interna è decisamente inferiore. Se si facesse un confronto tra la difesa della Sicurezza interna del nostro paese con quella dei cugini europei notiamo che il rapporto spesa/efficienza è al disotto. Nonostante abbiamo più forze di polizia in campo, vantiamo fenomeni criminali endemici che gli altri paesi citati non hanno. Come può essere, all’estero teniamo il confronto e sul territorio perdiamo punti? L’importanza di mantenere un rapporto di spesa/Pil Difesa a standard europei e mondiali è ben più profonda, attiene al significato e al peso geopolitico che un paese vuole darsi rispetto agli altri, l’Europa e il mondo. Non dimentichiamo che dietro la spesa della Difesa c’è l’industria, la ricerca, l’innovazione, stare fuori dal contesto internazionale significa perdere posizioni in questi settori. Quello che succede intorno a noi nel Mediterraneo, nel Nord Africa è più importante di “strade pulite”. Laddove noi rinunciamo a partecipare ad operazioni fuori area altri paesi prenderanno il nostro posto senza darci colpe o prendersela a male. Cina, Russia, America non aspettano altro che risolvere i problemi del mondo senza che altri mettano il becco.

Conclusioni

La mia non è un’idea di rilancio delle spese militari sullo sfondo di missioni fuori area, ma un invito a ripensare la ragion d’essere del Comparto Difesa che non può passare attraverso operazioni alla bisogna di “strade pulite”, “strade sicure” o “prati profumati”, queste attività sono l’antitesi dell’essenza militare. L’identità del Comparto va rivista in un’ottica globale, europea, in riferimenti d’eccellenza che portano sviluppo, progresso e sicurezza nazionale. Il “Libro Bianco” dell’ex Ministro Pinotti ha confuso l’Ente con l’Essente, ha cercato di dare le spiegazioni del fare piuttosto che le ragioni dell’essere, il dover essere anzichè l’essere. Ma questa è un’altra storia.

7.6.2018

Ferdinando Chinè

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