Piacenza: Chiusura 50°Stormo gran parte del personale subisce mortificazione morale, personale, economica. Siamo giunti all’epilogo di una storia partita bene e finita Male . La storia del 50°

Riceviamo, approfondiamo  e pubblichiamo disponibili a dare spazio a chiunque voglia integrare o replicare
Qualcuno oserebbe dire , “dove finisce la logica inizia il comparto Militare”. Siamo Giunti all’epilogo di una storia partita bene e finita Male . La storia del 50°Stormo , Storia di Militari , ma soprattutto storia di persone , di famiglie di un indotto non indifferente per il territorio. 
Fortemente voluta l’apertura nel lontano 1990 , dopo 26 anni  Qualcuno , incurante di conseguenza sul personale, sui lavoratori militari, ha deciso di sopprimente questo Reparto. Secondo alcuni la ragione è il risparmio , ma nello specifico sappiamo bene che la chiusura di un Ente del genere non rappresenta un risparmio alcuno , o è un risparmio discutibile,  considerando anche l’indotto economico che tale collettivo alimenta ogni giorno , nei comuni, province e regioni . 
Sulla carta,  alla politica dei tagli sembra comodo camuffare la chiusura con un risparmio opinabile per il Dicastero. 
Ma per chi è conoscitore della materia , si sa che chiudere un ente , movimentare personale e di conseguenza la famiglie , comporta spese, comporta un uso non ottimale di denaro pubblico , comporta la chiusura  dei rubinetti di un “ indotto economico molto esteso e radicato negli anni” per il territorio di ubicazione e per le attività ’ economiche . 
Non parliamo poi del settore abitazione , che nella fattispecie , potrebbe creare una alienazione incontrollata . 
Ma oltre al discorso materiale , non di meno esiste la mortificazione del personale . 
Il personale , integrato ormai da decenni in questo storico contesto , di punto in bianco è “Obbligato “ a sopperire alle esigenze ritenute prioritarie dal Dicastero , senza però avere riguardo delle persone che dietro le stellette hanno una realtà familiare , personale , gia disagiata per la particolarità dello status giuridico assimilato al militare . 
Il personale pertanto è obbligato a cambiare sede e questo ovviamente non include la minima e libera scelta della località dove vivere , perchè la scelta , nella molteplicità dei casi è obbligata , nonostante questo obbligo preveda dei costi e degli oneri a carico dello Stato . La logica di tutto ciò’ non è chiarissima , le conseguenze sembrano essere valutate con leggerezza , il tutto a discapito del personale , che oltre ad essere mortificato nella dignità forzosamente deve imporre un disagio alla propria famiglia , alle proprie abitudini , gravando in maniera mandataria , sugli equilibri gia precari . 
Questo prezzo può essere giustificato da motivazioni scevre ? Il personale deve cambiare vita in virtù di quale celestiale priorità? Se l’amministrazione ha deciso di chiudere e non il personale , perché non dare al personale la facoltà di potersi almeno scegliere una località desiderata ? Vista da fuori sembra che questo personale debba pagare colpe che non ha , debba essere trattato pariteticamente a chi deve espiare una colpa !!! 
Anche le modalità , anche secondo alcune notizie pervenute , commenti in mail list e sul web, appaiono abbastanza cervellotiche , accanite e senza una logica costruttiva tanto da non escludere legittimi e molto probabili ricorsi . 
Creare un “collettivo di vecchietti pendolari” , costretti a narcotizzare le proprie esigenze , il proprio equilibrio in onore del principio che –  si taglia e si accorpa senza nessun ruolo di tutela sindacale del personale, si taglia, si accorpa e si decide sulla vita di persone e famiglie senza il minimo dialogo e la minima concertazione di personale militare senza diritti. 
A rigore di logica e regolamento , il militare obbedisce ma Lo stato, la politica, non può chiudere gli occhi , Lo stato non può dimenticare che dietro ogni stelletta esiste una persona , delle famiglie , dei giovani.
E se il militare denuncia questo disagio ? Per qualcuno ha sbagliato mestiere ! 
Dietro ogni stelletta esiste già un disagio peculiare , notevole , acuto ,  per il quale decenni prima si sono abbandonati il luoghi di origine per forza di cose, come accade tutt'oggi . 
Tutto questo in virtu’ del voler vivere onorando il proprio lavoro , la propria professionalità .
Magari ci si è accorti  che chiudere non ha senso ma poiché si tratta di militari nessuno  tenta nemmeno di modificare questa scelta. Siamo all’epilogo , seppur le speranze di una riflessione su quanto si stava attuando sembra non aver avuto i risultati voluti  e soprattutto, la palpabile  mortificazione morale ed economica del personale , non riguarda solo il comparto militare ma riguarda persone che senza ombra di dubbio debbano essere considerati cittadini italiani con diritti e non figli di un Dio minore” .


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