PROCESSO RADON/MONTE VENDA. Avvocatura dello Stato : “Non si possono condannare i Generali, c’erano ragioni strategiche, è la politica che deve trovare risposte nell’ordinamento. Non c’erano elementi di allarme o rischio per il sito di Monte Venda”.

A cura di Assodipro Nazionale.

Esclusiva a cura di Avv. Patrizia Sadocco – Assodipro Padova ( in foto con presidente Assodipro

 Dopo le richieste dell’ accusa : condanna 2 anni per 2 Generali ( clicca qui per leggere) La parola all’avvocatura dello Stato a Difesa dei Generali.

Padova – PROCESSO RADON/MONTE VENDA

All’ultima udienza del processo c.d. Monte Venda, l’Avvocatura dello Stato ha premesso che è stato “dato il patrocinio ai Generali, imputati in questo procedimento, poiché si è ritenuto che i dipendenti abbiano operato nel pieno rispetto delle norme e che la loro condotta sia assolutamente esente da censura”, per cui la “Difesa del Responsabile Civile Ministero della Difesa è perfettamente allineata a quella del Difensore degli imputati perché non c’è nessuna differenza in questo procedimento, fra la posizione difensiva del responsabile civile e la posizione difensiva delle difese degli imputati”.

Su queste affermazioni, rilevo che è stato interesse della Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, presieduta dall’On. Scanu – che si sta occupando anche della vicenda “Monte Venda”- comprendere qual è la posizione del Ministero della Difesa nel presente processo nei confronti degli imputati, se di sostegno e appoggio o, viceversa, di critica e accertamento della verità.

Ancora, l’Avvocatura, nonostante i gravi riscontri all’ipotesi accusatoria emersi nel processo – e già riportati nei nostri precedenti articoli – afferma “… si ritiene che  non c’era nessun elemento di allarme che potesse spingere a individuare il sito del Monte Venda come un sito a rischio di esposizione a radon.

Questo tipo di operazione va ad allargare le maglie della tutela, della parte lesa al di là del significato nomologico prescrittivo, che presiede la responsabilità colposa, in linea con il principio generale della personalità della responsabilità penale, fondato sull’accertamento della colpevolezza e non sull’esigenza di generiche misure di solidarietà, quella è una sfera in ambito diverso. Io capisco il dramma umano, capisco il problema che si possa essere ritrovato il fatto di poter morire, è una situazione diversa ma è un ambito diverso, noi non possiamo confondere, allargare la sfera fino al punto di configurare una responsabilità penale di generali… per un periodo limitato, diciamo, Generale e Ammiraglio, adesso sono tutti e due quasi a 90 anni, andarli a condannare per una situazione del genere, mi sembra veramente una cosa assolutamente irragionevole, dico: secondo me sarebbe irragionevole pervenire a una statuizione di condanna in presenza di queste situazioni.

Allargare le maglie della tutela fino a quel punto e spingere il principio di precauzione in una soglia così elevata, da andare a dire che l’ambito della giurisdizione si spinge in una sfera che dovrebbe essere riservata alla valutazione di natura politica di una risposta che deve dare sì l’ordinamento.

L’ordinamento deve dare risposta a questi problemi, deve dare una risposta a queste emergenze, ma non è la sede della responsabilità penale individuale con i parametri, come dire, nomologico prescrittivi della colpa e con i principi costituzionali della personalità penale che presiedono al nostro sistema diciamo giuridico.

Ancora “Io dico che però l’ordinamento ha dato una risposta, perché ha riconosciuto un eco indennizzo alle parti lese, non è vero che… cioè non è vero, io come Responsabile Civile mi sento in dovere di dare una risposta diciamo a questa affermazione secondo la quale i militari, l’aeronautica si muove soltanto se messa alle strette, come dice la Parte Civile, in realtà non è che si muove se messa alle strette, la dinamica dei fatti ha portato a una certa situazione, a una non conoscenza di una possibile potenziale esposizione al radon di certi siti, comunque ci sono state ragioni strategiche, comunque è un servizio importante quel che fa l’aeronautica, la Difesa aerea della sicurezza del nostro Stato e la sicurezza di tutti i cittadini, quindi la scelta è stata per ragioni di carattere strategico, fatto negli anni 50 di quel sito, è stato fatto il possibile che è stato fatto per tutelare la salute, il dottor Ruzza ha detto che ogni anno venivano sottoposti a visita medica, quindi se ci fosse stato qualche cosa si sarebbe segnalato …. quello che si poteva fare, c’è stato il riconoscimento dell’equo indennizzo, mi pare che anche questa sia stata una cosa in cui l’Amministrazione della Difesa ha dimostrato un’attenzione a questo problema che non implica assolutamente nessun pregiudizio rispetto all’accertamento…”.

Ma, mi chiedo, cosa si intende che “la scelta è stata per ragioni di carattere strategico” ?

Quale scelta? Forse quella di non curarsi della SALUTE dei militari operanti presso la Base I Roc in nome di una tutela sovranazionale di Difesa aerea così come lo è stato per i militari reduci dei Balcani?

Mi sembra che tale argomentare sia perfettamente coerente con l’atteggiamento del Ministero della Difesa nei confronti dei poveri militari ammalati e morti nei Balcani o nelle altre missioni “di pace” all’estero o delle migliaia di marinai deceduti e malati per patologie asbesto correlate.

Ritengo, infine, offensivo il riferimento all’equo indennizzo perché qui sono morti mariti, padri, figli che hanno lasciato un vuoto inestimabile; le famiglie chiedono che vi sia una assunzione di responsabilità di chi non si è preoccupato di tutelare la salute dei loro cari,  degni “servitori dello Stato”, 

L’udienza è stata rinviata al 2 novembre per repliche e sentenza.

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