Ricorso sui Blocchi Stipendiali – Il 5 e 6 novembre la Corte Costituzionale renderà giustizia ai cittadini italiani o emanerà un’altra sentenza “AD PERSONAM” ?

A cura di Diego Spadafora
Il 5 e 6 novembre la Corte Costituzionale dovrà esprimersi su altri ricorsi pervenuti in merito all’illegittimità costituzionale di alcuni disposti normativi introdotti dal D.L. 78/2010, Legge 122/2010 sul blocco contrattuale e congelamento del tetto stipendiale del pubblico impiego.Tra questi disposti ovviamente nessuno mette in dubbio il blocco contrattuale che ricade in modo equo e proporzionale su tutto il pubblico impiego ma, si deve evidenziare ad esempio il comma 21 dell’art. 9 che trova applicazione al solo personale di cui all’art. 3 D.Lgs. 165/2001 (magistrati ordinari, amministrativi e contabili, gli avvocati e procuratori dello Stato, il personale militare e delle Forze di polizia di Stato, il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia).L’applicazione di queste ulteriori norme che hanno di fatto generato un maggiore aggravio di sacrifici economici solo ad una residua parte di personale pubblico hanno comportato l’avvio di numerosi ricorsi amministrativi presso i TAR ottenendo diverse sentenze favorevoli.La stessa Corte è già intervenuta in materia a seguito proprio delle sentenze dei TAR esprimendosi con la sentenza 223 del 2012 dichiarando in primis l’illeggitimità costituzionale nell’applicazione dell’art. 1 c. 2 sul prelievo forzoso del 5 e 10 % sul trattamento economico dei dirigenti, ma anche, e soprattutto, si è espressa favorevolmente all’esclusione dell’applicazione del comma 21 secondo e terzo periodo dell’art. 9, ossia i meccanismi di adeguamento retributivo per il personale non contrattualizzato (scatti) e i meccanismi di progressione stipendiale, per il solo personale della Magistratura.Risulta evidente che appare quanto mai singolare che proprio la Corte non si sia espressa in modo categorico e totale sull’illeggittimità sollevata su una legge a carattere nazionale, ma sia riuscita ad emanare una sentenza in modo così puntuale e parziale riuscendo a estrapolare il solo personale della magistratura dall’applicazione della stessa.Cosa ancor più singolare è che la stessa sentenza è stata richiamata espressamente nel D.P.R. 122 del 4 settembre 2013, con cui è stato emanato il regolamento per l’ulteriore applicazione delle norme di blocco dei contratti e del congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici anche per l’anno 2014, dove resta ferma l’inapplicabilità dei disposti sollevati al personale della sola magistratura.E’ sufficiente riprendere alcuni passaggi contenuti nella sentenza 223 per comprendere che la stessa non poteva che esprimersi in senso generale e non parziale come invece è avvenuto: ad esempio …. 
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Cameri 04 novembre 2013  Diego Spadafora
ad esempio “In particolare, per quanto riguarda le misure incidenti sugli automatismi stipendiali che caratterizzano la progressione economica, il giudice a quo rileva che il meccanismo di blocco prefigurato si porrebbe in contrasto con l’art. 104, primo comma, Cost., in quanto violerebbe il principio per cui il trattamento economico dei magistrati non sarebbe «nella libera disponibilità del potere, legislativo o maiori causa del potere esecutivo» trattandosi di un aspetto essenziale all’attuazione del precetto costituzionale dell’indipendenza. Un tale assunto sarebbe stato più volte ribadito dalla Corte costituzionale, secondo cui il cosiddetto adeguamento automatico rappresenterebbe un elemento intrinseco della struttura delle retribuzioni dei magistrati, diretto alla «attuazione del precetto costituzionale dell’indipendenza».Oppure:  “Con riguardo ai commi 21 e 22 dell’art. 9 il TAR ne deduce la violazione degli artt. 2, 3, 24, 36, 53, 97, 100, 101, 108, 111 e 113 Cost., con motivazioni in larga parte coincidenti con quelle sottese alle ordinanze di rimessione iscritte al reg. ord. nn. 219 e 248 del 2011, nn. 11, 53, 54 e 63 del 2012. In particolare, le ordinanze iscritte al reg. ord. nn. 219 e 248 del 2011, nn. 11, 46, 53, 54, 56, 63, 76, 81 e 94 del 2012, assumono che la disciplina in questione contrasterebbe con l’art. 104, primo comma, della Costituzione, in quanto, rappresentando il c.d. adeguamento automatico un elemento intrinseco della struttura delle retribuzioni dei magistrati, diretto alla «attuazione del precetto costituzionale dell’indipendenza», la misura adottata violerebbe il principio in virtù del quale il trattamento economico dei magistrati non sarebbe «nella libera disponibilità del potere legislativo» e dovrebbe non soltanto essere «adeguato» alla quantità e qualità del lavoro prestato (ex art. 36 della Costituzione), ma anche va «certo e costante, e in generale non soggetto a decurtazioni (tanto più se periodiche o ricorrenti)».Risulta evidente da questi passaggi che il congelamento dei meccanismi dell’adeguamento economico, incardinati nello sviluppo di carriera ed elemento intrinseco del trattamento economico non solo dei magistrati ma anche delle altre categorie di personale di cui all’art. 3 D.Lgs. 165/2001, oltre a rappresentare una palese violazione di numerosi articoli della Costituzione sono percepiti come una minaccia al precetto costituzionale dell’indipendenza.Indipendenza che non può essere solo attribuibile alla figura del magistrato nello svolgimento delle proprie funzioni ma necessariamente deve essere attribuita al carabiniere, al finanziere al poliziotto o al diplomatico.Il 5 e 6 novembre la sentenza che la Corte Costituzionale emanerà dovrebbe già essere scritta, è molto semplice si tratta dell’applicazione integrale della sentenza 223 del 2012, ossia la cessazione degli effetti del comma 21 dell’art. 9 D.L. 78/2010. Non ci sono alternative.Qualora la Corte dovesse esprimersi con una sentenza nuovamente in modo parziale, specifico, fazioso e ingiusto sarebbe la conferma che nel nostro paese la caratteristica che il mondo ci invidia, ossia che per il profondo rispetto per il diritto civile è stata sviluppata una particolare maestria nell’approvare leggi e norme destinate anche ad una sola persona, dopo i successi dell’organo politico in tale impervia pratica anche un altro organo dell’ordinamento della repubblica italiana, baluardo della tutela della stessa carta costituente, avrebbe dato prova di tale perizia. 
Cameri 04 novembre 2013   Diego Spadafora

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