Riforma della Pubblica amministrazione, avanti tutta. Il successo elettorale ottenuto dal Partito democratico e, in particolare, dal premier Matteo Renzi, consente di far avanzare ad ali spiegate il rinnovamento negli uffici del settore pubblico, annunciato nelle settimane precedenti dal ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia. Il premier, ha scritto in un tweet, sul tema del nuovo disegno di legge che dovrebbe rifondare la PA in Italia: “Sono arrivate 34.674 mail di proposte. Ci siamo”, riferendosi al numero di suggerimenti ricevuti dall’apertura delle consultazioni. Vedremo cosa partorirà il Consiglio dei ministri il prossimo 13 giugno.
Nel frattempo, però, si delineano quelli che potranno essere i punti chiave della riforma del governo Renzi, annunciata proprio dallo stesso premier nel momento del suo insediamento a palazzo Chigi lo scorso mese di febbraio come uno dei punti cardine della sua azione a palazzo Chigi. Nello specifico, si continua a tenere fede alle direttive di Carlo Cottarelli e della sua spending review 2014, che prende in esame, in primo luogo, proprio la situazione dei conti pubblici relativa al costo della PA. Per cominciare, sembra confermatissima la mobilità tra giovani e anziani alle dipendenze dello Stato: come ha ribadito più volte lo stesso ministro Madia, infatti, la priorità del governo è quella di svecchiare l’organico degli enti pubblici, oltre al loro generale dimagrimento in ottica di contenimento della spesa. A tal proposito, infatti, la giovane ministra ha più volte ribadito che non ci saranno esuberi nel senso stretto, anche se in realtà verranno calcolate eventuali eccedenze di personale. A sostenere economicamente la staffetta tra generazioni di lavoratori nei ranghi della pubblica amministrazione, dovrebbe essere un ventaglio di misure adottate in via straordinaria, come una riforma dell’esonero da lavoro, oppure dello scioglimento anticipato del rapporto, così come dal risparmio derivante dai contratti a tempo parziale. Largo, nel decollo della riforma, anche alla valutazione degli uffici, in virtù di obiettivi e finalità dichiarate nelle indicazioni di provenienza ministeriale, e una dieta che andrà a colpire, principalmente, gli enti “intermedi” a tutti i livelli, dal centrale all’iperlocale. Nei confronti dei dirigenti, dovrebbe essere adottata linea dura: stop alle carriere automatiche all’interno dello stesso ente, mobilità più semplice e valutazione dello svolgimento del ruolo anche in base alla grandezza dell’istituzione e del contesto socio-economico.
Ma la vera rivoluzione, dovrebbe avvenire solo a partire dai prossimi anni: prima del 2015, infatti, non verranno rinegoziati i contratti del pubblico impiego e, insieme, inizierà l’abbandono totale delle comunicazioni cartacee. ( liberamente tratto da leggioggi.it )
Nel frattempo, però, si delineano quelli che potranno essere i punti chiave della riforma del governo Renzi, annunciata proprio dallo stesso premier nel momento del suo insediamento a palazzo Chigi lo scorso mese di febbraio come uno dei punti cardine della sua azione a palazzo Chigi. Nello specifico, si continua a tenere fede alle direttive di Carlo Cottarelli e della sua spending review 2014, che prende in esame, in primo luogo, proprio la situazione dei conti pubblici relativa al costo della PA. Per cominciare, sembra confermatissima la mobilità tra giovani e anziani alle dipendenze dello Stato: come ha ribadito più volte lo stesso ministro Madia, infatti, la priorità del governo è quella di svecchiare l’organico degli enti pubblici, oltre al loro generale dimagrimento in ottica di contenimento della spesa. A tal proposito, infatti, la giovane ministra ha più volte ribadito che non ci saranno esuberi nel senso stretto, anche se in realtà verranno calcolate eventuali eccedenze di personale. A sostenere economicamente la staffetta tra generazioni di lavoratori nei ranghi della pubblica amministrazione, dovrebbe essere un ventaglio di misure adottate in via straordinaria, come una riforma dell’esonero da lavoro, oppure dello scioglimento anticipato del rapporto, così come dal risparmio derivante dai contratti a tempo parziale. Largo, nel decollo della riforma, anche alla valutazione degli uffici, in virtù di obiettivi e finalità dichiarate nelle indicazioni di provenienza ministeriale, e una dieta che andrà a colpire, principalmente, gli enti “intermedi” a tutti i livelli, dal centrale all’iperlocale. Nei confronti dei dirigenti, dovrebbe essere adottata linea dura: stop alle carriere automatiche all’interno dello stesso ente, mobilità più semplice e valutazione dello svolgimento del ruolo anche in base alla grandezza dell’istituzione e del contesto socio-economico.
Ma la vera rivoluzione, dovrebbe avvenire solo a partire dai prossimi anni: prima del 2015, infatti, non verranno rinegoziati i contratti del pubblico impiego e, insieme, inizierà l’abbandono totale delle comunicazioni cartacee. ( liberamente tratto da leggioggi.it )

