Siap Palermo (sindacato polizia): “noi servi di nessuno se non della giustizia”

Il vento invernale soffia freddo e porta con sé “rumores et cogitationes”. Quanti sacrifici, quante frustrazioni, quante sere, notti, giorni, pomeriggi passati a lavoro. Compleanni, attimi persi con i propri familiari che nessuno mai potrà restituire.
Quante ore sono state lavorate e che non saranno mai pagate, quante ore! E’ l’amore per la verità, la voglia di mettere a tacere il grido del sangue dei colleghi, troppi, morti per mano mafiose, la voglia di riscatto di un’intera isola, di un intero Paese, la voglia di leggere negli occhi della gente la liberazione dall’oppressione. Potremmo continuare, ma la retorica in questi giorni ci è nemica e non saremo di certo noi a sciorinarla ulteriormente. La sostanza invece no. Questa merita di esser mostrata e condivisa. Erano ancora ridondanti i ceppi ai polsi di Bernardo Provenzano che su tutte le testate giornalistiche uscivano le legittime e doverose rimostranze del SIAP circa gli arretrati dei colleghi.
Sconvolgente ed irriguardoso di tutto e tutti, eravamo costretti alla pubblica denuncia ogni qualvolta si accendevano le luci della ribalta su uomini e donne della Polizia di Stato, al mero fine di rende giustizia a chi lavora a rischio della propria vita. Ultime, ma non da ultime, le uscite su tutta la stampa nazionale a seguito dell’arresto del latitante Raccuglia. Chiara la posizione del SIAP, evidenti ed inoppugnabili i fatti, incontrovertibili gli eventi, tanto che ancora oggi ci chiediamo stupiti: come può un Governo arrogarsi i meriti di una serie di operazioni di altissima P.G. se a tutta la Polizia di Stato sono state pesantemente ridotte le risorse? Cosa si intende per “impegno del Governo” quando la sicurezza diviene una spesa da tagliare e con investimenti sempre più scarsi o quasi inesistenti? Quando non vengono rinnovati contratti scaduti da anni? Quando si discute di abolire strumenti, quali le intercettazioni, fondamentali per l’attività investigativa? Quando di fronte ad un malessere tra tutto il personale sempre più crescente si minimizza tendendo addirittura nascondere anche manifestazioni a cui partecipano decine di migliaia di colleghi? Continuiamo ad ostinarci, come il Candido di Voltaire, a non comprendere. Una cosa però ci consolava il sorriso e gli applausi sinceri della gente accorsa ad acclamare l’ennesimo passo verso la liberazione di una terra. Un piccolo passo capace di rendere però onore, alle bombe di Capaci, di via D’Amelio (che ci hanno consegnato la memoria indelebile dei corpi di servitori dello Stato fisicamente devastati e lo strazio dei familiari) alle lapidi delle Questure di tutta Italia. Quei ragazzi, con la loro presenza ripagavano per un solo istante tutte le fatiche e le sofferenze stringendosi attorno a chi, sinceramente il loro abbraccio ha accettato ed accetta. “S’ode a destra uno squillo di tromba a sinistra risponde uno squillo: d’ambo i lati calpesto rimbomba da cavalli e da fanti il terren” disse Manzoni. E mai più a buon diritto fu appropriata la citazione.
Purtroppo anche stavolta il “calpesto terren” siamo noi! Allo squillo arrogante di chi tentava invano di attribuirsi immeritate lodi, ha fatto da controaltare quello forse ancor peggiore di chi, per colpirlo, ha sminuito offeso e denigrato i colleghi e quello splendido spicchio di società civile accorsa a festeggiare l’ennesima speranza di un mondo migliore concretizzatasi in un arresto illustre.A coloro che insinuano che l’arresto di NICCHI e FIDANZATI sia una montatura rispondiamo che non sanno come funziona la Polizia Giudiziaria: chi, infatti, ha esperienza Investigativa, sa benissimo che il poliziotto (sia esso bravo, intelligente, scrupoloso, ma anche il meno bravo, il meno intelligente, il meno scrupoloso) non segue né la politica né i dietrologi di turno e quando ha “cognizione di un latitante” non chiede “pareri” o “consigli” non fa “valutazioni circa l’opportunità”, si butta a pesce e lo assicura alle patrie galere!
Per sgombrare ogni ulteriore dubbio, possiamo dire senza tema di smentita che nessun superiore gerarchico, si sognerebbe di bloccare l’arresto, perché in quel momento scatta una molla dal Questore al Piantone, che ci fa sentire un tutt’uno, protesi nel risultato finale e una eventuale “mela bacata” farebbe la fine del latitante! Qualcuno ci ha definiti 500 in relazione ad una ipotetica Ferrari, qualcun altro panzoni ed inefficienti.
Oggi il Governo ci acclama trionfatori e forse salvatori della Patria. Chi (da opposizione) fino a ieri ci difendeva, attaccando il Governo, oggi ci attacca per il medesimo scopo. La politica è certamente abile manovratrice di verità, capace di rinnegare sé stessa se necessario. Ma a noi adesso non interessa. Noi vogliamo solo che le beghe politiche vengano risolte altrove. Che si usino sedi istituzionali, sottoscala, casolari, segreterie di partito, grotte o caverne a noi interessa poco.
Non consentiremo a nessuno che il “calpesto terren” sia la pelle e la dignità dei colleghi! NOI NON SIAMO SERVI DI NESSUNO SE NON DELLA GIUSTIZIA, DELLA LEGALITA’ E DELLA VOGLIA DI RESTITUIRE AI NOSTRI FIGLI UN MONDO MIGLIORE.
Quante volte ancora dovremo guardare in alto prima di vedere il cielo.. la risposta sta soffiando nel vento… Palermo 11 dicembre 2009 LA SEGRETERIA PROVINCIALE

Related Posts

About The Author

Militariassodipro.org
Vuoi le nostre news nella tua casella di posta?

Iscriviti alla nostra mailing list per ottenere informazioni interessanti e aggiornamenti.

Grazie per la sottoscrizione.

Qualcosa è andato storto.