UNIFICAZIONE FORZE DI POLIZIA – Ritorno al passato e perdita di DIRITTI ?

L’ Amico Michelle Rinelli , una delle “ migliori  penne “ del Comparto Sicurezza e Difesa, autorizza ASSODIPRO alla pubblicazione di questo interessantissimo articolo riguardante il tema dell ‘ unificazione delle Forze di Polizia.  
Il pezzo è stato pubblicato sulla pagina FB – Movimento Poliziotti –  Il titolo del pezzo è : 
UNIFICAZIONE E MODERNITA', UNITI SI VINCE E SI RISPARMIA MA SE IL PREZZO FOSSERO I DIRITTI DEI POLIZIOTTI ? 
Dal dopo guerra a oggi la mentalità che ha pervaso i popoli europei, e certo anche quella degli italiani, è stata rivolta a un avanzamento sociale, economico e culturale che non prescinde mai, nella migliore delle ipotesi, da adeguate disponibilità finanziarie diffuse.
Questo moto di avanzamento ha coinvolto tutte le istituzioni dello stato, nel 1981 ad esempio le Guardie di Pubblica Sicurezza vengono smilitarizzate e diventano Polizia di Stato. In un’ottica di avanzamento politico e socio culturale quella rivoluzione assunse il carattere della modernità pura che purtroppo, a distanza di quasi 40 anni, non solo non ha mantenuto le sue premesse ma oggi necessiterebbe di importanti correttivi.
Da sempre si parla, sin dal lontano 2 aprile 1981, il giorno dopo la citata riforma, di accorpamenti, unificazioni, necessità di integrazione di tutte le forze di polizia e oggi ai tempi della “spending review” il tema viene riproposto con ancor più forza cercando anche le motivazioni politiche ed economiche per avviarci verso uno scenario dove tutte le forze di polizia indossino la medesima uniforme.
Alla data di oggi, di questa auspicata ma mai davvero voluta unificazione, nessuno conosce nulla, sappiamo con certezza che da tempo è al vaglio una seria riforma della legge 121/81 su cui si basa la struttura della nostra sicurezza pubblica ma di fatto non si sanno i contorni con cui si vorrà portare progresso e novità al settore.
Siamo sicuri però che si voglia portare progresso al settore ?
A ben vedere i tagli operati progressivamente negli ultimi 20 anni non sembrano richiamare a volontà di progressione, anzi, a dirla tutta il sistema sembra voler arretrare non solo in termini di efficacia del servizio ma anche in termini di presidio sul territorio dove molti sono i lembi che hanno perso importanti presidi in nome di quel taglio alla spesa pubblica per cui tutto si giustifica.
Ci sono certamente dei modelli a cui lo Stato certamente si sta ispirando, l’arretramento infatti libera spazi non solo alla criminalità ma anche a quella sicurezza privata che per prima ha invaso aeroporti, stazioni, metropolitane e molti di quei servizi al cittadino che per la loro natura necessitano di personale deputato alla vigilanza, un arretramento questo che ha creato un business assolutamente normale, ad esempio, negli Stati Uniti.
Queste risorse che latitano, anche in termini di mancate assunzioni, generano una negazione di diritti del personale che a seguito della sindacalizzazione della polizia sembravano essere inalienabili quali ad esempio il diritto al riposo settimanale o al pagamento del compenso delle ore di straordinario che sempre più spesso vengono “spintaneamente” convertite, a richiesta del personale, in giorni di riposo andando così ad incidere sensibilmente sulla operatività del corpo; più assenti del resto significa minore capacità di intervento.
Operatività di cui in parte non soffre, per esempio, l’Arma dei Carabinieri, corpo ancora militare per cui certi diritti sono relativi e dove il giorno di riposo settimanale è un diritto fino a prova contraria perché non esistono strutture forti, come i sindacati, a tutela di certi e episodici soprusi che sempre più spesso, anche on line, vengono denunciati dagli appartenenti alla benemerita.
Una struttura quella dell’Arma definita su più fronti borbonica, legata a stereotipi che si ritengono superati, dove ancora il militare non viene considerato un lavoratore ma semplicemente un uomo con le stellette, pieno di doveri e pochissimi diritti.
E’ chiaro che nella negazione di tutti quei principali diritti in capo anche all’ultimo degli operai è più facile ritrovare migliore efficienza perché senza diritto il personale può essere spremuto in ogni senso.
Questo arretramento si nota anche nei corpi di polizia a ordinamento civile che piano piano stanno cedendo pezzi della propria modernità ma…se fosse davvero questo l’obbiettivo prossimo venturo ?
In fondo in un paese che è già arretrato sul piano economico di oltre 30 anni perché dargli una polizia moderna ? Del resto la Polizia non è forse lo specchio della società ? Che dietro questa futura riforma, unificazione, “modernizzazione” della pubblica sicurezza non ci sia invece la volontà di ritornare al passato ?
Per la sola Polizia di Stato ad esempio sappiamo con certezza che i quadri intermedi hanno una carenza di oltre 40% sulla pianta organica, cosa che non accade nell’Arma dei Carabinieri che sono in deficit di personale, nel ruolo intermedio degli ispettori, ma non in una maniera così marcata. In un’ ottica di futura riforma e/o unificazione quanto sarebbe più facile far arretrare la futura polizia se affidassimo la gestione del personale a quei quadri intermedi la cui cultura di marcate derivazione militare è più facilmente incline a non riconoscere i diritti perché non li hanno mai avuti ?
Quanto questo nuovo modello di Polizia piacerà a chi ha dato la vita ai diritti sindacali degli agenti di Polizia ?
Ma davvero rischiamo un ritorno al passato così duro e così forte ? 
Ci piacerebbe avere risposte…anche se pericolose! 

Per Movimento Poliziotti e  ASSODIPRO  www.militariassodipro.org  – Michele Rinelli  

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