SINDACATO NELLE FF.AA. RISPONDE DI PAOLA

venerdì 14 dicembre 2012
L'interrogazione  (4-08433) PERDUCA, PORETTI e la risposta del ministro della difesa. 
Al Ministro della difesa. – Premesso che: il 26 settembre 2012 si è svolto presso il Comando interregionale di Carabinieri di Pastrengo il Consiglio intermedio della Rappresentanza mi-litare (CoIR) un incontro tra i delegati dei CoBaR confluenti un incontro fra le delegazioni degli organismi della rappresentanza militare dell'Arma dei carabinieri (CoCeR Carabinieri, CoIR “Pastrengo”, CoBaR Lombardia, Co-BaR Piemonte VA, CoBar Liguria); al termine della riunione la quasi totalità dei convenuti ha approvato un documento in cui si legge «Premesso che ciò che è mancato in questi anni al personale militare non è stata tanto la possibilità di iscriversi cia-scuno ad un proprio sindacato, quanto la possibilità di distinguere, sul piano delle responsabilità, quali scelte dovessero essere proprie della organizza-zione gerarchica e quali invece proprie dell'organismo elettivo. Tali limiti non sempre hanno consentito alla rappresentanza militare di essere 
conside-rata, dal personale, come effettivo strumento di tutela ed hanno portato alla costituzione di associazioni che rivendicano la necessità di dare vita a strut-ture ad essa alternative, più tipicamente sindacali e maggiormente rappre-sentative degli interessi del personale; considerato che sembra banale affer-mare che qualsiasi Organismo di Rappresentanza non può che auspicare l'approvazione di una legge di riforma della Rappresentanza militare che sia, in senso generale, quella che può dare le migliori garanzie di autonoma, possibilità rappresentativa e di tutela dei diritti del personale rappresentato; atteso che nel confermare le valutazioni già espresse dal CoIR Pastrengo del precedente mandato i sottoscritti delegati ritengono doveroso ribadire la ne-cessità di una radicale riforma della Rappresentanza Militare in termini e-stensivi delle attuali competenze, funzioni e ruolo; visto che l'attuale norma-tiva di riferimento, ancorché da definire, risulta ancora priva del necessario pluralismo, troppo limitata nella possibilità di negoziazione interna ed ester-na e che non viene incontro alla esigenza di maggiore tutela legale del sin-golo e della collettività militare; letto l'art. 1479 (già art. 20 della legge 382/78), che vieta comportamenti assunti ex ante, a scopo intimidatorio, “di-retti a condizionare o limitare l'esercizio del mandato” e, di fatto, non repri-me atti e comportamenti punitivi esercitati ex post, ossia quale ritorsione della gerarchia nei confronti dei delegati. In altri termini, manca un mezzo di difesa giudiziale dell'organismo in quanto portatore di interessi collettivi, in analogia a quanto previsto dall'art. 28 dello Statuto dei lavoratori. Chie-dono al Co.Ce.R. carabinieri ed al Co.I.R. Pastrengo di deliberare condivi-dendo le valutazioni espresse ed attivandosi in tutte le Sedi Istituzionali rite-nute opportune facendosi interpreti dell'esigenza di: c) rimuovere gli ostaco-li all'effettivo esercizio della libertà di associazione e di espressione posti ai componenti delle Forze Armate; d) ottenere la calendarizzazione dell'argomento ed una rapida approvazione della legge di riforma della Rappresen-tanza Militare tale da garantire uno strumento di tutela effettiva, di tipo sin-dacale, a garanzia non solo dei militari ma anche, e soprattutto, dei superiori interessi dell'Istituzione e della democrazia»;sulla questione dei diritti sindacali sono numerosi gli atti di sinda-cato ispettivo che ancora attendono le dovute risposte e, mentre i silenzi del Ministro in indirizzo si fanno sempre più evidenti, le richieste di estendere il diritti sindacali anche al personale militare, e in particolare al personale dell'Arma dei carabinieri, si fanno sempre più frequenti negli atti degli stessi organismi rappresentativi che, riconoscendo i propri limiti, riservano parti-colare attenzione all'argomento e costanza nella sua promozione; l'estensione dei diritti sindacali anche per il personale militare è divenuta nel tempo una necessità improcrastinabile per far fronte all'acclarata inutilità degli organismi della rappresentanza militare a livello centrale e volta a dare al medesimo personale quelle irrinunciabili garanzie sociali e civili capaci di coinvolgerlo quale soggetto attivo della vita e dello sviluppo del Paese;lasciare i militari in balia degli interessi personali di un manipolo di satrapi che, in quanto membri del Consiglio centrale della rappresentanza militare, mirano a giudizio degli interroganti costantemente a soddisfare l'in-teresse personale e non quello dei propri rappresentati, equivale a negare i diritti che la Costituzione riconosce indistintamente a tutti i cittadini, militari compresi; le organizzazioni sindacali finanziano le proprie attività e quelle dei delegati con i proventi del tesseramento degli iscritti mentre le rappre-sentanze militari gravano interamente sul bilancio della Difesa e quindi di-rettamente sui contribuenti,si chiede di sapere:quali immediate azioni intenda intraprendere affinché i diritti sin-dacali siano riconosciuti anche al personale militare e in caso ostativo quali siano le ragioni; se ritenga corretto che i cittadini italiani siano gravati delle ingenti spese necessarie al funzionamento degli organismi della rappresentanza mi-litare e se non ritenga invece opportuno ripartirle fra tutti i militari ovvero chiedere ai medesimi una contribuzione volontaria per il mantenimento dei propri rappresentanti e delle loro attività. (4-08433) 

RISPOSTA. – Si tiene a precisare che il Dicastero ha fornito ri-scontro a numerosi atti di sindacato ispettivo, presentati nei due rami del Parlamento, relativi alla questione dell'estensione dei diritti sindacali al per-sonale militare. Tanto precisato, con riferimento al primo quesito evidenziato nell'atto e relativo alle “ingenti spese necessarie al funzionamento degli organismi della rappresentanza militare”, si rende noto che, da tempo, il Dicastero è impegnato nella ricerca di soluzioni che possano garantire, da un lato, la sostenibilità delle spese di missione dei delegati del Consiglio centrale di rappresentanza e, dall'altro, il pieno funzionamento dell'istituto. Va fatto, altresì, presente come la Difesa, in un clima generale di contenimento della spesa pubblica, non possa prescindere dal mantenere un atteggiamento prudente improntato a ricondurre, entro limiti sostenibili, an-che le spese relative al funzionamento della rappresentanza militare. Con riferimento, invece, al secondo quesito relativo alla possibilità “di estendere i diritti sindacali anche al personale militare”, come già accennato in premessa, il Dicastero si è già espresso in riscontro a numerosi atti di sindacato ispettivo, sottolineando come le restrizioni per il personale militare fossero previste dall'articolo 1475 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, oltre ad essere costituzionalmente legittime.Infatti, la Corte costituzionale, con sentenza n. 449 del 1999, ha sancito la legittimità di tali restrizioni, sostenendo con peculiari osservazioni che “Se è fuori discussione, infatti, il riconoscimento ai singoli militari dei diritti fondamentali, che loro competono al pari degli altri cittadini della Re-pubblica, è pur vero che in questa materia si deve considerare soltanto il rapporto di impiego del militare con la sua amministrazione e, quindi, l'in-sieme dei diritti e dei doveri che lo contraddistinguono, e delle garanzie (an-che di ordine giurisdizionale) apprestate dall'ordinamento. Qui rileva nel suo carattere assorbente il servizio, reso in un ambito speciale, come quello mili-tare (articolo 52, primo e secondo comma, della Costituzione)” Quindi, il giudice costituzionale ha ritenuto che l'assoluta specialità della funzione svolta dalle Forze armate, la tipicità di tale organizzazione, la coesione interna, la massima operatività e neutralità della stessa, potessero garantire il rispetto delle prescrizioni contenute nell'articolo 52 della Co-stituzione in tema di dovere del cittadino di difesa della Patria. Pertanto in considerazione di quanto sopra esposto, non si ritiene possibile porre in atto le immediate azioni richieste dagli interroganti. 
Il Ministro della difesa DI PAOLA (26 novembre 2012)
 

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