Spazzini, spalatori e ora vigili urbani: il paradosso dei militari italiani

Negli ultimi anni i soldati hanno fatto di tutto: spento incendi come i pompieri, raccolto e sgomberato i rifiuti a Napoli come fossero spazzini, sorvegliato discariche come guardie giurate, spalato neve a Milano come operai comunali e pattugliato le strade di molte città per garantire la sicurezza come se fossero agenti di polizia.
A fronte dei continui tagli dei fondi destinati alle Forze Armate, che compromettono l’addestramento e il mantenimento di mezzi e basi, ai soldati vengono chiesti sempre nuovi impegni spesso francamente ridicoli e che talvolta costituiscono un insulto alla loro professionalità.
I militari vengono considerati alla stregua di mano d’opera a basso costo ma ad alto profilo d’immagine per le amministrazioni pubbliche che schierando l’esercito mostrano ai cittadini la volontà di risolvere le “emergenze”. Aria fritta e demagogia spicciola poiché è evidente che per sconfiggere la criminalità sarebbe più utile tenere in galera i criminali arrestati, con meno indulti e sconti di pena, che schierare i militari nelle città più calde (operazione Strade Sicure), a meno che non si intenda proclamare la legge marziale come a Los Angeles durante i disordini del 1992.
In Italia ci sono più agenti e corpi di polizia di tutti gli altri Paesi europei e dobbiamo mettere i militari a pattugliare le strade? Non ci sono abbastanza operatori ecologici per raccogliere i rifiuti? L’impiego dei soldati rappresenta in realtà una vera e propria moda.
Basti pensare che un reggimento d’élite come il 9° alpini dell’Aquila è stato mobilitato nell’ambito dell’operazione Gran Sasso dopo il terremoto d’Abruzzo per presidiare le aree pericolanti o distrutte della città contro gli “sciacalli”. Veterani dell’operazione Enduring Freedom in Afghanistan a sorvegliare macerie. Reparti del Genio impiegati per raccogliere montagne di rifiuti (operazione Strade Pulite).
 Lo avevano fatto a Nassiryah, città irachena allo sbando dopo la guerra contro Saddam Hussein e lo hanno dovuto fare anche a Napoli, che dispone di qualche migliaio di spazzini regolarmente assunti. L’ultima frontiera di questa moda, alla quale ministri e sindaci non sanno resistere e che sembra inspiegabilmente piacere anche ai vertici militari, è stata raggiunta in queste ore con l’ipotesi di impiegare le truppe per gestire l’ultima tremenda emergenza che sconvolge Roma: il traffico.
 C’è chi lamenta l’assenza della polizia municipale sulle strade e il Codacons ha chiesto alla Procura l’impiego dell’esercito per risolvere il problema. Forse i militari potranno costituire convogli, ovviamente scortati, per far muovere in maniera più ordinata le auto che intasano le vie della capitale? Oppure potranno sparare a vista a chi sorpassa sulla doppia linea o passa col rosso? Forse potranno far esplodere con gli esplosivi o schiacciare con i carri armati le auto parcheggiate in doppia fila che intasano strade e marciapiedi? Nulla di tutto questo.
 I soldati si limiteranno a stare sulle strade con palette e fischietto indossando la mimetica, facendo ancora una volta il lavoro di altri. Soldati tuttofare ai quali l’Italia chiede ormai di tutto. Non mi stupirei se di fronte a uno sciopero selvaggio del personale degli asili venissero mobilitati battaglioni di fanti e carristi per cambiare i pannolini ai bambini varando l’operazione “culetti puliti”. C’è solo una cosa che i militari italiani non possono fare: la guerra.
 Tutte le missioni all’estero sono ovviamente “di pace”, infatti nell’oceano Indiano i militari non possono sparare ai pirati, in Afghanistan non possomo dare la caccia ai talebani e i nostri aerei da guerra non sono autorizzati a sganciare bombe.
Fonte: blog.panorama.it

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