TAGLI AL PERSONALE MILITARE ; PRECISAZIONI DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA IN MERITO AI DECRETI LEGISLATIVI N. 7 E 8 IN DATA 28 GENNAIO 2014 ATTUATIVI DELLA LEGGE-DELEGA N. 244/2012

PRECISAZIONI DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA IN MERITO AI DECRETI LEGISLATIVI N. 7 E 8 IN DATA 28 GENNAIO 2014 ATTUATIVI DELLA LEGGE-DELEGA N. 244/2012
“Il 26 febbraio 2014 sono entrati in vigore i provvedimenti attuativi della legge-delega n. 244/2012 sulla “Revisione dello strumento militare”. Tali provvedimenti cominceranno a produrre effetti a partire dal 1° gennaio 2016, mentre fino a tutto il 2015 trovano applicazione le norme della cosiddetta spending review (per il personale civile la spending “esaurisce” gli effetti nel 2016).
Per il personale militare, nel concreto, è prevista una progressiva riduzione da 190 mila a 170 mila unità entro il 31 dicembre 2015 (termine della spending review) per arrivare nel 2024 a 150 mila unità.
L’obiettivo intermedio del 2015 sarà conseguito esclusivamente attraverso i normali collocamenti in pensione per limiti di età ed operando una riduzione dei reclutamenti.
Per il passaggio da 170 mila a 150 mila unità, (“revisione dello strumento militare”) da attuare nel periodo 2016 – 2024 si terrà conto delle fisiologiche cessazioni dal servizio per limite di età, bilanciando in chiave riduttiva la programmazione dei reclutamenti e adottando, in caso di eccedenze rispetto ai numeri programmati, una serie di misure su base volontaria e solo in via sussidiaria obbligatorie.
Per le misure a carattere volontario mi riferisco:
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Per le misure a carattere volontario mi riferisco:
– alla riserva dei posti nei concorsi nelle altre Pubbliche Amministrazioni comprese le Aziende speciali, nei Corpi di Polizia locale nonché nei ruoli civili della Difesa;
– al transito nelle altre Amministrazioni ed Enti locali, garantendo comunque il mantenimento del trattamento economico maturato all’atto del “passaggio”, attraverso la corresponsione di un assegno ‘ad personam’;
– alla possibilità di accedere all’istituto dell’aspettativa per riduzione dei quadri (ARQ) anche per il personale non dirigente, fermo restando il possesso dei requisiti per l’accesso a pensione.
Per favorire tali misure saranno attivati dalla Difesa specifici corsi di riqualificazione, per far sì che il transito in altri ruoli o Amministrazioni sia accompagnato dalla valorizzazione delle professionalità, capacità e competenze.
Se tali accorgimenti risulteranno non sufficienti al conseguimento degli obiettivi organici fissati è stata prevista, quale ultima (e ritengo improbabile) possibilità, l’applicazione d’autorità dell’aspettativa per riduzione dei quadri anche al personale non dirigente.
Tale misura troverà applicazione esclusivamente nei confronti del personale a due anni dal limite di età che abbia maturato i prescritti requisiti contributivi per accedere alla pensione.
È evidente che il raggiungimento, nei tempi previsti, dei livelli di forza stabiliti comporta un innalzamento dell’età media del personale militare in servizio, aspetto da considerare con grande attenzione in quanto direttamente incidente sull’operatività dello Strumento Militare. È questo il motivo per cui non è possibile ridurre oltre certi livelli il reclutamento né pervenire ai livelli indicati in tempi eccessivamente lunghi.
Un ulteriore elemento del processo di “riforma dello strumento militare” riguarderà la riduzione della dirigenza militare del 30% per i Generali/Ammiragli e del 20% dei Colonnelli/Capitani di Vascello entro il 2024.
Per il conseguimento dell’obiettivo 150 mila unità al 2024, sotto l’aspetto qualitativo sono state previste misure per agevolare il passaggio fra ruoli, valorizzando le professionalità già presenti nel Dicastero e prevedendo anche incrementi degli attuali limiti di età per i concorsi interni.
È stata inoltre introdotta, per i VFP1 meritevoli, la possibilità di contrarre un ulteriore periodo di rafferma annuale, oltre a quella già prevista. Tale provvedimento mira a fidelizzare i giovani che hanno deciso di prestare servizio temporaneo nelle Forze Armate e contemporaneamente a fornire loro un livello di più alta qualificazione.
Per favorire un migliore ricollocamento nel mondo del lavoro o per il reimpiego nell’A.D. o in altre Amministrazioni sia del personale militare che di quello civile, la Difesa si doterà di un Polo di formazione unico a valenza interforze che avrà origine dalla riorganizzazione delle strutture formative-professionali già esistenti nel Dicastero e arricchite dal contributo di strutture già accreditate quali il Centro di Formazione della Difesa (CEFODIFE).
E infine, per evitare di disperdere le professionalità e le competenze acquisite dai nostri giovani durante il periodo di servizio, sono state previste disposizioni per il riconoscimento da parte del “mondo del lavoro” dei corsi di formazione e perfezionamento seguiti durante il periodo di servizio militare, delle patenti militari (carta di qualificazione del conducente) e del servizio svolto (quale requisito per l’ottenimento della qualifica di guardia particolare giurata o ai fini dell’iscrizione nel registro degli addetti di controllo di spettacolo).
Altro elemento strategico per il benessere del personale è l’attenzione riservata alle famiglie. Sono state introdotte una serie di norme destinate a migliorare la condizione familiare del personale che attengono al ricongiungimento familiare, all’assegnazione temporanea per assistere figli minori fino a tre anni di età, al divieto di contemporaneo impiego nei teatri operativi per i coniugi entrambi militari con figli minori e alla maggiore tutela per l’assistenza di familiari beneficiari della L.104/92.
Per le famiglie dei militari impiegati fuori sede per lunghi periodi, è prevista la possibilità di accedere agli organismi di protezione sociale e alle strutture sanitarie militari, nonché di utilizzare, in caso di particolari necessità, infrastrutture, servizi e mezzi militari.
È anche allo studio un progetto “pilota”, inizialmente attivato per l’area “romana”, volto a consentire l’acquisto di unità abitative a prezzo agevolato.
Analoghe misure riduttive interessano la componente civile del Dicastero la cui dotazione organica per effetto della spending review è stata rideterminata in 27.926 unità dalle iniziali 30.525, generando un soprannumero, rispetto alle attuali consistenze pari a circa 28.800, che dovrà essere riassorbito entro il 2016 attraverso i pensionamenti (secondo i requisiti “pre-Fornero”), prioritariamente su base volontaria.
La Legge-delega di revisione dello Strumento Militare ha ulteriormente ridotto la dotazione organica del personale civile della Difesa a 20.000 unità nel 2024 da raggiungere attraverso i pensionamenti (secondo le ordinarie norme pensionistiche vigenti) e il contenimento del turn over.
I decreti legislativi discendenti introducono inoltre istituti intesi a realizzare un ottimale utilizzo delle risorse umane, quali: la riconversione professionale, la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (su base volontaria), la mobilità interna su base volontaria ed a seguito di riorganizzazione ordinativa.
Il mancato riassorbimento dell’eventuale esubero di personale, che sarà considerato per aree funzionali, darà luogo all’avvio delle procedure di collocamento in disponibilità nei confronti di dipendenti che si trovino a meno di cinque anni dal conseguimento del previsto requisito pensionistico.
Per rispondere alle nuove esigenze verranno predisposti piani di formazione “ad hoc”, da attuare sempre nell’ambito del Polo di Formazione Unico.
Tutte queste misure saranno attentamente monitorate e valutate in quanto suscettibili di miglioramento e pertanto, nel confermare la disponibilità del mio Stato Maggiore, così come di quelli delle singole Forze Armate, a recepire proposte di possibili correttivi ai decreti legislativi in parola, sono certo che le Rappresentanze militari e le Organizzazioni sindacali sapranno contribuire con un apporto di idee, concreto e proattivo.
Rimane ancora aperta la problematica del blocco retributivo disposto dal 2011, che si sta protraendo anche per il 2014. Nella piena consapevolezza delle difficoltà che il personale sta incontrando, oltre alla richiesta di superare il blocco, sono state portate all’attenzione dell’Autorità Politica misure focalizzate a sostenere i redditi medio-bassi, attraverso la reintroduzione della defiscalizzazione dei trattamenti accessori per redditi imponibili inferiori ai 35 mila euro annui lordi, lo “sblocco”, già a partire dal 2014, degli istituti di omogeneizzazione stipendiale, dell’assegno funzionale e delle promozioni, la concessione di prestiti pluriennali da parte delle Casse Militari nonché iniziative finalizzate ad avviare l’istituto della previdenza complementare.
La Difesa ha studiato, definito e portato avanti con coraggio e determinazione una riduzione delle proprie dotazioni organiche che non trova pari in nessun’altra Amministrazione. La riduzione di 50.000 unità cumulative in 10 anni è un obiettivo ambizioso e coraggioso.
Si tratta di un provvedimento reso urgente ed indispensabile per assicurare alla Nazione – a sostanziale invarianza delle risorse finanziarie destinate alla Funzione Difesa, ovvero di quanto gli Italiani sono disposti ad investire nella loro sicurezza – uno Strumento Militare credibile, moderno e coerente con le Alleanze di cui l’Italia fa parte nonché per migliorare la qualità dell’ambiente di lavoro e del supporto logistico al proprio personale militare e civile.
Si tratta quindi di un processo in itinere e iterativo che dovrà essere attentamente regimato e valutato nel suo sviluppo, cercando di minimizzare i disagi per il personale – militare e civile – la risorsa più delicata e preziosa di cui dispongono le Forze Armate e la cui coesione e motivazione sono l’elemento fondamentale della nostra operatività e credibilità”

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