UN GIORNO IN QUESTURA.

L’ho trascorsa così, insieme ai poliziotti di Roma che hanno voluto partecipare all’incontro organizzato dalle ragazze del Silp sui problemi lavorativi delle donne in divisa e su quello delle loro pari opportunità, alla luce delle nuove leggi di arruolamento femminile.Mi avevano invitata perché portassi la voce delle Forze Armate e la cosa mi faceva un po’ sorridere pensando al fatto che qualsiasi poliziotto ha la possibilità di rivolgersi ad un sindacato, di esporre le proprie idee, lagnanze e critiche pubblicamente mentre nel mondo militarizzato per legge non è permesso. E quindi le pari opportunità dei militari, uomini e donne, sono ancora ferme ai blocchi di partenza: riuscire ad ottenere le stesse “pari opportunità” di qualsiasi altro lavoratore.
Eppure…
Eppure la Questura di Ravenna da dieci anni ha un asilo nido, i poliziotti frequentano corsi di formazione o aggiornamento in collaborazione con i docenti dell’Università di Bologna, la provincia ha regalato libri (senza alcun obbligo di restituzione o ricollocazione) in fruizione del personale e degli utenti della sala di attesa, il Comune ha donato terreni per la costruzione di abitazioni per il personale dei comparti sicurezza e difesa, le ferrovie regionali sono gratuite per i lavoratori in divisa.
A Roma no.
E mi raccontano loro, le ragazze ma anche i loro colleghi uomini, che lo spazio per un asilo non manca, tanto più che quello spazio sta proprio per essere ristrutturato. E allora quale migliore occasione per una ristrutturazione comprensiva di asilo? Da ogni parte sono piovute sperticate lodi all’idea, al principio, ma la cosa purtroppo non si fa. Mi raccontano di altre caserme di Roma in cui gli asili strutturalmente esistono già ma ancora non vengono utilizzati dai bambini. E poi mi portano da un piano all’altro della Questura attraverso strettoie, cunicoli e non mi sarei meravigliata di infilare anche un passaggio segreto, per farmi vedere le condizioni di lavoro, le postazioni, i materiali, gli strumenti, raccontandomi cosa tocca inventarsi pur di riuscire a lavorare con dotazioni almeno funzionanti.
Il Ministero ad ogni proposta, ad ogni richiesta, risponde che non ci sono fondi. Ma tante cose si possono fare senza oneri pubblici, tutti i progetti realizzati per la Questura di Ravenna sono stati possibili a costo zero o con sovvenzioni private. Ma a Roma no, non si riesce ad andare oltre alle lodi alle buone intenzioni che subito sorgono i ma, i però o cala pesante il silenzio che al massimo può rieccheggiare nel classico scarico di responsabilità e competenze che da sempre porta all’impotenza coscientemente imposta dai burocrati, politicamente corretti ma fondamentalmente ipocriti.
E così:
io ritengo- tu stabilisci- egli applica- noi sanciamo- voi deliberate- essi aspettano.
In modo tale che:
ritenuta-stabilita-applicata-sancita-deliberata, la mia, la tua, la sua, la nostra, la vostra competenza sulla loro speranza di ottenere qualcosa
essi potranno continuare ad aspettare.

Deborah Bruschi
Segretario Nazionale Ficiesse

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