Università telematiche – Il Ministero dell’istruzione BOCCIA molte università telematiche: rischiano il ritiro dell'accredito. PEGASO ha 385 convenzioni fino a Ucraina e ALBANIA.

*Due università telematiche accreditate (su sei controllate) rischiano di perdere la certificazione statale. Altre tre devono investire e allargare corsi e qualità della didattica per mantenerlo.Una sola è «in linea con gli standard europei». Le cinque “telematiche” rimaste fuori attendono valutazione. Il ministro dell’Istruzione (e dell’Università) Maria Chiara Carrozza ha preso in mano il dossier preparato dall’Anvur — l’Agenzia di valutazione del sistema universitario — e ha chiesto al suo staff di controllare i giudizi espressi. In alcuni casi sono pesanti, in altri sottolineano conflitti di interessi e in generale rivelano che tutti gli Atenei telematici italiani devono introdurre «modifiche o integrazioni». La napoletana Pegaso, che ha stipulato addirittura 385 convenzioni (con l’Università del Molise, ma anche con atenei lituani, ucraini, albanesi, con Asl e ordini professionali), paga una crescita troppo rapida del numero di iscritti: «Il fenomeno non è accompagnato da un adeguato livello di qualità dell’erogazione della didattica e da criteri di selezione rigorosi per gli esami e la tesi finale». Ancora, la Pegaso rischia di produrre titoli legali «il cui contenuto non è comparabile con quello delle altre istituzioni universitarie». Un creditificio….

…. utile solo a far crescere le carriere lavorative di chi, già con un mestiere, si iscrive all’università telematica. Tre videolezioni valgono un credito formativo: «Un format altamente riduttivo», dice l’Anvur. La quantità non va d’accordo con la qualità, si legge. «Nel  2011 hanno conseguito il titolo di laurea ben 1928 studenti: non vi è alcuna proporzione ragionevole rispetto alla dimensione del corpo docente». L’attività di ricerca «appare concentrata su un numero limitatissimo di docenti». Il ragionamento della scuola non statale — la struttura di costo resta  prevalentemente fissa e i margini di profitto crescono con l’aumento della base di utenti — «appare in netto contrasto con i principi dell’educazione superiore». Il corso di laurea in Giurisprudenza, per esemplificare, si qualifica come un corso di tipo “remedial” per studenti lavoratori espulsi dal sistema universitario, cui si offre un percorso che presenta innegabili facilitazioni nell’acquisizione dei 50 crediti e nell’impegno richiesto per superare gli esami». Punto e a capo.

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